Emma Bonino, la lotta per il diritto all’aborto e la maternità vissuta con le figlie Aurora e Rugiada

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Il rapporto con l’aborto e con la maternità attraversa tutta l’esperienza politica di Emma Bonino: segnata da una gravidanza interrotta clandestinamente, rivolge tutti i suoi sforzi affinché quel diritto per lei negato possa essere concesso a tutte le donne. L’affido di due bambine, Aurora e Rugiada, che la chiamavano “mamma”, è per lei un momento molto intenso: la fanno sentire “buona, utile, necessaria”.

Emma Bonino è morta oggi all'età di 78 anni. La sua carriera politica si intreccia indissolubilmente alla lotta per il diritto all'aborto. Una battaglia che l'ex ministra, storica leader dei Radicali e fondatrice di +Europa ha abbracciato fin dall'inizio, a partire da una dolorosa storia personale, che l'ha segnata: aveva 27 anni quando ha affrontato un aborto, in un periodo in cui l'interruzione di gravidanza era ancora reato. È anche grazie a lei se l'Italia è arrivata alla legge 194, approvata nel 1978.

Lei stessa ha sempre parlato della sua esperienza, pur nella difficoltà di accennare ai fatti privati per accendere il dibattito nella sfera pubblica. E cosi la sua vicenda personale diventa militanza e impegno civile. Nella profonda convinzione che i diritti civili non possano mai essere separati dai diritti sociali, sono un tutt'uno.

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La testimonianza di Bonino e il racconto dell'aborto

"Era la fine del '74, avevo 27 anni ed ero fidanzata (con Marcello Crivellini, ndr). Non usavo contraccettivi perché mi avevano detto che ero sterile. È chiaro che non era così!". Sono le sue parole in un'intervista rilasciata a ‘Gente' nel 2006.

"Non mi sentivo pronta allora – dice – come non mi sono mai sentita in tutta la mia vita, di stipulare con un essere umano un contratto che fosse definitivo, per sempre. È stata l'esperienza più sconvolgente della mia vita. Soprattutto per l'umiliazione che provavo nel dover chiedere aiuto alle amiche, scoprendo, tra l'altro, che l'avevano già fatto tutte. Allucinante bussare alla porta di un medico di Firenze che era un perfetto sconosciuto mettendo la mia vita nelle sue mani. Era una persona intelligente e comprensiva e che poi si è esposto anche su altri temi, per esempio l'eutanasia. Ma mentre ero sul treno che mi riportava a Milano, continuavo a chiedermi perché dovevo comportarmi come una ladra. Così ho cominciato ad aiutare tutte le donne in difficoltà. Prima le mandavo a Firenze. Poi ho saputo che a Milano c'era una tale, Adele Faccio, che aveva aperto nella sede del Partito Radicale un centro per l'aborto ed ho cominciato a indirizzarle da lei. Tornavano serene, tranquille. E un giorno ho deciso che volevo conoscere quella signora. Mi ha insegnato l'abc della politica". E da quel momento per lei la missione diventa garantire a tutte le donne il diritto all'interruzione della gravidanza, denunciando i rischi che migliaia di donne correvano con gli aborti clandestini.

"Quello che mi ha segnato di più è stato l'umiliazione", dirà poi in tv in una recente intervista a Belve, da Francesca Fagnani, "È stata talmente forte che mi sono detta ‘per nessuna mai più'".

Bonino non ci mette solo la faccia, fa molto di più. Insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia – con i quali sarà poi arrestata dopo la pubblicazione nel gennaio del 1975 di un servizio del giornale di destra Il Borghese – avvia un percorso di aiuto pubblico alle donne che vogliono abortire, contribuisce alla creazione del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (Cisa), e si autodenuncia per il reato di procurato aborto, scegliendo la strada della disobbedienza civile per accendere i riflettori sull'aborto clandestino.

È lei stessa Bonino a praticare alcuni aborti, come dimostra una sua celebre foto d'epoca diventata simbolo delle lotte di quegli anni. Utilizza la tecnica della pompa della bicicletta, metodo diffuso nel movimento femminista francese, come da lei raccontato: "Quella in particolare era una tecnica che utilizzava il movimento femminista francese che aveva appena vinto con la legge sull'aborto, approvata nel 1974. Era una tecnica simile all'aspirazione praticata oggi con metodi più scientifici. In quegli anni era usata anche in Cina. Noi l'abbiamo fatto per disobbedienza civile".

