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Il kit di Frontex per deportare i bambini: album da colorare per non far saltare voli da 300mila euro

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Dalla finta svolta sulla trasparenza dell’agenzia europea al dietro le quinte dei voli charter di espulsione: Fanpage.it ricostruisce la catena di causa-effetto che ha trasformato un kit per i ritorni volontari dell’OIM in uno strumento di contenimento preventivo per i rimpatri forzati. Tra e-mail desecretate, assenza di supporto psicologico al gate e il terrore finanziario del “Refusal to Embark”, ecco perché un album colorato serve a proteggere una macchina di deportazione da centinaia di migliaia di euro.

Sul sito dell'Ufficio delle Pubblicazioni dell'Unione Europea esiste una sezione solare e colorata denominata Kids' Corner (l'Angolo dei Bambini). È la vetrina pubblica dell'UE: fumetti, giochi e libretti interattivi ideati per spiegare ai più piccoli i valori della cittadinanza, il rispetto dell'ambiente e la centralità dei diritti fondamentali. Esiste poi un'altra pubblicazione per l'infanzia prodotta dalle stesse istituzioni europee, che sul Kids' Corner, però, non troverete mai.

Nel 2022, l'allora direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, è stato travolto dagli scandali sui respingimenti illegali in mare e si è dimesso. L'anno successivo è subentrato Hans Leijtens con la promessa solenne di inaugurare una nuova era all'insegna della massima trasparenza e del rispetto dei diritti umani. Fanpage.it può dimostrare che la sostanza dell'agenzia di Varsavia è rimasta identica. Per oltre un anno, infatti, la nuova gestione guidata da Leijtens ha opposto un fermo diniego alla pubblicazione di alcuni documenti ed e-mail riservate sulla Toolbox for Children in Return, i kit operativi per l'imbarco dei minori sottoposti a espulsione coatta. Carte ed e-mail che Fanpage.it è ora in grado di svelare e che mostrano come i libretti da colorare servano nei fatti ad anestetizzare lo stress dei più piccoli al gate, riducendo il rischio che una crisi di panico spinga i piloti a firmare il rifiuto d'imbarco e faccia fallire milionari voli charter.

Cosa c'è dentro la Toolbox: i sei manuali e lo stravolgimento del modello OIM

Dall'analisi del materiale affiora un'architettura editoriale articolata in sei strumenti distinti. Per l'informazione e l'orientamento dei minori sono state realizzate tre guide denominate My Guidebook on Return, calibrate per fasce d'età: un volume illustrato per i bambini da 6 a 11 anni, una versione per gli adolescenti da 12 a 17 anni e un'edizione specifica per i minori stranieri non accompagnati che affrontano l'allontanamento senza la presenza di un genitore. A queste pubblicazioni si affiancano il Manual for Parents and Guardians, ideato per spiegare alle famiglie come contenere lo stress dei figli durante gli interventi di polizia, un manuale operativo ad uso esclusivo degli agenti di scorta e, infine, l'Activity Book per i bambini da 4 a 11 anni, un album composto da vignette, adesivi e giochi da colorare prima del decollo.

Per realizzare e distribuire tutte queste edizioni, Frontex ha speso complessivamente 74.183,60 euro di fondi comunitari, commissionando la stampa di ben 35.261 copie cartacee tradotte in 15 lingue (dall'arabo al farsi, dal pashto all'albanese e al curdo), per poi fornire alle autorità nazionali le linee guida sull'impiego del materiale negli scali europei.

Andando alla radice dell'operazione, lo stravolgimento concettuale emerge fin da un primo impatto visivo: sfogliando il libretto, nei crediti di copertina compare infatti il richiamo diretto al modello originale dell'OIM (l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Si tratta cioè di un kit nato ed elaborato dall'OIM esclusivamente per i ritorni volontari assistiti, ovvero per quei contesti in cui una persona sceglie liberamente di rientrare nel proprio Paese d'origine. Un calco originariamente non coercitivo che Frontex ha fatto proprio, mantenendone l'impostazione grafica ma piegandolo indistintamente a qualsiasi scenario di allontanamento. Compreso il rimpatrio coatto.

