Un ennesimo clamoroso scandalo finanziario dalle dimensioni milionarie potrebbe scuotere nuovamente e il Vaticano. A seguito di una inchiesta interna su operazioni finanziarie sospette, coordinata dal promotore di giustizia del tribunale della Santa Sede, ben cinque dipendenti infatti sono stasi sospesi nelle scorse ore dai loro incarichi con divieto di entrare in Vaticano se non autorizzati dalla magistratura locale. Come documenta il settimanale L'Espresso, tra di loro anche dirigenti di primissimo livello come don Mauro Carlino, Capo ufficio Informazione e documentazione della Segreteria di Stato, e Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Aif, l’organismo vaticano per la lotta al riciclaggio di denaro. Monsignor Mauro Carlino però continuerà a vivere presso Santa Marta, sua residenza. Gli altri coinvolti nell'inchiesta sono due dirigenti degli uffici della Segreteria, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, e una addetta all'amministrazione. Al momento di tratta di provvedimenti a scopo cautelativo ma l'inchiesta prosegue.

I provvedimenti nei confronti dei dipendenti della Santa Sede seguono una prima operazione della gendarmeria vaticana andata in scena martedì quando i poliziotti si sono presentati  negli uffici della prima sezione della Segreteria di Stato e dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif)  effetuiando diverse perquisizioni. Durante il blitz gli inquirenti hanno acquisito documenti e apparati elettronici come archivi e computer per analizzarli successivamente .

Secondo quanto comunicato dallo stesso promotore di giustizia del tribunale, Gian Piero Milano, l'inchiesta è una proseguimento degli accertamenti a seguito delle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’Ufficio del Revisore Generale, riguardanti "operazioni finanziarie compiute nel tempo". L’indagine dunque dura da mesi e, secondo il settimanale, si sarebbe concentrata su decine di transazioni milionarie, tra operazioni finanziarie e immobiliari, svolte illecitamente. Dell'inchiesta è stato tempestivamente informato anche Papa Francesco, da tempo impegnato in prima linea su questi temi, che avrebbe raccomandato un'indagine puntuale e severissima senza fare sconti a nessuno.