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15 Maggio 2018
08:49

Scontri a Gaza: bilancio sale a 60 morti. Turchia espelle lʼambasciatore dʼIsraele

Fra gli oltre 60 morti anche una neonata di otto mesi deceduta per lʼinalazione dei gas lacrimogeni sparati dallʼesercito. Appello dellʼOnu: “Situazione disperata, agire per evitare una guerra”. “Molti sono stati colpiti alla testa e al petto”, ha denunciato Amnesty International.
A cura di Antonio Palma
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Come si temeva, continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime degli scontri avvenuti martedì nella Striscia  di Gaza al confine con Israele nel giorno dell'apertura dell'ambasciata statunitense a Gerusalemme. Secondo fonti mediche locali, infatti, sono saliti ad almeno 60 i palestinesi uccisi dal fuoco dell'esercito israeliano lungo la barriera difensiva, una strage. Tra di loro purtroppo sei minorenni e una bambina di 8 mesi, Leila al-Ghandour, che è morta mentre era coi genitori, respirando i gas lacrimogeni sparati dagli israeliani per disperdere la folla di manifestanti. Alle vittime  si devono aggiungere oltre duemila persone rimaste ferite durante i cortei di protesta tra cui molti in maniera grave. "Molti sono stati colpiti alla testa e al petto. Oltre 500 sono stati feriti da pallottole" ha denunciato Amnesty International.

Un escalation di violenza che ha indotto Ankara a chiedere all'ambasciatore israeliano in Turchia, Eitan Naeh, di lasciare il Paese dopo averlo convocato al ministero degli Affari esteri. Secondo quanto ha scritto il quotidiano online "Haaretz", Naeh è stato espulso "a seguito dell'uccisione di oltre 60 palestinesi".

Una tragedia che ha indotto il presidente palestinese Abu Mazen a proclamare uno sciopero generale dei palestinesi già nella giornata di martedì oltre a tre giorni di lutto per il "massacro" e si dice pronto a rifiutare qualsiasi mediazione di pace che arrivi dagli americani. Nessun passo indietro però dagli Usa la cui decisione di trasferire l'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, confermando di fatto il riconoscimento di quest'ultima come capitale d'Israele, ha dato il via  all'ondata di protesta a Gaza dove in migliaia si sono messi in marcia contro le barriere di filo spinato e le torrette di guardia dei soldati israeliani che ala fine non hanno esitato a  sparare. "La responsabilità di quanto sta accadendo è chiaramente di Hamas che sta intenzionalmente provocando la risposta di Israele", ha fatto sapere infatti un portavoce della Casa Bianca, difendendo la scelta di Trump  di trasferire l'ambasciata.

 

Si è trattato solo di "legittima difesa" anche per il premier israeliano Netanyahu che ha approvato anche il  raid dell'aviazione israeliana contro cinque obiettivi in una struttura militare d'addestramento di Hamas nel nord della Striscia di Gaza durante gli scontri. Le proteste e le manifestazioni da parte palestinese al confine  avevano già provocato più di 40 vittime, tutte palestinesi, dalla fine di marzo ma lunedì  la popolazione era giunta in massa per la protesta formando un corteo che si estendeva per almeno un chilometro. L’obiettivo da giorni era sorprendere i soldati israeliani e sparpagliarsi lungo tutto il confine invece di concentrarsi in un solo punto in modo da poter tranciare il reticolato difeso dai militari. "Difenderemo i nostri cittadini con tutti i mezzi necessari, non permetteremo che la frontiera sia forzata", aveva minacciato il ministro degli Esteri israeliano e così gli assalti sono stati respinti con i proiettili portando al tragico bilancio.

Condanna per l'accaduto è arrivata dall'Onu, dall'Unione Europea e dalla Russia oltre che da numerosi altri paesi tra cui l'Itali.  "Ci aspettiamo che tutti agiscano con la massima moderazione per evitare ulteriori perdite di vite" , ha dichiarato l'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini. "Ci appelliamo a tutte le parti coinvolte affinché profondano ogni sforzo per evitare ulteriori spargimenti di sangue e auspichiamo una ripresa delle iniziative politico-diplomatiche tese a rilanciare la prospettiva di una soluzione politica, affinché i due popoli possano vivere fianco a fianco, in pace e sicurezza" ha affermato invece il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano.

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