A questa operazione si accompagna una sistematica manipolazione del linguaggio. Nelle centinaia di pagine che compongono i kit non compaiono infatti mai termini come deportazione, espulsione, rimpatrio forzato o scorta di polizia. L'intero apparato burocratico ha adottato un lessico purificato ed edulcorato, sostituendo la realtà della rimozione coatta con vocaboli rassicuranti quali viaggio, ritorno, trasferimento o persino nuova avventura: una scelta precisa, mirata a de-escalare lo stress emotivo del bambino ma anche a schermare le istituzioni dalle responsabilità morali dell'atto di forza.

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"Purtroppo alcune cose saranno troppo grandi da portare con te e dovrai lasciarle indietro. Magari fai loro una foto per ricordarle, vendile, oppure regalale a un amico che se ne prenderà cura", Activity Book

La battaglia legale con Varsavia: così sono stati declassificati gli atti

I retroscena sulla Toolbox for Children sono rimasti sepolti nei depositi di Varsavia fino a quando la nuova dirigenza di Frontex non è stata costretta a cedere. Di fronte alla richiesta formale di accesso ai documenti, la gestione Leijtens aveva infatti inizialmente opposto un rifiuto, secretando i file. La svolta è arrivata soltanto grazie all'intervento della Mediatrice Europea, Emily O'Reilly, che ha accolto i numerosi ricorsi presentati da ricercatrici e ricercatori per l'accesso agli atti, mettendo così l'agenzia con le spalle al muro, imponendole di declassificare la corrispondenza interna, i verbali tecnici e i manuali operativi.

L'esame della documentazione sbloccata ha permesso a Fanpage.it di ricostruire il canale di distribuzione attraverso cui questi materiali arrivano nei Paesi membri, compresa l'Italia.

Dai charter per il Pakistan al "Refusal to Embark"

Ma per quale motivo un'agenzia europea investe risorse, esperti e sforzi nella produzione di kit grafici e libretti da colorare da consegnare ai bambini pochi minuti prima di salire sulla scaletta di un aereo? La risposta non sembra trovarsi nella pedagogia, purtroppo, ma seguirebbe la scia del denaro e delle rigide clausole contrattuali che governano l'imponente macchina delle espulsioni aeree.

Le operazioni di rimpatrio coatto si articolano in tre modalità operative distinte: i normali Voli di Linea Commerciali (RSF – Return Scheduled Flights), i Charter Nazionali (NRO – National Return Operations) organizzati da un singolo Stato membro e i Charter Congiunti (JRO – Joint Return Operations) coordinati direttamente da Frontex, in cui un unico velivolo fa tappa in diversi aeroporti europei per raccogliere i destinatari dell'espulsione e trasferirli verso Paesi come il Pakistan, la Nigeria o l'Egitto.

Per gestire questa flotta, Frontex e i Ministeri dell'Interno non contattano direttamente le compagnie aeree commerciali, ma stipulano milionari Contratti Quadro con grandi agenzie di brokeraggio aereo internazionali, tra cui spiccano colossi come AS Aircontact (Norvegia) e Air Charter Service Ltd (Regno Unito). Questi broker agiscono sostanzialmente da intermediari commerciali per conto di Varsavia: pianificano la logistica di volo, noleggiano i velivoli privati con equipaggio da vettori terzi (in modalità Wet Lease/ACMI, pacchetto comprensivo di aereo, piloti, manutenzione e assicurazione) e applicano penali finanziarie ferree in caso di intoppi procedurali.

L'architettura dei voli privati

Come emerge dalla documentazione d'appalto e dai capitolati ufficiali di Varsavia, la catena d'intermediazione d'appalto, strutturata sul Bando Quadro pluriennale FWC OP/343/2017/JL/AG dal valore complessivo di 20 milioni di euro, divide il budget europeo in due distinti canali di spesa: un primo lotto da 18 milioni di euro destinato ai voli charter programmati su grande scala e un secondo lotto da 2 milioni di euro riservato alle Short Notice Missions, ossia missioni d'emergenza a rilancio rapido in cui i broker sono contrattualmente obbligati a fornire un aereo ed equipaggio pronti al decollo con un preavviso minimo di soli 5 giorni.

