Francesca Michielin: “Nel 2027 mi fermo un po’. Sanremo? Meglio un atleta di mio marito che trionfa alle Olimpiadi”
È stata Francesca Michielin a chiudere la due giorni del Rumore Festival di Fanpage. Dopo un pomeriggio segnato dagli interventi, tra gli altri, di Roberto Saviano e Francesca Albanese, la cantautrice di Bassano del Grappa ha chiuso con un intervento a 360 gradi in cui ha affrontato diversi temi. Ha raccontato come nasce l'immaginario fantasy e femminista che caratterizza il suo ultimo album "Magia bianca" – che vedrà l'uscita dell'edizione deluxe "Magia bianca, magia nera", il prossimo 30 ottobre -, dei tempi neri che viviamo, di fantasy e appropriazione della destra. Ha detto la sua sul Festival di Sanremo e ha appoggiato la scelta di Stefano De Martino di separare il vincitore della kermesse con chi andrà all'Eurovision. Inoltre ha parlato della sua amicizia con Fedez e ha svelato che – lungi dall'essere una trad wife – preferirebbe che un giovane o una giovane atleta allenata da suo marito vincesse un oro olimpico, piuttosto che desiderare per sé la vittoria in Liguria.
Magia Bianca parla di libertà femminile, identità e rifiuto delle convenzioni sociali, facendolo con un immaginario fantasy. Che percorso è stato quello che in questi ultimi anni ti ha portato a questo tipo di racconto?
Sono sempre stata una grandissima appassionata di streghe fin da quando ero piccola, partendo proprio dagli anime giapponesi, delle majokko, arrivando a quelle che sono definite streghe oggi. Spesso donne semplicemente libere di essere loro stesse e di rivendicare delle istanze importanti. Nella parola strega è racchiuso a livello etimologico il significato del vostro Rumore Festival, perché c'è il verbo stridere, colei che stride. La strega è l'oppositrice non solo dell'uomo, ma anche di tutto ciò che è conformismo. La strega non si conforma, non è la donna angelicata, visto che il mio disco è ambientato anche in una sorta di Medioevo, ma è una donna libera, che agisce e usa la magia per determinati scopi. Questo progetto nasce dalla voglia di esplorare un universo femminile libero, liminale, anche attraverso degli espedienti narrativi come una sorta di pseudo tardo medioevo, le ambientazioni fantasy e le anguane che sono creature del Nordest, specie di ninfe. Utilizzare queste creature di corte, di dame, di streghe e cavalieri, mi serve per parlare di un presente che a volte mi sta stretto e che ho voluto raccontare dalla mia prospettiva di scrittrice di canzoni e di cantante.
Che significa essere streghe in questa industria?
È un momento particolare per l'industria, perché arriviamo dagli anni della pandemia in cui ci sembra di aver perso un sacco di tempo, per cui si è generalizzata un po' di fomo creativa, dobbiamo tutti pubblicare canzoni continuamente, scriverne di nuovo, essere un po' dappertutto, ed è impegnativo perché c'è tantissima musica che esce e penso che sia importante avere la propria identità salda, non avere paura di sperimentare anzi avere il coraggio di raccontare ciò in cui si crede.
Parlavi dell'ambientazione fantasy, quella di cui si è appropriata una certa destra italiana?
L'appropriazione del mondo fantasy da parte di un certo tipo di pensiero politico è una cosa che continua da anni. Prendiamo quello che è successo con il Signore degli Anelli, ma sappiamo molto bene che ha tutt'altro tipo di significato, soprattutto per come Tolkien interpretava tutto il percorso della compagnia dell'anello, fino ad arrivare a Sauron che non rappresenta quello che alcuni pensano. Io mi reputo una persona abbastanza nerd e dal mondo dei videogiochi fantasy, oltre che dai racconti, ho preso tanta ispirazione perché sembra che utilizzando spazi di quel tipo si pensi di evadere dalla realtà, ma questa realtà è molto più reale di quello che pensiamo. Ci sono tanti messaggi meravigliosi che purtroppo a volte sono male interpretati.
