Dargen D’Amico: “Sulla Palestina sappiamo tutto, ma non cambia niente. L’IA rischia di schiacciare la creatività”

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Dargen D'Amico al Rumore Festival di Fanpage
Al Rumore Festival, Dargen D’Amico parla di Palestina, crisi dell’album e intelligenza artificiale, tra responsabilità politica e rischio per la creatività musicale.

Dargen D'Amico è stato uno dei protagonisti del Rumore Festival di Fanpage. Il cantautore ha parlato con Valerio Nicolosi de "la guerra dei bambini", com'era intitolato il loro incontro. In Onda Alta, canzone con cui il rapper ha partecipato a Sanremo 2024, D'Amico rappava "C'è una guerra di cuscini, ma cuscini un po' pesanti. Se la guerra è dei bambini, la colpa è di tutti quanti". Un riferimento chiaro alla Palestina, che lo ha esposto a molte polemiche. Cosa è cambiato in questi due anni? Poco e niente, spiega il cantante: "Prima vivevo nell'illusione che fosse la copertura parziale dei media nel raccontare le vicende del popolo palestinese a impedire alla classe politica di avere un'idea chiara, prendere una posizione netta e iniziare a costruire una concreta possibilità di indipendenza e libertà per la Palestina".

Ma fu un errore, perché non era la presunta mancanza di informazioni a provocare le immagini che vedevamo arrivare dalla Striscia di Gaza, dopo l'attacco di Israele in risposta al massacro del 7 ottobre da parte di Hamas: le tende degli sfollati che prendevano fuoco, i bambini mutilati e operati senza anestesia. Un massacro che è sotto agli occhi di tutti: "Oggi, invece, credo che sappiamo esattamente cosa sia successo e cosa stia accadendo – ha detto -. Sono avvenuti fatti drammatici anche per Israele, che ha perso il sostegno della comunità internazionale. Eppure, la situazione non è cambiata".

Dargen D'Amico ha denunciato la mancanza di uno spazio underground che permetteva al pubblico di ascoltare musica e fare scelte alternative al mercato mainstream. Oggi è sempre maggiore il bisogno di essere sempre presenti sui social e caricare tutto sulle piattaforme riducendo la profondità del mercato musicale: "C'è ancora spazio per fare delle scelte, anche più complicate, ma è sempre più limitato. Una scelta complessa la puoi progettare sulla lunga distanza, su un corpo di brani più ampio come un album; ma l'album è ormai rimasto per pochi, è praticamente svanito".

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Dargen D'Amico al Rumore festival di Fanpage

L'idea di ascoltare un album dall'inizio alla fine è sempre più complessa, tutto deve essere immediato: "In un album ci sono canzoni che chiaramente non pretendono di impressionare al primo ascolto: io sono cresciuto con una musica che aveva bisogno di tempo per presentarsi e per procedere al passo con l'ascoltatore. Oggi hai uno o due ascolti al massimo, dopodiché quel brano viene messo da parte" dice Dargen D'Amico che comunque continua a credere che esista uno spazio per compiere delle scelte. Scelte che erano più accessibili quando ha iniziato a fare musica.

Il rap che aveva scoperto da ragazzino era ben diverso dal pop degli anni Ottanta e Novanta con cui era cresciuto. Non aveva intenzione di diventare un artista, benché amasse ascoltare musica e scrivere. Fu proprio il rap, che unisce la scrittura alle basi musicali, a spingerlo ad avvicinarsi a questo mondo, ma senza un progetto prestabilito. Quando l'innovazione tecnologica dei primi anni Duemila ha permesso a tutti di potersi mettere alla prova con la produzione direttamente dal proprio computer, ha capito che qualcosa poteva accadere: "Ho iniziato a sperimentare con le apparecchiature e ho mosso così i primi passi".

Oggi tutto è più semplice, ma c'è il rischio che l'IA schiacci la creatività umana: "La tecnologia ti consente di ottenere un prodotto mediamente valido semplicemente riassemblando ciò che è già stato creato". D'Amico ne ha parlato anche quest'anno al Festival di Sanremo, dove ha partecipato con "AI AI", brano nato dalla sensazione che di quest'argomento se ne parlasse troppo poco, poi il tema è esploso, così come i brani scritti con l'IA di cui il pubblico spesso non si accorge.

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