Ogni singolo volo di deportazione viene assegnato attraverso veloci "mini-gare" commerciali tra i due broker partner. Frontex invia la richiesta di volo tramite un modulo standardizzato, i broker interrogano il mercato privato e formulano un'offerta vincolante entro 7 giorni. L'agenzia europea valuta le proposte assegnando il 60% del punteggio alla sicurezza tecnica del velivolo e il 40% al prezzo, scegliendo aerei classificati in quattro dimensioni: dalle Categorie 1 a doppio corridoio (come Airbus A330 o Boeing 767 capaci di trasportare fino a 300 persone verso l'Asia o l'Africa subsahariana), fino alle Categorie 4 regionali a turboelica per le tratte brevi nei Balcani.

In questa architettura commerciale, ogni ritardo o intoppo al gate d'imbarco si traduce in una perdita economica immediata. I contratti d'appalto impongono infatti tre clausole finanziarie capestro che stringono le autorità di pubblica sicurezza in una vera e propria morsa contabile:

  • La penale d'annullamento dell'ultimo minuto: Se un'operazione di rimpatrio viene cancellata con più di 7 giorni di anticipo, Frontex non sostiene alcun costo. Se la cancellazione avviene tra 7 giorni e 48 ore prima della partenza, scatta una penale del 10%. Ma se l'annullamento viene comunicato a meno di 48 ore dal decollo, ad esempio per un rifiuto d'imbarco del pilota causato dai disordini o dal panico di una famiglia al gate, le istituzioni europee sono tenute a pagare obbligatoriamente al broker privato una penale pari al 90% dell'intero valore del contratto, bruciando centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico senza che l'aereo abbia staccato le ruote dalla pista.
  • I limiti di rullaggio (Taxiing): Le tariffe orarie dei charter scattano nel momento esatto in cui i carrelli dell'aereo si muovono dal parcheggio. Il contratto copre un massimo di 30 minuti di movimento a terra; qualsiasi prolungamento della sosta ai connettori o lungo le piste dovuto alle resistenze fisiche o emotive di un passeggero prima del decollo fa esplodere istantaneamente le tariffe extra d'assistenza aeroportuale.
  • Le maggiorazioni per cambio programma: Qualsiasi modifica dell'ultimo minuto all'aeroporto di partenza, alla rotta o allo scalo intermedio comporta l'applicazione di sovrapprezzi contrattuali pre-concordati che arrivano a rincarare il costo della gara base fino al 60%-70% in più.

I documenti del Bundestag: charter da 500mila euro e la pioggia di "Refusal to Embark"

Se le istituzioni italiane oppongono sistematicamente il segreto d'ufficio e la riservatezza amministrativa sui costi di questi voli e sulle clausole stipulate con i broker, la prova contabile empirica dell'impatto di queste penali si ottiene analizzando gli atti ufficiali del Bundestag tedesco. Rispondendo alle periodiche interrogazioni parlamentari, il Governo di Berlino rende infatti pubblici i rendiconti finanziari analitici e le tabelle sui rimpatri falliti cofinanziati da Frontex, offrendo una mappa contabile valida per l'intera Unione Europea.

L'esame dei verbali governativi di Berlino rivela sproporzioni e cifre impressionanti: un singolo volo charter congiunto organizzato il 19 maggio 2026 dall'aeroporto di Lipsia con destinazione Pakistan ha raggiunto un costo totale di €518.110, impiegando ben 75 agenti della Polizia Federale (BPOL) per scortare un contingente di appena 33 persone da espellere. Pochi giorni prima, il 12 maggio 2026, un charter partito da Monaco e diretto in Nigeria è costato €379.550, con 46 poliziotti di scorta a fronte di 19 cittadini nigeriani (per un totale reale di 26 persone deportate a bordo dirette anche in Ghana, Senegal e Benin).

I dati dimostrano poi come la presenza della forza pubblica numericamente doppi o tripli il numero dei passeggeri coatti, facendo schizzare la spesa media per la deportazione di un singolo individuo a cifre esorbitanti, comprese tra i 15mila e i 25mila euro a persona.

