Oltre 139 morti nel naufragio di migranti a Gibuti, 15 sono bambini: “Stiamo trovando altri corpi”

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Naufragio di migranti al largo di Gibuti: 139 morti, tra cui 15 bambini. Oltre 84 dispersi in mare. Si tratta di uno dei naufragi più mortali di sempre sulla rotta che va dal Corno d’Africa allo Yemen.

Sono almeno 139 le persone morte in mare a seguito del naufragio avvenuto al largo di Gibuti, paese del Corno d'Africa al confine con Eritrea ed Etiopia. Tra le vittime ci sono 15 bambini. Il bilancio è destinato a salire: in poche ore è passato da 109 a 139 dopo il ritrovamento dei corpi senza vita di una parte dei dispersi. Si cercano ancora più di 84 persone in mare.

A dare la notizia è stata l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). L'imbarcazione trasportava in tutto 305 persone, tutti migranti, che si stavano spostando dal Gibuti verso lo Yemen. La barca è affondata vicino a Guehere, a nord di Obock, nella notte tra l'8 e il 9 ottobre e si profila già come uno dei naufragi più mortali registrati sulla Rotta Orientale.

Il naufragio: "Perdita di vite umane devastante"

Sono almeno 139 le persone morte in mare nel naufragio avvenuto al largo di Gibuti. Sono tutte di nazionalità etiope, e purtroppo tra loro ci sono anche 15 bambini, di cui 9 femmine e 6 maschi. Tra i corpi degli adulti recuperati 52 sarebbero uomini e 42 donne.

“Si tratta di una perdita di vite umane devastante. Il nostro pensiero va ai sopravvissuti e alle famiglie che hanno perso i propri cari o che non hanno ancora notizie dei loro parenti”, ha detto Alexandre Coissac, capo missione dell'OIM a Gibuti. “Le nostre squadre sono sul posto insieme alle autorità locali per fornire assistenza di emergenza. Questa tragedia è un crudo monito sui pericoli che i migranti affrontano lungo questo corridoio migratorio mentre cercano opportunità economiche”.

Secondo quanto ricostruisce l'ong dalle dichiarazioni dei sopravvissuti, l'imbarcazione era in viaggio da Gibuti allo Yemen quando si è capovolta. Le 64 persone sopravvissute sono state ricoverate nel Centro di Risposta per Migranti (MRC) di Obock, dove oltre all'assistenza sanitaria stanno ricevendo supporto psicologico e materiale.

Le autorità gibutiane intanto continuano le operazioni di ricerca e soccorso, mentre cresce la preoccupazione per le persone ancora disperse.

La tragedia della Rotta Orientale: la violenza continua dopo lo sbarco

Nel 2025, più di 900 migranti sono morti o scomparsi lungo questa rotta, secondo il progetto Missing Migrants dell'OIM, mentre il numero di coloro che intraprendevano il viaggio è aumentato del 18%. Un ulteriore naufragio nel marzo 2026 ha causato nove morti e 45 dispersi.

Secondo i dati diffusi dall'associazione, dal 10 settembre, sono stati registrai oltre 20.000 flussi migratori in entrata a Gibuti dall'Etiopia. Lo scopo sarebbe proprio intraprendere il viaggio lungo la Rotta Orientale.

Ma i pericoli non cessano neanche per chi riesce a sbarcare. I migranti che raggiungono lo Yemen rischiano violenze, arresti e detenzioni arbitrarie, sfruttamento e tratta. "Sopravvivere alla traversata via mare non significa necessariamente raggiungere la salvezza, soprattutto nel contesto della persistente insicurezza e delle sfide umanitarie in Yemen", ha dichiarato l'OIM.

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