Medici Senza frontiere ribadisce la sua massiccia opposizione alla causa legale portata avanti da sei anni dal colosso dei farmaci Novartis contro l India, una guerra dei brevetti farmaceutici che rischia di rendere impossibile l accesso di medicinali salva vita a milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.

Sono sei anni, ormai, che il colosso farmaceutico Novartis porta avanti la sua causa legale contro l'India, senza mai annunciare una marcia indietro nonostante la mobilitazione dei cittadini di tutto il mondo e delle organizzazioni internazionali: una «guerra dei brevetti» che rischia, qualora vincesse la multinazionale contro il Governo trascinato in tribunale nel 2006, di limitare nel tempo fortemente la produzione, e dunque la diffusione, di farmaci a basso costo. Farmaci a basso costo che costituiscono la sola speranza di salvezza per gli abitanti di molti paesi in via di sviluppo nei quali si muore di HIV/AIDS ma anche di patologie perfettamente curabili nei paesi occidentali e che, viceversa, diventano fatali a causa della scarsezza di strutture, risorse e personale medico, oltre che per la difficoltà di educare la popolazione al rispetto di norme igienico-sanitarie basilari. Laddove possono essere letali non solo il tumore ma anche la bronchite, la polmonite e la diarrea; laddove la tubercolosi è ancora un male da debellare. Medici Senza Frontiere è impegnata da anni nella campagna Stop Novartis, rilanciata proprio negli scorsi giorni allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica anche tramite i social network.

«La farmacia dei paesi in via di sviluppo» – Oltre l'80% degli antiretrovirali utilizzati da MSF per combattere il flagello dell'HIV e dell'AIDS o acquistati grazie ai fondi provenienti dai donatori internazionali, provengono da laboratori farmaceutici con sede in India; medesimo discorso vale per i medicinali utilizzati per il trattamento di malaria e tubercolosi. In pratica, l'ingresso nei mercati di quel paese divenuto, nel giro di pochi anni, una delle più grandi economie mondiali ha portato nell'arco di un decennio ad un rilevante calo dei prezzi conseguente all'agguerrita concorrenza tra le diverse case farmaceutiche: al punto che, secondo quanto riportato dallo stesso Medici Senza Frontiere«Il trattamento antiretrovirale per una persona per un anno nel 2000 costava 10 000 dollari, oggi costa poco meno dell1% di tale cifra». Una conquista importante per tutti i paesi poveri del mondo, inclusa la stessa India, nazione dalle infinite contraddizioni in cui all'incremento della ricchezza non hanno corrisposto investimenti nella spesa sanitaria pubblica che potessero consentire il miglioramento nella qualità della vita in una delle popolazioni più numerose al mondo.

La questione dei brevetti – L'entrata nel 2005 del gigante economico asiatico nel WTO, World Trade Organization, ha in parte obbligato l'India ad adeguarsi alle regole internazionali nell'ambito dei brevetti sui farmaci: contrariamente a quanto avveniva fino a quell'anno, la concorrenza tra le aziende che per prime avevano prodotto un farmaco con tanto di brevetto e le case produttrici di generici dal medesimo effetto sarebbe stata annullata, garantendo un pressoché immediato rialzo dei prezzi. Ma, nello stilare la propria legge sui brevetti, il governo indiano ha tutelato le proprie industrie farmaceutiche attraverso una parte della normativa, nota come Sezione 3, che concede un brevetto ad un medicinale solo ed esclusivamente nel caso in cui esso presenti un visibile miglioramento nelle propri caratteristiche curative: impedendo così alle grosse multinazionali di estendere, di ventennio in ventennio praticamente all'infinito, la durata del proprio brevetto grazie all'introduzione di modifiche pur dallo scarso valore terapeutico. Contrariamente a come avviene altrove, insomma, in India le formulazioni diverse di composti già presenti sul mercato o il semplice perfezionamento non è sufficiente per rendere il farmaco brevettabile: secondo questo principio, nel 2006, alla Novartis era stato respinto il brevetto per un medicinale contro la leucemia, commercializzato con il nome di Glivec.

La posizione di Medici Senza Frontiere – In seguito alla bocciatura, la multinazionale ha deciso di portare in tribunale il governo indiano; dopo la prima sentenza contraria, ha proseguito ad appellarsi, fino a giungere alla massima autorità giudiziaria: entro la fine di marzo la Corte Suprema dovrebbe pronunciarsi definitivamente sul caso. In occasione dell'avvicinarsi di questa preoccupante scadenza, MSF ha rinnovato la petizione Drop the case (quasi mezzo milione di firme) chiedendo alla Novartis di «abbandonare l'affare» per dimostrare che, anche per un gigante mondiale dell'economia, «le persone sono più importanti dei profitti». L'esperienza di Medici Senza frontiere, quotidiana ed ininterrotta da decenni a questa parte, ha certamente messo in luce come il monopolio di un farmaco vincolato da brevetto significhi possibilità di scelta del prezzo da applicare da parte dell'azienda ritenuta produttrice; e come la libera concorrenza dei mercati in India abbia permesso un accesso più semplice non solo al personale sanitario di MSF a farmaci  a basso costo per trattamenti indispensabili per salvare milioni di vite, ma anche agli stessi cittadini indiani.

Medici Senza frontiere ribadisce la sua massiccia opposizione alla causa legale portata avanti da sei anni dal colosso dei farmaci Novartis contro l India, una guerra dei brevetti farmaceutici che rischia di rendere impossibile l accesso di medicinali salva vita a milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.

La risposta di NovartisPrevedibilmente, da parte sua, il colosso svizzero si difende e dichiara che, a prescindere da qualunque sarà il verdetto finale, la causa legale non avrà conseguenze di fatto sull'accesso ai farmaci da parte dei paesi in via di sviluppo: in base ad accordi speciali stabiliti con i paesi in via di sviluppo, alla cittadinanza degli stati più poveri, India inclusa, verrebbe comunque garantita la possibilità di usufruire di medicinali generici a basso costo, secondo i prezzi già attualmente imposti dal governo. «Riconoscere l'innovazione, mediante la concessione di un brevetto non è correlato alla questione dell'accesso ai farmaci. Per migliorare l'accesso ai farmaci è necessario migliorare la disponibilità di farmaci» sostiene la Novartis e riporta MSF, ricordando, tuttavia, i milioni di vittime in Africa degli anni '90, prima che il calo dei prezzi dei generici consentisse anche agli ultimi del mondo di poter ricevere delle cure.