Un uomo soccorre una bimba dopo il bombardamento a Maarrat al–Numan (Gettyimages)
in foto: Un uomo soccorre una bimba dopo il bombardamento a Maarrat al–Numan (Gettyimages)

In Siria da otto anni ogni giorno un padre è costretto a dire addio ai loro figli”, scrive Ismail Alabdullah, un attivista di Aleppo. L’ultimo bimbo è stato ucciso ieri a Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, martoriata dall'aviazione siriana e russa. Il piccolo si chiamava Abdul Hamid al-Jawhar e la sua morte è andata ad aggiungersi a quella di altri 61 bambini che hanno perso la vita in seguito all'escalation di violenze in corso nella Siria nord-occidentale.

Queste famiglie hanno visto morire i propri figli, senza avere neppure il tempo di poter dare loro una sepoltura dignitosa a causa dei continui attacchi che le hanno forzate a fuggire. “Un papà ci ha raccontato di essersi sentito ‘fortunato’ perché è riuscito a trovare due tombe aperte per seppellire le sue figlie, prima che fosse costretto a fuggire con il resto della famiglia”, dichiara Sonia Khush, direttrice di Save the Children per la Siria. “Ciò che stanno subendo è sconvolgente. Non soltanto hanno dovuto affrontare la devastante perdita di un figlio – continua Khursh – ma non hanno nemmeno il tempo per organizzare un funerale adeguato perché devono pensare a fuggire e a mettere in salvo gli altri figli”.

Bombardamenti indiscriminati su aree civili che non hanno risparmiato scuole, ospedale o luoghi molto affollati. “Dei 61 bambini uccisi negli ultimi due mesi a Idlib – ha documentato Save the Children – 11 si trovavano a scuola, 25 erano in casa, 10 al mercato, 2 in un campo profughi. Un bambino ha perso la vita quando un bombardamento ha colpito l’ospedale in cui era ricoverato, mentre un altro è morto in seguito al contatto con un’arma inesplosa nascosta”.

I bimbi traumatizzati sognano cadaveri

Una ragazzina fugge dopo il bombardamento di Kfrar Ruma il 30 maggio scorso (Gettyimages)
in foto: Una ragazzina fugge dopo il bombardamento di Kfrar Ruma il 30 maggio scorso (Gettyimages)

Per i piccoli sopravvissuti a oltre otto anni di guerra, i danni psicologici sono tremendi. “I bambini – è la denuncia di International Rescue Committee (Irc) – mostrano segni di grave angoscia dopo essere stati sfollati in media cinque volte dall'inizio del conflitto. I genitori hanno riportato una serie di allarmanti cambiamenti di comportamento nei loro figli da quando sono stati costretti a fuggire di nuovo, compresi incubi e un aumento dell’aggressività. "Mio figlio ha tre anni e mezzo – ha raccontato una donna a Irc – e dopo i bombardamenti ha cominciato ad avere degli incubi: mi ha detto che vedeva in sogno dei cadaveri”. Gli operatori umanitari di Idlib riferiscono che “la situazione attuale non è umanamente sopportabile”.

Bombe a grappolo, incendiarie e “barili bomba” su Idlib

Bombardamento avvenuto il 5 giugno a Khan Sheikhun, a sud di Idlib (Gettyimages)
in foto: Bombardamento avvenuto il 5 giugno a Khan Sheikhun, a sud di Idlib (Gettyimages)

“Nelle ultime settimane, l'operazione militare russo-siriana ha utilizzato armi vietate a livello internazionale negli attacchi illegali ai civili nella Siria nord-occidentale”, ha detto Human Rights Watch. “Munizioni a grappolo, armi incendiarie assieme a grandi ordigni con una raggio d’azione indiscriminato, tra cui i devastanti “barili bomba”, sono stati lanciati sulla popolazione civile intrappolata”, ha affermato Lama Fakih, direttrice Human Rights Watch per il Medio Oriente.

Secondo le Nazioni Unite, le recenti violenze a Idlib hanno provocato tra le 160 e le 300 vittime tra i civili. “Le armi esplosive, come dimostra questo terribile bilancio dei morti, hanno un impatto devastante sulle vite dei bambini siriani i quali, pur non avendo alcuna responsabilità in questo conflitto, continuano a soffrire e a pagare il prezzo più alto”, ribadisce Sonia Khush. “Per questo chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare il diritto umanitario internazionale e le leggi sui diritti umani affinché venga data massima priorità alla protezione dei civili. Scuole, ospedali e altre infrastrutture civili vitali devono essere al riparo da ogni attacco e bisogna predisporre le azioni necessarie per garantire che tutti gli autori di gravi violazioni contro i diritti dei bambini in Siria vengano assicurati alla giustizia”, conclude la direttrice di Save the Children per la Siria.

Basta coordinate degli ospedali all'Onu: “La Russia le usa per attaccarci”

L’entrata dell’ospedale di–Kafr–Nabl, a sud di Idlib, distrutto il 5 maggio (Gettyimages)
in foto: L’entrata dell’ospedale di–Kafr–Nabl, a sud di Idlib, distrutto il 5 maggio (Gettyimages)

Almeno 25 ospedali sono stati bombardati dal governo siriano e dalle forze russe in maggio. I dottori che lavorano nella Siria nord-occidentale hanno annunciato che non daranno più all'Onu le coordinate dei centri medici per evitare che la Russia usi queste informazioni per i suoi attacchi. I punti in cui si trovavano nove di queste strutture sanitarie, infatti, sono state condivisi con le Nazioni Unite, che hanno provveduto a informare la Russia nel tentativo di proteggerli dai bombardamenti. L’effetto, però, è stato opposto e questi ospedali sono stati anche presi di mira dagli aerei.  “Non condivideremo mai più le loro coordinate con l'Onu perché non funziona”, ha detto il dottor Mohamed Zahid, di Physicians Across Continents, un'organizzazione medica che lavora in Siria. "L'anno scorso sono stati attaccati sei ospedali – ha aggiunto il medico – e questo mese altri otto ospedali sono stati attaccati dopo che le loro coordinate erano state condivise con le Nazioni Unite. Pertanto la maggior parte delle Ong in Siria hanno deciso di interrompere questo processo”.

Il dramma degli sfollati senza via di fuga

Una bimba siriana sfollata dorme in una tenda al nord di Ilib (Gettyimages)
in foto: Una bimba siriana sfollata dorme in una tenda al nord di Ilib (Gettyimages)

Da inizio maggio, almeno 300.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni a causa dei combattimenti nella Siria nord-occidentale. “Essere costretti a lasciare la propria casa è traumatico per chiunque – sottolinea Irc – ma per un bambino può avere ripercussioni di lunga durata”. E l'escalation in corso potrebbe presto portare il loro numero a oltre 700.000. Sono ammassati lungo il confine turco, senza possibilità di fuga, in un’area dove i campi profughi sono già sovraffollati.

"Il grande numero di persone che arriva nel nord di Idlib hanno spinto verso l'alto gli affitti e il costo delle tende”, ha dichiarato Misty Buswell, direttrice di Irc per Medio Oriente. “In alcune zone – ha aggiunto Buswell – fino a un terzo dei nuovi arrivati ​​non ha altra scelta che dormire all'aperto senza accesso nemmeno ai servizi di base”. “Ma la vita è dura anche per chi è in grado di permettersi una casa in affitto – ha concluso – gli operatori di Irc hanno notizie di 52 persone stipate in due sole stanze”.