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Emma Bonino con Marco Pannella

Le figlie Aurora e Rugiada e l'esperienza della "maternità" per Emma Bonino

Sebbene in più interviste negli anni abbia spiegato di non avere mai considerato l'idea di avere figli biologici, perché "avere figli vuol dire dirsi ‘per sempre'", negli anni Settanta si è legata a due bambine, prendendole in affido: i loro nomi sono Aurora e Rugiada, e la chiamavano "mamma". Erano le figlie di due donne che l'attivista aveva conosciuto attraverso il suo impegno al Cisa (Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto), che avrebbero voluto abortire, ma che non erano riuscite a interrompere la gravidanza perché ormai avevano superato i tempi consentiti dalla legge. Bonino si è occupata di loro per quattro anni, quando le due bambine erano molto piccole. Un affetto speciale le ha unite, che è proseguito anche quando le piccole sono tornate a vivere dalle rispettive famiglie d'origine.

"A un certo punto le ho avute in casa per qualche anno", dice in un'intervista a Vanity Fair. "Forse lì si è sfogata tutta la parte di maternità che potevo dare, poi si è esaurita", spiega Bonino, definendo quella fase "un periodo che ricordo con grande piacere e tenerezza".

"Aurora e Rugiada mi hanno fatto sentire buona, utile, necessaria. E mi davano tutto questo senza la necessità del ‘per sempre' che devi a un figlio. Era la felicità allo stato puro. O forse la gratificazione dell’egoismo allo stato puro", dice.

Il distacco, deciso anche per l'impossibilità di portare avanti parallelamente il lavoro di genitore e quello di militante politica, è stato un altro colpo profondo per Bonino: "Da una casa rumorosa e piena mi sono ritrovata in una casa silenziosa e vuota. Non l'ho sopportato e ho cambiato casa", racconta. "Con Rugiada ho mantenuto dei rapporti molto cari mentre con Aurora no, che d'altronde era la mascotte del partito. Mi chiamavano mamma ed è venuto naturale e abbiamo continuato così. Il distacco è stato terribile". Al punto che Bonino decise di abbandonare la casa in cui aveva vissuto con le bambine, perché troppo carica di ricordi.

Con una delle due, Rugiada, il filo non si è interrotto. "È sposata con figli", dice, ricordando anche una telefonata del 2019, quando la donna, ormai adulta, le annunciò di essere incinta. "Mamma, ho 43 anni e sono di nuovo incinta".

La lotta per il diritto all'aborto, portata avanti fino alla fine

In un'intervista a Fanpage.it, rilasciata nel 2022 in piena campagna elettorale per le Politiche, poi vinte da Giorgia Meloni, l'ex ministra e leader dei Radicali metteva in guardia quanti avrebbero votato per Fratelli d'Italia, perché questo avrebbe potuto comportare un arretramento sui diritti. Ecco un passaggio di quell'intervista, in cui Bonino si diceva preoccupata del programma di Meloni, nonostante la futura premier assicurasse di non voler toccare il diritto all'aborto, ma di voler insistere sulla parte della "prevenzione" poco attuata, a suo dire, nella legge 194:

Secondo me siamo già andati ampiamente indietro. Questa legge 194 non sarà toccata secondo me, dal punto di vista legislativo, ma semplicemente non è applicata in molte Regioni. (Quella di Meloni ndr) È anche più subdola come campagna. Non è così volgare come quella di Orban, ‘facciamo ascoltare il battito dei feti', ‘il cimitero dei feti', tutte queste volgarità probabilmente servono in campagna elettorale, ma io non credo che questo Paese possa e voglia tornare così indietro. Il problema reale è che la legge non la applicano. Se poi vorranno anche cambiarla in Parlamento quello si vedrà.

Ai compagni del centrosinistra invece inviava un monito: sbagliato mettere in contrasto diritti civili e diritti sociali, che sono sempre due facce della stessa medaglia:

I partiti di sinistra, tradizionalmente, hanno sempre pensato che i diritti civili sono roba da ‘pariolini', una roba chic, di cui si occupano i ricchi. Non è così, cerco di spiegarglielo da 30 anni che in effetti si tratta di diritti sociali, perché chi ha soldi ha sempre risolto il problema andando a Londra o a Parigi, e questo vale anche per la legge 40 (fecondazione assistita ndr). Bisogna sempre forzarli, tirarli. Oggi i dem vanno un po' più forte sullo Ius scholae, ma sull'eutanasia per esempio non vogliono proprio sentire.

La legalizzazione della cannabis è un tabù, come se stessimo proponendo chissà cosa…Il disegno di legge fermo in Parlamento prevede la coltivazione di 4 piantine, solo 4, che mi viene da ridere amaro, ed è stato stravolto e annunciato da Salvini come ‘si legalizzano tutte le droghe'. Forse il poveraccio non ha avuto tempo di leggere la legge.

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