Si chiamava Hamdi Mohamed, aveva diciannove anni quando è stata scaraventata dal sesto piano di  un albergo di Mogadiscio, in Somalia. Prima di venire uccisa, come ha testimoniato l'autopsia, Hamdi è stata stuprata dai suoi aggressori. Il delitto è avvenuto nel quartiere di Waberi, nel Central Deistrict Business della capitale somala, lo scorso venerdì 11 settembre. Sul caso è in corso un'indagine della polizia locale, ma proprio in questi giorni la popolazione è scesa in piazza a Mogadiscio in sostegno della famiglia Mohamed, per chiedere una soluzione rapida del caso. La polizia ha fatto sapere che quattro sospetti sono stati arrestati in relazione al raccapricciante stupro e all'omicidio della ragazza.

Anche sui social la vicenda ha suscitato clamore. Numerosi commenti di affetto e vicinanza per la famiglia della vittima sono stati condivisi con l'hashtag #JusticeForHamdi, diventato popolare su Twitter. All'attenzione pubblica è stato portato il fenomeno, che peraltro ha subito un notevole incremento negli ultimi tempi, dei rapimenti e delle aggressioni sessuali in Somalia. Non ci sono leggi specifiche che sanzionino i reati di molestie sessuali e questa scappatoia – secondo alcune organizzazioni per i diritti umani – renderebbe le potenziali vittime ancor più vulnerabili. "Come può la Somalia affrontare efficacemente lo stupro quando la legge sui reati sessuali (2018) redatta con l'aiuto della società civile resta bloccata in parlamento e soggetta a continui emendamenti da parte di parlamentari islamisti e tradizionalisti?". Così Rashid Abdi, analista dei Paesi del Corno d'Africa.