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Muore a 93 anni Toshifumi Suzuki, il re dei 7-Eleven giapponesi: ha rivoluzionato l’immagine dei konbini

È morto all’età di 93 anni Toshifumi Suzuki, pioniere dei 7-Eleven in Giappone. Rivoluzionò il modello dei convenience store giapponesi.
Toshifumi Suzuki nel 2008
Toshifumi Suzuki nel 2008

È morto all'età di 93 anni Toshifumi Suzuki, l'uomo che ha rivoluzionato il concetto dei convenience store 7-Eleven, i konbini giapponesi diventati parte della cultura pop del paese. Ad annunciarne la scomparsa per insufficienza cardiaca è stato il gruppo di cui è stato lo storico presidente e amministratore delegato. "Esprimiamo la nostra sincera gratitudine per il sostegno e l'affetto che ha ricevuto nel corso della sua vita e della sua carriera", si legge nella nota di Seven & i Holdings.

Suzuki nasce a Nagano nel 1932 in una famiglia numerosa. Al principio si dedica alla politica per poi passare agli affari come dirigente per la catena di supermercati Ito-Yokado Co. La vera svolta arriva negli anni Settanta quando si reca in visita di lavoro negli Stati Uniti: qui scopre per la prima volta 7-Eleven. Dopo quel primo contatto l'uomo decide di esportare in Giappone il modello del minimarket aperti a lungo anche di notte e dove è possibile trovare qualsiasi cosa.

Quell'intuizione si dimostra corretta e in breve tempo i convenience store ispirano manga, serie, film diventando parte della cultura popolare. I 7-Eleven diventano parte dell'immaginario che gira intorno ai salaryman, gli impiegati che lavorano sino allo stremo per poi abbandonarsi esausti – o ubriachi – davanti ai minimarket con un onigiri tra le mani.

Nel 1990, Suzuki acquisì la società madre americana dopo che questa dichiarò bancarotta ed espanse la sua attività a livello globale. Ancora adesso, come riporta il Times of Japan, 7-Eleven rimane la catena più grande con 21.941 punti vendita in tutto il Giappone e un totale di 85.000 negozi in tutto il mondo.

La storia del 7-Eleven e di Suzuki è anche lo specchio della lotta intestina e agguerrita delle grandi company giapponesi. Nel 2016, all'età di 84 anni, si dimise dalla carica di CEO a seguito di una disputa con il consiglio di amministrazione. In seguito giustificò la scelta con la volontà di una assumersi la responsabilità del fallimento di un rimpasto dirigenziale. Ma soprattutto, si è rifiutato di nominare un successore perché "nessuno era degno dell'incarico".

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