“Quello che i media non vi hanno detto sui due marò in India”

La complessa questione dei militari italiani Latorre e Girone, dallo scorso febbraio in India perché accusati di aver ucciso due pescatori, continua a far discutere. Ma per qualcuno la cronaca dei fatti, da parte dei media italiani, ha talvolta peccato di poca obiettività.
La complessa questione dei militari italiani Latorre e Girone, dallo scorso febbraio in India perché accusati di aver ucciso due pescatori, continua a far discutere. Ma per qualcuno la cronaca dei fatti, da parte dei media italiani, ha talvolta peccato di poca obiettività.

La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani in India, ha occupato negli ultimi 10 mesi diverse pagine dei quotidiani nazionali così come ha trovato spesso spazio nei servizi in televisione e in numerosi approfondimenti: si tratta di una vicenda che sin dall’inizio è stata complessa e rispetto alla quale le autorità, italiane e indiane, si sono più volte esposte. Ed è una storia rispetto alla quale l’opinione pubblica si è trovata spesso divisa e che, secondo quanto si legge su wumingfoundation.com, è stata “raccontata” in maniera poco obiettiva dai media italiani. In particolare sul web si sta, in queste ultime ore, diffondendo un ricco articolo di un giornalista che vive in Bengala, Matteo Miavaldi, e che ha seguito gli sviluppi del caso dei marò leggendo in parallelo sia i resoconti giornalistici italiani che quelli indiani, un giornalista che inoltre sarebbe stato attento ad approfondire qualora notava delle discrepanze tra i racconti. La narrazione di Matteo Miavaldi parte dallo scorso 22 dicembre, quando Latorre e Girone sono tornati in Italia grazie a una licenza concessa dalle autorità del Kerala: potevano trascorrere il Natale in famiglia per poi ritornare in India per il processo per omicidio. “L’aereo non era ancora atterrato su suolo italiano che già i motori della propaganda sciovinista nostrana giravano a pieno regime, in fibrillazione per il ritorno a casa dei nostri ragazzi promossi in meno di un anno al grado di eroi della patria”, scrive su Giap.

“L’incidente non è avvenuto in acque internazionali” – Il giornalista, nel ripercorrere la vicenda dei marò, dice di sfatare “una serie di fandonie che una parte consistente dell’opinione pubblica italiana reputa verità assolute, prove della malafede indiana e tasselli del complotto indiano”. Nell’articolo viene confutata la tesi portata avanti “maldestramente” dalla diplomazia italiana che sosteneva che l’Enrica Lexie – la nave sulla quale viaggiavano Latorre e Girone – si trovasse in acqua internazionali il che avrebbe dato diritto ai due marò un processo in Italia. Secondo l’India, però, l’incidente si è verificato entro il limite delle acque nazionali e, nonostante la confusione, sarebbe ormai da considerare valida la loro perizia. La versione delle autorità indiane è stata accettata anche dai legali dei marò e sarà la base sulla quale la Corte suprema indiana si dovrà pronunciare. Al di là della competenza giurisdizionale nell’articolo viene trattata anche la tesi secondo la quale non sarebbero stati davvero i marò a sparare ma un’altra nave di pirati nelle vicinanze. Gli esami però confermano che a sparare contro il peschereccio indiano furono i fucili in dotazione dei marò e anche in una successiva dichiarazione di Staffan De Mistura, sottosegretario agli Esteri italiano, si parlava dell’”incidente fortuito, di un omicidio colposo”.

“Le imprecisioni della stampa italiana” – I nostri marò, insomma, non avrebbero mai voluto che ciò accadesse ma è successo, ha detto lo scorso maggio De Mistura. Per la decisione sul caso si attende ora la sentenza della Corte Suprema di New Delhi (rimandata nelle ultime settimane) che, in base alla Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation che vige a livello internazionale, a seconda delle interpretazioni, dicono gli esperti, “potrebbe dare ragione sia all’Italia sia all’India”. Nell’articolo si parla, infine, di quelle che vengono definite “imprecisioni, dimenticanze, sagrestie e rombi di motori”: dettagli, insomma, che l’Italia spesso avrebbe omesso. Tra i tanti fatti riportati c'è, per esempio, il riferimento al “duro” regime di detenzione dei marò immaginato da parte della stampa italiana, ma la verità è che Latorre e Girone sono sempre stati trattati col massimo riguardo, nonostante l’accusa di omicidio. Si fa poi riferimento anche alla “donazione” dell’Italia alle famiglie dei pescatori morti, interpretata in India come un’ammissione di colpa e criticata anche dalla Corte Suprema di Delhi, per poi arrivare anche alla scelta di far correre la Ferrari in India con la bandiera della Marina Militare Italiana sulla monoposto. Un’altra mossa che non è stata apprezzata dalle autorità indiane e un’operazione che, in generale, “ha raggiunto in India esclusivamente un obiettivo: far inviperire ancora di più le schiere di fanatici nazionalisti indiani sparse in tutto il Paese”.

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