Marò indagati dalla procura militare per violata consegna

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati iscritti nel fascicolo subito dopo la morte dei due pescatori indiani nel febbraio 2012. I magistrati indagano nei loro confronti anche per “dispersione di oggetti di armamento militare”. Ora si valuta se trasmettere gli atti anche alla procura ordinaria che indaga per il reato più grave di omicidio volontario.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono indagati dalla Procura militare di Roma per “violata consegna aggravata” e “dispersione di oggetti di armamento militare”. E' quanto si è appreso da fonti giudiziarie al termine dell'interrogatorio di Girone da parte del procuratore Marco De Paolis. Presente anche Latorre, che però non è stato interrogato perché era già stato ascoltato una decina di giorni fa. Con le suddette ipotesi di reato la magistratura intende capire se, sparando, i due marò abbiano rispettato le regole di ingaggio e se abbiano “disperso” i proiettili sparati. I due militari si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie in servizio anti-pirateria a protezione del mercantile. Sebbene la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura militare si stata diffusa oggi, 20 marzo,  il fatto risale a poco dopo la morte dei due pescatori indiani, per la quale New Delhi vorrebbe processare i militari italiani, reclamando la giurisdizione sul caso. La procura militare sta valutando la trasmissione degli atti ai magistrati ordinari, che indagano per il più grave reato di omicidio volontario. Lo ha confermato all'Ansa lo stesso procuratore militare di Roma, Marco De Paolis. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Elisabetta Ceniccola, titolari del fascicolo, hanno disposto anche una perizia sul computer e sulla macchina fotografica della nave. Dovrebbe svolgersi il 28 marzo prossimo in contraddittorio tra le parti, ossia alla presenza di esperti in rappresentanza degli indagati. In ogni caso Latorre e Girone non torneranno in India. A margine dell'interrogatorio, fonti di Governo hanno ribadito che "l'Italia è sicura di avere la giurisdizione sul caso", pur auspicando "l'apertura di un arbitrato internazionale" per la soluzione della controversia.

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