Doveva arrivare il coronavirus, sono arrivate le locuste. 100 o 200 miliardi di insetti – dura contarli – hanno invaso nelle scorse settimane il corno d’Africa. Sono partite dallo Yemen, in quella che è una migrazione con pochi eguali nella storia, e nel giro di pochi giorni sono diventate motivo di emergenza alimentare e sanitaria in un’area del mondo che solo pochi mesi fa è uscita da una terribile carestia. In questo momento, mentre state leggendo, ci sono 13 milioni di persone a rischio, che potrebbero diventare molti di più se le locuste arriveranno in Kenya e in Tanzania.

Il direttore per le emergenze della Fao ha richiesto 76 milioni di dollari alla comunità internazionale per fronteggiare l’emergenza ma per ora ne ha raccolti solo 20. Più o meno quanto è costato il festival di Sanremo, edizione 2020. E no, non lo diciamo per fare della demagogia di bassa lega, ma per denunciare quanto poco ci stiamo curando delle piaghe bibliche – questa volta nel vero senso della parola – che stanno accadendo di fronte ai nostri occhi. Soprattutto, di quanto la nuova “coscienza green”dell’Occidente – virgolette d'obbligo: ci dispiace, Greta – alla prova dei fatti, si riveli poco più di una cannonata di coriandoli.

Perché sì, c’è il cambiamento climatico dietro all’invasione delle locuste in Africa. Più precisamente, dipende dalla lunga fase positiva dello Iod, altrimenti detto Dipolo dell’Oceano Indiano, che altro non è che la differenza di temperatura tra le sue acque occidentali e orientali. Non ci addentriamo in particolari tecnici, che fareste meglio ad approfondire altrove: vi basti sapere che è questa particolare condizione climatica ad aver accentuato la siccità in Australia e la migrazione delle locuste in Africa Occidentale. E che tutto questo dipende dall’innalzamento della temperatura terrestre, quella che a giorni alterni neghiamo, o ce ne discolpiamo, o ne parliamo a vuoto, procrastinando ogni possibile risposta in merito.

Nel frattempo gli animali muoiono, la gente muore, i migranti climatici si moltiplicano e ogni mese c’è una nuova catastrofe ambientale di cui dare testimonianza, o da nascondere sotto le chiacchiere sulla prescrizione o sulla lite tra Morgan e Bugo, che se no l’opinione pubblica si spaventa troppo. Fino a che, ovviamente, le locuste non arriveranno pure qua. O gli incendi non arriveranno pure qua. Allora ve ne serviranno mille di Morgan e Bugo, per evitare di parlare di emergenza climatica. E forse non vi basteranno nemmeno.