A un certo punto nell'album canti: "Il nostro bacio viola verde allungato / Contro questo tempo nero spietato". Qui, in questi due giorni di Festival abbiamo parlato spesso del "tempo nero spietato" nelle sue varie declinazioni. Cosa è oggi?
Il tempo nero spietato è lo stesso del quale parlo in Francesca, la canzone uscita l'anno scorso, quando dico "di quest'onda nera resti una carezza". Ovvero in questo momento di pensieri molto violenti, aggressivi, razzisti, misogini, è un tempo difficile per essere umani, perché sembra che questa umanità la stiamo un po' lasciando da un'altra parte. A me viene spesso detto "taci e pensa a cantare", però cantare non è solo fare un rumore di fondo e non è neanche, semplicemente, una suoneria, un momento karaoke o un jingle pubblicitario. Il canto è uno strumento e penso che sia nel diritto e nel dovere di un artista utilizzare uno spazio che ha per dire qualcosa. Visto che ho detto che sono nerd, parliamo di Spiderman e da grandi poteri derivano grandi responsabilità e anche da grandi privilegi derivano grandi responsabilità, quindi, se ho il privilegio di avere uno spazio, penso di doverlo usare nella maniera corretta. Ciò non significa che sia un tg o uno spazio come il vostro. Credo che i social abbiano annichilito la nostra forza sociopolitica perché cerchiamo sempre l'opinione di qualcuno per salire su quella barca e dire che la pensiamo in quel modo: o bianco o nero, o magia bianca o magia nera. La realtà è più complessa e mi piace ascoltare gli altri, non voglio esternare cose di cui non so abbastanza, ma posso amplificare un messaggio in cui credo e penso sia mio dovere farlo anche attraverso la musica.
Soprattutto in un momento in cui viviamo in un Paese in cui politici parlano di donne giuste con la gonna lunga o condividono video di donne spogliate con l'AI. Forse ha sempre più senso prendersi lo spazio per dare una lettura alternativa al mondo in cui viviamo.
Sì, la strega esprime la femminilità alternativa per eccellenza, è uno stridere continuo, è ciò che molte persone reputano irriverente, spesso chi non è compreso, diventa una strega, chi dice cose fuori dal coro è una strega e i roghi esistono ancora, proprio perché appena c'è un deragliamento, vai fuori dai binari, diventi una persona che deve essere messa al rogo, se sbagli o fai un errore anche involontario non ti viene data la possibilità di usare quell'errore per capire, ma devi essere subito devastata, distrutta, bruciata, perché hai sbagliato. Quindi a volte il corpo delle donne, l'identità delle donne diventa una specie di punch ball, un luogo in cui sfoghiamo tante cose che non vogliamo ancora capire di noi stessi.
Ieri Paola Turci, qui a Rumore Festival, ha detto a Saverio Tommasi: "È fondamentale avere il tempo per creare, far nascere da te stesso, da quello che senti, dal nulla, dal nuovo". Lo diceva parlando degli anni in cui era stata ferma. Anche tu hai avuto bisogno di prenderti un po’ di tempo, no?
Credo che l'antagonista della creatività sia l'ansia e quell'idea del dover fare per forza, io ho cominciato questo mestiere 15 anni fa, quindi è metà della mia vita che lo faccio, mi rendo conto che su alcune cose ho investito il mio tempo in maniera che può risultare discutibile, però sicuramente ho sempre fatto uscire i dischi quando avevo qualcosa che volevo fortemente dire. Ho sempre fatto anche uscire dischi a una cadenza di tre anni, che per molti può sembrare un periodo lunghissimo e soprattutto ho deciso che l'anno prossimo a un certo punto mi fermerò per tutto il tempo necessario per vivere un sacco di esperienze nuove, scrivere, sperimentare, fare altre cose. E potrei stare in silenzio anche quattro anni, finché non avrò altro da dire. Però prima di farlo vorrei fare qualcosa di molto bello per la mia città, Bassano del Grappa, creare qualcosa lì dove tutto è iniziato e poi prendermi uno stop.
