Morto El Piturris, l’influencer assassinato in Messico: è l’ultimo creator vittima dei cartelli della droga

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José Luis Esparza
José Luis Esparza, 37 anni, conosciuto come El Piturris, è stato ucciso a colpi di pistola in una taqueria di Ciudad Obregón, in Sonora. Poche ore prima aveva fatto una diretta sui social. Il suo omicidio arriva dopo una lunga serie di creator digitali assassinati a Sinaloa, nel pieno della guerra tra le fazioni dell’omonimo, famigerato Cartello.

Ucciso mentre lavorava nella sua taqueria, poche ore dopo aver fatto una diretta sui social. José Luis Esparza, conosciuto come "El Piturris", è l'ultima vittima di una lunga serie di omicidi che negli ultimi due anni ha colpito creator e influencer in Messico. Il 37enne è stato assassinato a colpi di pistola a Ciudad Obregón, nello Stato di Sonora. Secondo la Fiscalía, un uomo gli ha sparato mentre si trovava nella taqueria di famiglia Los Güichos e poi è fuggito in moto insieme a un complice. Sul posto sono stati trovati due bossoli calibro .40. Non è ancora stato chiarito il movente.

Esparza era conosciuto sui social come "El Piturris" e collaborava con La Guarida Podcast, un progetto del gruppo di media digitali Desde la O. Nei suoi video pubblicava soprattutto contenuti ironici e momenti della vita quotidiana a Ciudad Obregón, tra piazze, palestre e stadi di baseball. Poco prima dell'agguato aveva anche trasmesso in diretta dalla taqueria.

La sua morte arriva poco più di un mese dopo quella di César Gastélum, 25 anni, assassinato a Culiacán, nello Stato di Sinaloa, il 4 agosto. In quel caso sì, l'omicidio è stato ripreso durante una diretta. Gastélum stava registrando contenuti insieme ad altri due giovani all'esterno di un fast food quando una moto si è avvicinata. Uno degli uomini a bordo è sceso e gli ha sparato alla testa. Le immagini dell'agguato sono poi circolate sui social e sui canali di messaggistica.

La morte di Gastélum è diventata uno dei simboli della violenza che ha investito i creator di Sinaloa. Il Gabinetto di sicurezza messicano ha fatto sapere che tra le ipotesi investigative c'è anche quella legata ai contenuti pubblicati dal giovane, alcuni dei quali facevano riferimento a una fazione del crimine organizzato. La famiglia ha però chiesto di evitare speculazioni sui suoi presunti rapporti con il narcotraffico.

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José Luis Esparza detto El Piturris

Messico, la lunga scia di sangue tra gli influencer di Sinaloa

La vicenda si inserisce in una sequenza cominciata nel 2024, quando Sinaloa è precipitata nella guerra interna tra Los Chapitos, la fazione legata ai figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán, e La Mayiza, schierata con la famiglia di Ismael "El Mayo" Zambada. Nei mesi successivi sono comparsi sui social e nelle strade volantini con nomi di influencer, musicisti e altre persone pubbliche accusate di essere vicine a una delle due fazioni. Alcuni degli omicidi successivi hanno coinvolto persone presenti in quelle liste, ma le autorità non hanno stabilito pubblicamente un collegamento per tutti i casi.

Il primo nome della sequenza è quello di Juan Carlos "El Chilango", ucciso il 19 ottobre 2024. Era conosciuto per i suoi video su TikTok e faceva parte dell'ambiente degli influencer di Sinaloa. Poco più di un mese dopo, il 23 novembre, è stato assassinato Jesús Miguel Vivanco García, "El Jasper". Il suo corpo è stato trovato in una strada sterrata nella zona di Culiacán, con segni di tortura e ferite da arma da fuoco. Era stato rapito due giorni prima.

Il 9 dicembre 2024 è toccato a Leobardo Aispuro Soto, "Gordo Peruci", youtuber e creator seguito da centinaia di migliaia di persone. Gli uomini armati sono entrati nella zona della sua abitazione a Culiacán e gli hanno sparato. Nell'agguato è rimasta ferita anche la moglie. Aispuro pubblicava soprattutto sketch, scherzi, sfide e contenuti sulla sua vita quotidiana. Il suo nome era comparso nelle liste diffuse durante il conflitto tra le fazioni del cartello.

A gennaio 2025 la sequenza è proseguita con Agustín Paul Duarte, "El Pinky". Il suo corpo è stato trovato il 10 gennaio a Culiacán, con ferite da arma da fuoco e segni di violenza. Il giovane faceva parte del canale Los Plebes de Barrancos e realizzava video di scherzi e challenge.

