Della Vedova (+Europa) ricorda Emma Bonino: “Aveva una grande tigna ma sapeva ascoltare tutti: perdo un mito”
A 78 anni, la leader radicale Emma Bonino è morta dopo oltre cinquant'anni di battaglie per i diritti che l'hanno resa una tra le figure più note e stimate del panorama politico italiano ed europeo, ricevendo attestati di stima e cordoglio da tutti gli schieramenti. Fanpage.it ha intervistato Benedetto Della Vedova, con cui Bonino fondò +Europa nel 2017. I due, prima di questo ricongiungimento, avevano condiviso anni di militanza nei radicali e poi si erano allontanati.
Onorevole, qual è il suo primo ricordo di Emma Bonino?
Prima di incontrarla sono stato un grande ascoltatore di Radio Radicale per tanti anni, quello era un mezzo per conoscere bene la politica e la vita radicale. Il mio primo ricordo personale risale alla fine di luglio del 1994, quando venni cooptato nella segreteria dei Club Pannella-Riformatori. Alla fine della tre giorni di assemblea costituente ci trovammo in circolo. Ero molto emozionato, perché c'erano Pannella, Bonino, Taradash e tutti gli altri miei miti politici.
Quello fu il mio primo vero incontro con Emma. Pannella si lamentava del fatto che io il giorno dopo sarei partito per un viaggio che avevo programmato, mentre lui voleva che fossimo tutti già pronti in agosto a lavorare con lui. Marco mi disse: "Guarda che ti faccio cancellare il biglietto aereo", e lei intervenne a difesa mia e delle mie vacanze.
Per chi si avvicinava alla politica con i radicali in quegli anni, la figura di Emma Bonino insieme a quella di Marco Pannella cosa significava?
Per chi aveva una passione politica era un binomio, quello Pannella-Bonino, fatto di storie, esperienze e qualità diverse. Emma ha sempre avuto un talento straordinario per dare corpo alle battaglie, trasformare le idee in iniziativa politica.
Era questa la sua più grande forza?
Aveva grande "tigna", come diceva lei, una grande tenacia nell'organizzare le iniziative politiche sempre volte al raggiungimento di un obiettivo. Sia le battaglie storiche sui diritti civili – divorzio, aborto… – sia le grandi campagne internazionali. Prima che diventasse commissaria europea, poi da commissaria europea e da ministro: penso alla moratoria per la pena di morte, le iniziative in sede delle Nazioni Unite sulle mutilazioni genitali femminili, sui matrimoni precoci e forzati, la convenzione contro le mine antipersonali. La grande battaglia per l'istituzione della Corte Penale Internazionale, la Corte dell'Aja.
In tutte queste cose Emma ha sempre dimostrato uno straordinario talento per organizzare le iniziative politiche, tessere rapporti a livello internazionale e organizzare le energie e le persone per gli obiettivi.
Dal punto di vista degli elettori, Bonino ha sempre avuto una grande credibilità personale, una forza che poteva sembrare anche durezza, la "tigna" di cui ha parlato. A livello personale, com'era?
È stata una persona molto schietta. Non so se sia la parola giusta, probabilmente servirebbe una parola in piemontese (Bonino era di Bra, in provincia di Cuneo, ndr), che non conosco. Era molto diretta, senza troppi fronzoli. Diceva quello che ti doveva dire, senza perifrasi. Però poi era capace di entrare in sintonia, innanzitutto sulla politica.
Negli ultimi tempi, quelli del ritiro dalla scena pubblica, eravate rimasti in contatto?
Più o meno tutte le settimane andavo a trovarla e a scambiare un po' di idee, soprattutto sulle cose internazionali, che erano il suo grande interesse. Le seguiva con passione. Con i suoi contatti internazionali ed europei non perdeva di vista le vicende europee e non solo, in tempi in cui l'analisi internazionale è sempre più decisiva per la vita dei Paesi, ma dei singoli cittadini.
Negli anni le vostre traiettorie politiche sono andate, per un certo periodo, in direzioni diverse. Nel 2005-2006 con i Riformatori liberati lei si è avvicinato al centrodestra mentre Bonino lanciava la Rosa nel pugno. Poi vi siete riuniti in quello che è diventato +Europa. In quegli anni avete mantenuto i rapporti? E com'è stato poi tornare nello stesso schieramento?
Anche quando abbiamo preso direzioni un po' diverse ci siamo sempre sentiti e ho sempre partecipato alle iniziative dei radicali e di Emma sulle questioni internazionali, che sono quelle che più ci hanno unito. Poi lei ha fatto il ministro degli Esteri nel 2013 in un governo che io sostenevo. Quando sono diventato sottosegretario per gli Affari esteri, arrivando alla Farnesina subito dopo che lei se n'era andata da ministro, poter parlare delle cose che facevo o avrei dovuto fare con lei è sempre stato importante.
Nel 2016 andai da lei e le dissi: "Senti Emma, voglio fare una cosa che si chiama Forza Europa", che poi è diventata +Europa. Non una cosa radicale, ma in cui potessero stare tutti i radicali. Grazie a lei, che partecipò ai primi eventi di Forza Europa e mi sostenne nell'idea (allora non così scontata) di creare un soggetto politico in Italia che già dal nome individuasse l'Europa come tema principale, è nata +Europa.
Cosa lascia Bonino alla politica italiana?
Lo stiamo già vedendo e lo vedremo nelle prossime ore, credo che a livello politico riceverà un tributo prima di tutto popolare, delle donne e degli uomini che hanno sempre visto nelle sue battaglie sui diritti civili e sui diritti umani un contributo straordinario alla propria vita e a quella degli altri. E arriverà insieme al tributo delle figure internazionali ed europee che ne hanno conosciuto la forza straordinaria nell'attività politica.
Lascia anche, nella grande storia radicale con Marco Pannella, l'idea che si possano individuare obiettivi necessari a far fare un passo avanti alla società e avere la capacità di perseguirli anche attraverso il dialogo. Emma è sempre stata una personalità di parte, ma ha sempre avuto la capacità di costruire alleanze con tutti per un obiettivo comune.
E cosa lascia a lei personalmente?
Io perdo quello che per oltre trent'anni è stato un punto di riferimento e di confronto continuo, in un rapporto di reciproca stima. Una forza e una popolarità straordinaria di cui, come tanti, ho avuto la fortuna di beneficiare lavorando con lei. È un vuoto vero.
Bonino disse più volte agli italiani: "Amatemi di meno, votatemi di più". In un certo senso, è una massima che la racconta?
Lo diceva sempre, anche negli ultimi anni, quelli di +Europa. È la fotografia della realtà, per lei e per quello che è stato il mondo radicale. Era una donna ammirata, apprezzata e stimata, ma forse alla fine si dava un po' per scontata la sua attività, la sua capacità di fare iniziativa politica. Forse tanti non si sentivano in dovere di votarla, pensando "posso anche votare un altro, tanto la Bonino c'è". La sua popolarità, intesa come vera e propria stima popolare, è sempre stata più ampia dei suoi risultati elettorali.
Mi piace ricordare, però, un momento storico. Nel 1999 io partecipai a quella straordinaria avventura che fu "Emma for President" (la campagna per ‘candidare' Emma Bonino al Quirinale, ndr) e poi delle elezioni europee, dove venni eletto parlamentare europeo con la Lista Bonino. Quell'anno, la Lista Bonino ottenne quasi l'8,5% dei voti, fu la quarta forza del Paese, non una cosa da poco. Almeno quella volta, l'amore e il voto coincisero.