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Ieri, la manifestazione a Teheran, in Iran, organizzata dall'opposizione per esprimere solidarietà nei confronti delle rivolte in Egitto e in Tunisia, ha trovato la violenta opposizione delle forze dell'ordine iraniane. Secondo alcune fonti, gli scontri a Teheran hanno portato alla morte di una persona e 200 arresti.

Questa manifestazione a cui hanno partecipato migliaia di persone, è la prima organizzata dal partito riformista dell'Iran, dopo le proteste del Dicembre del 2009, a seguito delle quali otto persone furono uccise. Per queste dimostrazioni di solidarietà, Mirhossein Mousavi e Mehdi Karroubisi, i leader dell'opposizione, speravano inizialmente nel favore della autorità iraniane, che inizialmente avevano espresso il loro sostegno ufficiale alle manifestazioni arabe, ma poi il Governo si è rifiutato di appoggiare l'iniziativa. Tuttavia, i capi del partito riformista hanno confermato il raduno, nonostante il monito del Governo di non scatenare una "crisi di sicurezza".

Inoltre, a seguito degli scontri avvenuti a Teheran, i  parlamentari iraniani hanno chiesto ai giudici di condannare a morte i capi del partito riformista colpevoli di aver fomentato i disordini. Già in passato, le autorità iraniane avevano accusato Mousavi e Karroubi di complottare con le forze occidentali per rovesciare il regime, e ora in un comunicato riferiscono che i leader del partito riformista "sono corrotti sulla Terra e dovrebbero essere processati": l'espressione "corrotti sulla terra" costituisce un capo d'imputazione che comporta la pena di morte in Iran. Gholamhossein Mohseni-Ejei, il portavoce dell'ordine giudiziario ha commentato: "Quelli che hanno alimentato il disordine pubblico ieri saranno affrontati fermamente e immediatamente" Ma l'accusa si allarga anche agli Stati Uniti, ritenuti responsabili di appoggiare l'opposizione e le proteste di Teheran: "Il principale obiettivo degli americani era di replicare i recenti eventi occorsi in Medio Oriente in Iran per distogliere l'attenzione da quei paesi", ha annunciato alla radio di Stato, Ali Larijani, il presidente del Parlamento dell'Iran.