Pochi giorni dopo, il 23 gennaio, è stato ucciso Adalberto Peña, "El Tata", mentre si allenava in una palestra di Culiacán. Sui social pubblicava soprattutto contenuti dedicati al fitness, alle sue routine e alla motivazione. Anche in questo caso sono circolate ricostruzioni su presunti rapporti con ambienti criminali, senza che queste accuse siano state confermate ufficialmente.

Il 22 marzo 2025 è scomparso Víctor Manuel, "El Brasileño", conosciuto per i suoi contenuti sulle motociclette. Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, un gruppo di uomini armati lo avrebbe portato via dal suo laboratorio. Cinque giorni dopo il suo corpo è stato trovato a Culiacán.

Pochi giorni più tardi, il 28 marzo, è stato assassinato in Baja California Gail Castro, "Gail Toys", fratello del noto influencer Markitos Toys. Il suo caso è quindi diverso dagli altri perché l'omicidio è avvenuto fuori da Sinaloa, ma viene inserito nelle ricostruzioni della sequenza proprio per i suoi legami con l'ambiente degli influencer sinaloensi.

Il 16 novembre 2025 è stato assassinato a Culiacán Gerardo Moya, "El Jerry". Viaggiava a bordo di una camionetta quando è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. Sui suoi profili pubblicava immagini di auto di lusso, armi e contenuti legati alla musica regionale. L'agguato è avvenuto a poche centinaia di metri dalla sede della Fiscalía General de Sinaloa.

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César Gastélum

Poi, il 4 agosto 2026, è arrivato appunto il caso di César Gastélum, quello che più di tutti ha riportato l'attenzione internazionale sulla sequenza. Il giovane stava facendo una diretta a Culiacán quando due uomini in moto gli si sono avvicinati. Uno è sceso e lo ha ucciso con un colpo di pistola. Le autorità federali hanno successivamente arrestato uno dei presunti aggressori e la Fiscalía General de la República ha assunto l'indagine.

La guerra dei cartelli della droga arriva sui social

Nel frattempo, la violenza aveva raggiunto anche altri creator messicani. Il 13 maggio 2025, a Zapopan, nello Stato di Jalisco, è stata uccisa Valeria Márquez, influencer di 23 anni conosciuta soprattutto per i suoi contenuti sul beauty. La giovane si trovava nel suo salone quando un uomo è entrato e le ha sparato mentre era impegnata in una diretta su TikTok. Il caso, indagato come femminicidio, ha fatto il giro del mondo proprio perché l'omicidio è rimasto registrato nella trasmissione.

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Valeria Márquez

Il 16 agosto 2025 è stato invece ucciso in Morelos Camilo Ochoa, "El Alucín", originario di Sinaloa e conosciuto per i suoi racconti sul mondo del narcotraffico. Ochoa aveva raccontato in diverse interviste di essere stato in passato vicino al Cartello di Sinaloa e aveva una forte presenza sui social. Il suo nome compariva tra quelli indicati nei messaggi e nelle ricostruzioni legate alla guerra tra le fazioni.

Ora El Piturris. Il suo omicidio è avvenuto però a centinaia di chilometri da Culiacán, nella vicina Sonora, e non ci sono al momento elementi per collegarlo alla guerra interna del Cartello di Sinaloa. Per questo il suo nome va tenuto distinto dalla sequenza degli omicidi di creator che ha attraversato Sinaloa negli ultimi due anni.

Quello che emerge dai diversi casi è comunque un fenomeno più ampio: i social sono diventati uno spazio sempre più intrecciato alla guerra tra i gruppi criminali messicani. In Sinaloa alcuni creator hanno raccontato, mostrato o commentato personaggi e simboli della criminalità organizzata, mentre i cartelli hanno utilizzato a loro volta TikTok, Facebook, Telegram e altri canali per diffondere messaggi, minacce e propaganda. Gli omicidi non hanno però tutti lo stesso movente e, per la maggior parte delle vittime, non esiste una conferma ufficiale di un legame con i gruppi criminali.

Il dato stesso della sequenza cambia a seconda di come vengono classificati i casi: alcune ricostruzioni parlano di nove creator uccisi, altre arrivano a dieci o includono vittime legate al mondo degli influencer ma assassinate fuori da Sinaloa. È quindi più corretto parlare di una serie di almeno nove omicidi di creator collegati alla crisi di Sinaloa, piuttosto che di una lista ufficiale di vittime.

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