Non parliamo della pausa che solitamente trascorre tra un disco e l'altro, ma qualcosa che va oltre, giusto?
È un tempo di qualità, quello che ti serve per elaborare ciò che succede intorno a te. Io sono anche diventata nemica del trovarsi in studio a scrivere per vedere cosa succede. È una cosa figa, però ha molto più senso farlo quando si hanno quaderni di appunti, di idee, di cose che abbiamo ascoltato, persone che abbiamo incontrato, posti che abbiamo avuto la fortuna di vedere anche attraverso libri e film. Credo che quel tempo serva a chi fa questo mestiere, è fondamentale quindi me lo riprenderò.
Quindi ci rivedremo quando sarà…
Beh, per adesso facciamo il tour nei teatri: sono molto emozionata perché sono una grande fan di Kate Bush…
Si sente dall'album.
Bene, e sono ispirata dal suo modo di concepire lo spazio, saremo nei teatri, da Trento a Napoli, passando per Roma il 28 novembre, all'Auditorium Conciliazione. Proprio perché ci esibiamo in spazi pensati per andare oltre il concerto, stiamo costruendo qualcosa che sia anche una sorta di spettacolo, un modo per far vivere anche visivamente le canzoni a chi verrà ad ascoltarci. Poi continuerò a fare cose anche nel 2027.Ma penso che a un certo punto bisogna programmare degli stop, altrimenti senza rendercene conto continuiamo, presi da questa angoscia di fare le cose. Invece è giusto dire che a settembre/ottobre 2027 sarà il mio ultimo giorno di scuola per un po'.
Stefano De Martino ha detto al Rumore Festival che dovremmo calare le aspettative di Sanremo, se voleva avere responsabilità avrebbe fatto il cardiochirurgo. Per i cantanti è la stessa cosa? O si parte da un’altra prospettiva?
Sanremo è un momento di grandissima centralizzazione di tante cose, però sono d'accordo. Sai quando diciamo che non stiamo mica salvando vite umane, sono solo canzonette? È così, vero, quindi bisogna preservare quella leggerezza bambina di quando abbiamo cominciato a fare questo mestiere, il concetto che la musica è un gioco, quindi bisogna ricordarsi di quel bambino che deve sempre vivere in noi, però allo stesso tempo farlo sempre con grandissimo impegno e serietà, perché è un mestiere con cui puoi lasciare un segno nelle coscienze delle persone. In una piccola canzone che sembra assomigli più a una filastrocca paradossalmente c'è una verità che può aiutare delle persone ad andare avanti. E con questa consapevolezza cerco di fare il mio.
De Martino ha cambiato l’accesso all’Eurovision, non ci andrà più il vincitore generale ma quello che si aggiudica la serata dedicata. Che ne pensi?
Io la trovo una saggia decisione, sono fan delle due classifiche come si paventava anni fa. Io la vedo più con la doppia classifica, magari una persona vuole andare a Sanremo ma non per forza vuole andare all'Eurovision o magari il contrario (ride, ndr). Però ci sono dei brani che si prestano particolarmente all'Eurovision e non a essere la canzone vincitrice del festival. Io la vedo una cosa intelligente, magari scopriremo che non è così, però vale la pena provare.
A proposito di Sanremo e persone importanti della tua vita, mi racconti la tua amicizia con Fedez?
