Di Pasquale sul no al reintegro di Ranucci: “Nessuno ha vinto, abbiamo perso tutti. Ora dimostriamo la nostra forza”

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Al Rumore Festival, Claudia Di Pasquale e Corrado Formigli ripercorrono le tensioni attorno a Report e la vicenda Ranucci. Tra la creazione di un Red Team di verifica interna, la ferma difesa del segreto sulle fonti e la denuncia delle ingerenze politiche, emerge il ritratto di un giornalismo d’inchiesta chiamato a riaffermare la propria indipendenza.

Come si difende l'indipendenza del giornalismo d'inchiesta di fronte alle pressioni della politica e alle campagne di delegittimazione? È la domanda da cui prende il via il confronto al Rumore Festival, il festival di Fanpage.it, con Claudia Di Pasquale, conduttrice e curatrice di Report, e Corrado Formigli, giornalista e conduttore di PiazzaPulita, in un dibattito moderato dal condirettore di Fanpage.it Adriano Biondi. Un dialogo che parte dal racconto di chi questa professione la vive in prima linea per misurare il valore della ricerca della verità, della tutela delle fonti e del rigore metodologico, elementi capaci di ridefinire il nostro diritto a un'informazione davvero libera.

La campagna di delegittimazione contro il giornalismo d'inchiesta

Dopo aver analizzato il valore del giornalismo sul campo, il dibattito si è spostato sulle tensioni recenti e sulla complessa vicenda che ha visto coinvolto Sigfrido Ranucci. "C'è stata una scelta precisa di puntare sulla delegittimazione di Report, andando oltre il singolo caso e colpendo il metodo di lavoro, la squadra e l'idea stessa di giornalismo d'inchiesta. Non l'abbiamo vissuta bene: per settimane siamo stati la prima notizia, con decine di articoli al giorno che attaccavano prima Sigfrido Ranucci e poi il programma e le nostre singole inchieste, nonostante la crisi internazionale, il caro benzina e il salario minimo. Mettere in dubbio il giornalismo d'inchiesta e la sua validità crea una frattura tra i giornalisti e nel Paese. Mettendo in discussione la verifica dei documenti e lo studio rigoroso dei fatti, si fa andare a picco l'intera informazione", ha dichiarato Di Pasquale.

La guida di Report dopo la vicenda Ranucci: "Nessuno ha vinto"

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Riflettendo sulle dinamiche interne e sulla guida della redazione in questo momento delicato, la giornalista ha aggiunto: "Ora che mi ritrovo ad avere questo ruolo di conduttrice/curatrice di Report, un ruolo che ricordo di non aver chiesto, ma che ho assunto perché sostenuta da tutta la mia squadra, sento tutta la responsabilità di tutelare il giornalismo di inchiesta e la storia di questo programma. Report ha fatto la storia dell'informazione in questi trent'anni, costruendo la propria autonomia con il lavoro, i sacrifici di tutti e vincendo tutte le cause intentate contro di noi. La cosa più dolorosa è stata rischiare di vedere spazzata via e distrutta in poche settimane un'autorevolezza costruita in anni di inchieste. Sul prosieguo e sul mancato reintegro di Ranucci: non c'è nessuna felicità, non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti. Proprio per questo abbiamo il compito di dimostrare di essere ancora più autorevoli, forti, liberi e indipendenti. È una situazione complessa dove siamo stati attaccati a 360 gradi, ma dobbiamo dimostrare al pubblico che siamo gli stessi di prima, ancor più rigorosi". La campagna di delegittimazione, ricorda ancora: "ha avuto tra i suoi obiettivi principali quello di mettere le mani sulle fonti. Avere il controllo o svelare l'identità delle fonti mina il principio cardine del giornalismo d'inchiesta e della libertà di stampa: è una questione di fiducia. Se la fonte non si sente tutelata e garantita nella riservatezza, crolla tutto l'impianto dell'informazione libera. Quando la politica ha chiesto di fare il ‘check delle fonti', abbiamo detto no: è una pretesa inaccettabile che non può essere accolta".

L'attacco della politica e la difesa delle fonti secondo Formigli

Formigli ha poi voluto esprimere la sua posizione, ribadendo come la politica abbia colto l'occasione per un attacco strumentale: "I programmi sono del pubblico che li guarda, della redazione che li fa e dell'editore: la questione doveva essere risolta tra editore, Ranucci e la redazione. Riguardava il pubblico, non riguardava in nessun modo la politica. Quindi qualunque intervento della politica sui programmi per definire chi deve condurli o come devono essere fatte le inchieste è uno schifo, una vergogna, e i politici devono stare alla larga, poco importa se si tratti di servizio pubblico o non pubblico. Su questo sono netto: non c'è nessuna differenza tra servizio televisivo pubblico e privato. Un'inchiesta è un'inchiesta e un giornalista è un giornalista, sia che sia pagato dalla Rai, da La7 o da Mediaset". Poi ha aggiunto: "Tutto questo è stato strumentale per attaccare Report e i suoi giornalisti, per attaccare un metodo giornalistico che è invece fondamentale".

Sulla natura del giornalismo d'inchiesta e sulle prospettive future della nuova guida del programma, Formigli ha poi concluso affermando: "La fonte anonima non deve essere abusata, certo, ma quando si usa una fonte anonima è il giornalista che ci mette la faccia su quello che sta raccontando: si fa garante di quella fonte, dice al pubblico "io so chi è, so che è fondato e basato su documenti, e offro io la garanzia per te". Si chiama giornalismo. Il problema è che la questione Ranucci è stata utilizzata dal potere politico per delegittimare tutto un sistema giornalistico. E questo è solo l'inizio. Claudia Di Pasquale è secondo me la migliore scelta che si potesse fare. Quando nel 2011 sono arrivato a PiazzaPulita, Claudia, che aveva fatto Exit ed era già bravissima, feci di tutto per prenderla, ma lei scelse di andare da Milena Gabanelli perché riteneva che l'inchiesta pura e dura fosse il suo futuro. Ha avuto ragione, ha dimostrato che era la sua strada. Ma avranno un sacco di guai, perché anche a loro, quando usciranno con le inchieste, rinfacceranno il caso Ranucci. Non basterà aver tolto Ranucci dalla conduzione, perché la politica vuole appropriarsi degli spazi o far fuori i giornalisti. Un problema che si risolve soltanto se c'è un pubblico molto avvertito e sensibile che ci difenda: i cittadini devono farsi sentire, perché è l'unico punto di forza che abbiamo".

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