Pinotti: “Bombardare l’Isis non è un tabù, potremmo farlo anche noi”

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Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, non esclude la possibilità di un intervento militare italiano contro l’Isis. “Non è un tabù e non è detto che in futuro non lo riterremo necessario”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Messaggero.

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, non esclude la possibilità di un intervento militare italiano contro l'Isis. "Non è un tabù e non è detto che in futuro non lo riterremo necessario – ha dichiarato in un'intervista rilasciata al Messaggero – se l'alleanza di cui facciamo parte decide che quello è l'elemento più utile per mettere in sicurezza la popolazione irachena, i bambini, le donne, i vecchi, e distruggere i depositi di munizioni, può essere uno strumento". Pinotti ha ricordato che "l'Italia, con i nostri uomini, i nostri soldati, i nostri carabinieri, sta già facendo una parte importante contro l'Isis, nemico dell'umanità. Al momento non è previsto un intervento di questo tipo. In passato, lo ricordo, ci sono state occasioni in cui l'Italia insieme agli alleati ha deciso che bisognava bombardare: in Jugoslavia, nel Golfo". Inizialmente, ha aggiunto il ministro, lo Stato islamico si espandeva in una cavalcata trionfale che sembrava non avere limiti, da mesi invece perde terreno e non è peregrino immaginare che il suo arretramento sia anche all'origine del terribile monito che ha lanciato contro il mondo adottando questo strumento subdolo del terrorismo. A Beirut, nel Sinai, a Parigi".

Ad oggi, comunque, non è stata presa nessuna decisione in merito a un intervento militare italiano: "Decideremo insieme al Parlamento, occorre la condivisione, il coinvolgimento di tutte le forze politiche", ha detto Pinotti, richiamando all'unità tutto il paese così come è stato "in passato negli anni di piombo", in questa nuova "sfida terribile del terrorismo". Per quanto riguarda i foreign fighter italiani il ministro annuncia su di loro "una vigilanza a uomo": "Li abbiamo individuati e non sono in Italia perché verrebbero arrestati, abbiamo introdotto il reato. Sono individuati e monitorati".

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