Le tabelle del Ministero dell'Interno tedesco sui rimpatri non completati svelano un’altra cosa e cioè la dimensione reale dell'incubo procedurale delle forze dell'ordine: il Refusal to Embark (RTE), ovvero il rifiuto d'imbarco.

Di cosa si tratta? In base alle normative internazionali dell'aviazione civile (ICAO ed EASA), l'autorità suprema a bordo dell'aeromobile non spetta alla Polizia né agli ispettori di Frontex, ma esclusivamente al Comandante del volo civile. Se al gate d'imbarco, sulla scaletta o nei primi file dell'aereo un bambino entra in una crisi di panico incontrollabile, se piange disperatamente o se lo stress della famiglia genera tensione, il pilota ha il diritto e il dovere formale di dichiarare i passeggeri incompatibili con la sicurezza della navigazione e rifiutarne l'imbarco. I rendiconti ufficiali del Bundestag registrano infatti che, nel solo primo semestre del 2026, la prima causa in assoluto di fallimento dei rimpatri su voli di linea è stata proprio il rifiuto d'imbarco opposto dai piloti: ben 280 casi, catalogati sotto la voce ufficiale Beförderungsverweigerung LVG/Luftfahrzeugführer. Si tratta di un dato che stacca nettamente la seconda causa in classifica, rappresentata dalla resistenza passiva dei passeggeri (93 casi), seguita dai motivi medici (52 casi) e dalla resistenza attiva (35 casi). Un dato che dimostra quanto basti la fermezza di un singolo comandante per far saltare la procedura ordinaria e spingere gli apparati di sicurezza verso la soluzione più estrema e costosa.

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280 casi di rifiuto d'imbarco opposto dai piloti (Beförderungsverweigerung LVG/Luftfahrzeugführer)

Quando un rimpatrio su volo di linea fallisce perché il comandante si rifiuta di imbarcare una famiglia in preda al panico, l'unica strada rimasta alle forze dell'ordine per eseguire l'espulsione è infatti ricorrere ai charter privati di Frontex. Ma se la crisi di panico o la protesta del minore si verifica direttamente al gate di un volo charter privato da oltre 300mila euro, il rifiuto del pilota fa decollare il velivolo vuoto, facendo scattare, come abbiamo visto, la clausola penale del 90% a favore delle società di brokeraggio e bruciando l'intero budget pubblico.

Dai verbali di Berlino: manette ai minori e famiglie spezzate al gate

Che dietro le fredde cifre delle penali e dei blocchi dei piloti vi sia la cruda realtà del trauma infantile non è un'ipotesi teorica, ma quanto messo nero su bianco dagli stessi organismi europei di controllo. Nella premessa agli atti del Bundestag (Drucksache 21/7637 del 17 agosto 2026), il Governo tedesco ha infatti recepito i verbali della Commissione nazionale per la prevenzione della tortura, che raccontano cosa accade sul campo quando un'operazione d'imbarco sfugge di mano alle forze dell'ordine.

Non si tratta di eccezioni sanitarie, ma dell'incapacità della macchina delle espulsioni di gestire le fragilità senza ricorrere alla forza o alla separazione dei nuclei. Tra le pieghe del report affiorano infatti immagini di coercizione: come la storia di un bambino di nove anni affetto da autismo, prelevato di notte in auto in Renania insieme alla famiglia e trasferito all'aeroporto di Berlino per essere deportato in Armenia. Alla vista della folla e del trambusto del terminal, il piccolo è entrato in una crisi incontrollabile che ha costretto la polizia a bloccare la procedura per lui e per la madre, imbarcando però la nonna da sola sul volo e spezzando di fatto il nucleo familiare. In un altro intervento di rimpatrio scattato in Assia, una madre ha subito un severo crollo emotivo alla vista degli agenti, mentre il padre e la figlia minorenne venivano caricati sulle gazzelle verso l'aeroporto di Francoforte. Durante il tragitto, la ragazzina è stata immobilizzata con manette in acciaio strette dietro la schiena per "contenerne l'agitazione": una misura di forza a tal punto sproporzionata che la stessa Polizia Federale si è rifiutata di prendere in consegna la minore e il padre, cancellando il rimpatrio.

