Prima la choc per un’orrenda esecuzione, poi la rabbia ed ora la vendetta. Dopo le terrorizzanti immagini diffuse ieri dall’Isis del pilota giordano bruciato vivo, ad Amman sono stati impiccati due terroristi di Al Qaida, tra i quali la donna della quale i jihadisti pretendevano il rilascio promettendo la liberazione dell’ostaggio. Inizialmente la Giordania era parsa titubante sulla possibilità di aderire alla Coalizione internazionale, ma gli ultimi avvenimenti sembra essere stati decisivi in merito alla decisione di  continuare i bombardamenti contro lo Stato islamico in Siria, Il portavoce del governo ha annunciato che "Amman farà tremare la terra" sotto lo Stato Islamico. E in serata account Twitter vicini ai peshmerga curdi hanno riferito che "la Giordania ha bombardato Mosul uccidendo 55 membri dell'Isis tra cui un loro leader, Abu-Obida AL-Tunisian". Altre fonti, sempre vicine ai curdi, parlano di 37 uccisi in raid condotti su "al-Kesk" una località nella zona ovest di Mosul. Notizie che, va detto, sono comunque ancora da verificare. Anche Ahmed al Tayyeb, l’imam dell’università Al Azhar del Cairo, il centro teologico più importante dell’Islam sunnita, ha manifestato tutta la sua collera contro i responsabili dell’uccisione del pilota ventiseienne Muaz al Kassesbeh, arrivando ad affermare che i miliziani dell’Isis dovrebbero essere “crocifissi e mutilati”, e definendo lo Stato islamico “un’organizzazione terroristica satanica”.

Isis proietta esecuzione in pubblico

L'Isis intanto ha fatto sapere di aver proiettato in pubblico a Raqqa, in Siria, le raccapriccianti immagini dell’esecuzione della, montando una sequenza nella quale mostra la "gioia" del pubblico presente, tra i quali anche un bambino. Lo riferisce il Site. Raqqa è la cittadina dove si presume, sulla base delle analisi degli esperti, che Kassasbe sia stato arso vivo. Secondo attivisti locali anti-Isis "l'esecuzione è avvenuta prima dell'8 gennaio". Una pesante condanna dell’atroce messa a morte del pilota sono giunte dai governi dei più importanti Paesi islamici. Il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, ha detto che, in risposta, bisognerebbe lanciare ancor più “duri raid contro il gruppo terrorista”. Tuttavia nella coalizione anti-Isis però si notano le prime crepe. Gli Emirati Arabi avrebbero infatti sospeso la partecipazione ai bombardamenti a dicembre, proprio nel periodo della cattura del pilota giordano bruciato vivo.