Tutti si chiedono del nostro rapporto, perché siamo il giorno e la notte, però credo che il fatto di esserci conosciuti quando io avevo 18 anni e lui poco di più abbiamo scritto insieme Cigno nero e altri pezzi importanti per il nostro percorso che le persone cantano ancora, ci ha permesso di creare un legame incredibilmente unito. Anche se su tante cose siamo diversi, la pensiamo in maniera diversa, abbiamo fatto tre canzoni che sono molto importanti per noi, il nostro pubblico e continueremo a cantarle insieme. Ogni tanto mi chiedono: ma continuerai a salire sul palco con Fedez? Però io non rinnego questo passato perché ne sono orgogliosa, nonostante possiamo pensarla diversamente. Però secondo me Federico è una persona molto buona, più di quello che sembra da fuori.
Fai parte di questa Triveneto wave.
Orgogliosamente.
Ma ti ci ritrovi in questo luogo notturno, pieno di alcol oppure c'è un po' di luogo comune da aggirare?
Il Veneto è tante cose, a volte anche contraddittorie. Io ci ho scritto diversi brani e quando ero ai David di Donatello e ha vinto Le città di pianura ero felicissima perché ha restituito un'umanità che a volte non viene così tanto narrata. Credo che in Veneto ci siano tante cose che non funzionano, tante altre molto belle e penso che sia importante abbracciare tutta questa complessità e viverla restandoci, però. Io ho scritto un brano che si chiama "Padova può ucciderti più di Milano" ispirato a "Libera nos a malo" e a "Cartongesso" che sono due libri (rispettivamente di Luigi Meneghello e Francesco Maino, ndr) che mi hanno molto formata come veneta. Nel brano dico: "Padova mi ha ucciso molto più di Milano. Ma io resisto e resto qua. Andate in pace cuori in libertà": ci sono delle cose del Veneto che mi danno profondamente fastidio e altre che amo, ma voglio fare qualcosa di bello per la terra in cui sono cresciuta. Sarebbe facile dire basta, rinnego le mie origini perché ci sono cose che non mi piacciono, è molto più bello restare. Provare a fare qualcosa di bello per il territorio che ti ha dato tantissimo.
Insomma, non è solo Lega.
No, anzi, ci sono tante pluralità.
C’è un destino che ti ha inseguito: tu hai sempre fatto atletica, sei un’appassionata e hai finito per sposare Davide Spigarolo, che è un preparatore atletico professionista. Si è chiuso il cerchio? È lui che ti prepara per il tour?
Io ho anche una suocera campionessa olimpica (Gabriella Dorio, ndr), si parla solo di atletica in casa, infatti a volte dico anche basta. Scherzi a parte, sono una grande fan dello sport in generale, e l'atletica mi dà sempre tanto, al netto di quando la praticavo, per poco tempo ho fatto salto in lungo, anche solo vederla. Vedere le manifestazioni sportive di qualsiasi livello, anche quelle che non si vedono in tv, quelle dei ragazzi, mi stimola e mi dà un sacco di voglia di migliorarmi come persona e professionista, perché c'è un grandissimo senso del sacrificio che non significa portare il tuo corpo allo stremo, ma rispettarlo e onorarlo e viverlo in maniera sana. Sì, mio marito è stato un atleta acerrimo rivale – in realtà sono grandi amici – di Gimbo Tamberi, nonché preparatore, quindi gli chiedo di allenarmi. Infatti sono distrutta; mi sta preparando per questo tour che non è solo cantare ma tante altre cose.
Meglio vincere Sanremo o un oro olimpico?
Un oro olimpico vinto da un atleta allenato da mio marito, sarebbe il mio sogno. Non voglio che sembri un discorso da trad wife, è più profondo. Per me vincere Sanremo non è un obiettivo di vita, io sono già stata due volte sul podio, sono arrivata due volte seconda, il Festival mi ha dato tantissimo, permettendomi di avviare il mio percorso. Quindi spero tutta la vita di riuscire a vincerlo, però se me lo chiedi, vedere un atleta giovane allenato da mio marito, che raggiunge un risultato importante, mi dà una gioia infinita.