Le e-mail segrete di Varsavia: la psicologia della distrazione e le finzioni d'ufficio

È in questo contesto che si inserisce il lavoro a tavolino svolto negli uffici dell'agenzia a Varsavia. I dettagli più sconcertanti sull'operazione emergono proprio dalla fitta corrispondenza desecretata tra i dirigenti europei, i grafici e i consulenti psicologi (che non saranno invece mai presenti sul campo al momento dell'imbarco) ingaggiati dall'agenzia. Nelle e-mail e nelle schede di lavoro analizzate da Fanpage.it, la reale funzione dell'Activity Book e la scelta di manovrare la percezione dei bambini vengono ammesse dai tecnici di Frontex senza ricorrere a filtri diplomatici: "Sappiamo che quando i bambini sono distratti e attivi, possono dimenticare per un po' i sentimenti di tristezza."

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Mail desecretata

Nei verbali tecnici, viene poi messa direttamente nero su bianco la scelta di estendere il formato dell'OIM alle deportazioni coatte: "Sebbene il libretto si basi sul Doeboek scritto dall'OIM per le famiglie in situazione di ritorno volontario, lo useremo per tutte le situazioni".

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Mail desecretata

Nelle note a margine dei testi, gli psicologi raccomandano espressamente di intervenire per deviare l'attenzione del minore ed evitare reazioni emotivamente incontrollabili prima di salire a bordo: "I bambini piccoli in quella fascia d'età sono facilmente influenzabili e si può cambiare il loro umore spostando l'attenzione su qualcos'altro… Non dovremmo enfatizzare i sentimenti negativi". Questa volontà di anestetizzare la percezione ha guidato la rappresentazione visiva della coercizione fisica. Nelle note di revisione delle illustrazioni si legge infatti: "Su raccomandazione degli esperti esterni, non abbiamo descritto la possibilità che i bambini vedano l'uso della contenzione fisica o dell'aggressività; al suo posto, nelle immagini viene mostrato un uomo in manette."

Per smorzare l'impatto di quella scena di arresto nello sfondo aeroportuale, gli agenti di scorta sono stati camuffati con variopinte pettorine sgargianti, trasformando la presenza della polizia in un gioco a quiz illustrato in cui si chiede al bambino: "Di che colore pensi che sarà la pettorina dell'agente di scorta?"

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"Di che colore pensi che sarà la pettorina dell'agente di scorta?", Activity Book.

Addentrandosi nello scambio tra i funzionari, la corrispondenza svela la profonda scissione tra la burocrazia di Varsavia e la cruda realtà sul terreno: i vertici di Frontex volevano infatti inizialmente raffigurare i centri di permanenza e trattenimento come strutture idilliache, corredate da parchi giochi e stanze confortevoli. Sono stati gli stessi esperti interni a dover fermare i dirigenti, annotando nei commenti a lato: "Ho lavorato in diverse strutture… la realtà è ben diversa. Non dovremmo promettere qualcosa o creare false aspettative che non possiamo garantire, specialmente per i bambini".

Non solo: per evitare di condurre test sul campo con bambini sottoposti a vere procedure di espulsione, nelle e-mail si ammette che il gradimento delle illustrazioni è stato stabilito direttamente tra i corridoi dell'agenzia: "Abbiamo condiviso i diversi bozzetti dei tratti del viso con i figli dei colleghi e finora la maggior parte dei voti è andata alla prima opzione! :)". Perfino la scelta del nome è stata segnata da scivoloni interni, quando la proposta iniziale di intitolare il volume DoBook è stata scartata soltanto dopo che un funzionario ha inviato una nota di protesta spiegando che il nome gli ricordava "il Dybbuk, un demone della mitologia ebraica e polacca… una sorta di anima smarrita dei morti".

Il vero motivo del kit

Sarebbe proprio in questo preciso snodo finanziario che si ricomporrebbe la vera ed essenziale funzione dell'Activity Book e della Toolbox for Children di Frontex. Non si tratterebbe dunque di una mera opera di sensibilità pedagogica né di un semplice strumento di tutela dei diritti dell'infanzia, ma di un economico ed efficace anestetico d'imbarco. Consegnare un album con gli adesivi, i pastelli e i giochi da colorare pochi minuti prima di salire la scaletta serve a tenere occupato il bambino per i 45 minuti decisivi del pre-imbarco: un espediente per distrarne la percezione per il tempo strettamente necessario a superare il controllo del comandante, evitando che l'esplosione del suo trauma inneschi il Refusal to Embark e faccia collassare un'operazione da centinaia di migliaia di euro.

Il ruolo dell'Italia e la risposta di Frontex

In Italia, la centralità delle operazioni d'espulsione ad alto rischio finanziario ha una continuità sistemica che la documentazione europea d'accesso agli atti permette di ricostruire. I registri declassificati di Frontex (PAD 2026-00275) mostrano infatti come, nei soli primi sette mesi del 2026, l'Italia sia stata lo Stato capofila nell'organizzazione di ben 19 voli charter di deportazione, trasferendo coattivamente 579 persone verso destinazioni quali Egitto, Nigeria, Bangladesh e Pakistan. In ben 4 di queste operazioni guidate dalle autorità italiane, compreso un charter da 50 espulsi diretto a Lagos il 6 maggio 2026, gli osservatori indipendenti a bordo erano pari a zero.

In questo imponente apparato aeroportuale, privo di presidi psicologici e spesso persino di monitoraggio esterno, le garanzie sui minori restano una nebulosa. Pur non potendo essere destinatari di un decreto d'espulsione individuale, i figli minori vivono a tutti gli effetti l'allontanamento coatto, venendo imbarcati sotto la scorta della polizia insieme ai genitori per non separare la famiglia. Ciononostante, dai rendiconti ufficiali del Garante Nazionale affiora che le rilevazioni statistiche sulle persone espulse con scorta DEPA (Departee Escorted) partono tassativamente dai 18 anni compresi in su: poiché l'atto formale è intestato esclusivamente ai genitori maggiorenni, i bambini ‘al seguito' scompaiono dai conteggi d'età dello Stato. Un'invisibilità burocratica che li rende trasparenti per le statistiche nazionali, proprio mentre a livello europeo si finanziano kit e manuali per gestire la loro presenza ai gate.

Un utilizzo del materiale d'infanzia da cui lo stesso Consultative Forum on Fundamental Rights di Frontex (il tavolo di garanzia che riunisce enti come UNHCR e Save the Children) ha preso formalmente le distanze, specificando nel suo ultimo Report che la revisione dei testi "non implica in alcun modo l'approvazione del prodotto finale" e denunciando come i suggerimenti sulla tutela dei minori vengano regolarmente ignorati dagli uffici operativi di Varsavia. In parole povere: l'organismo indipendente di garanzia interno a Frontex chiarisce che aver visionato le bozze non significa avallare il risultato, né tantomeno mettere la propria firma o il proprio marchio di garanzia su un'operazione burocratica che scavalca le tutele dei più piccoli.

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"La revisione del documento da parte del Forum Consultivo non implica l'approvazione del prodotto finale", Report 2024 del Frontex Consultative Forum on Fundamental Rights

Per fare luce su questo corto circuito, Fanpage.it ha presentato da tempo una richiesta formale di Accesso agli Atti (PAD) a Frontex. Scaduti i primi 15 giorni lavorativi, l'agenzia di Varsavia ha comunicato una proroga di ulteriori 15 giorni per la lavorazione del fascicolo, confermando l'istruttoria in corso sui materiali e i corsi destinati all'Italia. In attesa dei dati di dettaglio, la documentazione di Varsavia e le rotte dei charter restituiscono l'immagine di un sistema a doppio binario: da un lato la retorica della trasparenza e dei diritti, dall'altro un imponente business delle deportazioni in cui la tutela dell'infanzia scivola inevitabilmente dietro le esigenze di bilancio e la tenuta delle operazioni di volo.

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