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"Si vis pacem, para bellum". Se vuoi la pace, prepara la guerra. Questa è un'allocuzione romana utilizzata, da sempre, da chi sostiene il riarmo. È questa la fase storica che stiamo attraversando: il riarmo è diventato centrale per gli Stati e per quella che viene definita la deterrenza globale. Eppure, nel corso dei secoli e soprattutto nella storia recente, abbiamo scoperto che la deterrenza solitamente non funziona: quando riempi gli arsenali, quelle armi, prima o poi, verranno utilizzate.
Proprio in questa fase di riarmo, viene da chiedersi, e oggi con Scanner partiamo da qui, se ci siamo davvero abituati alla guerra, a una guerra permanente. Solo quattro anni fa, quando la Russia ha invaso su vasta scala l'Ucraina, la mobilitazione e le emozioni collettive della popolazione sono state fortissime. C'era ancora, nonostante la memoria breve legata al conflitto in Jugoslavia, lo shock per il ritorno della guerra in Europa.
Oggi, invece, assistiamo a un genocidio che prosegue a Gaza, a un'operazione militare israeliana nel sud del Libano e all'invasione dell'Ucraina che continua nell'est del continente, dove la resistenza si oppone all'esercito russo. Questa condizione di tensione permanente ha portato l'orologio dell'apocalisse a pochi secondi dalla distruzione totale.
In questo scenario, Trump ha giocato un ruolo preciso, rappresentando il volto più aggressivo del riarmo. Ma non c'è solo lui: si muovono tutte le altre potenze. La Cina, l'Arabia Saudita, che si sta armando quasi più di chiunque altro, e la Corea del Sud, che ha investito massicciamente nel settore. Soprattutto, però, c'è l'Europa. Un'Europa che investe cifre enormi nelle armi, con molti paesi NATO che hanno alzato l'asticella della spesa dal 3% verso la prospettiva del 5% del PIL.
Si tratta di risorse enormi, almeno pensando all'Italia, che vengono sottratte ad altri settori: all'istruzione, alla sanità, al welfare e allo stato sociale, per essere investite in armamenti. In tutto questo, si consolida un lessico bellico costante. La NATO ha persino manifestato la volontà di incontrare registi e sceneggiatori per programmare future opere di intrattenimento, serie TV e cinema, che parleranno di guerra. Lo scopo è giustificare il riarmo attraverso una narrazione semplificata: individuare un cattivo, creare un protagonista buono e costruire una storia in cui i "cattivi" ci attaccano e noi "buoni" dobbiamo difenderci investendo in armi.
Questa è la realtà che stiamo attraversando. Non tutto è perduto, perché la rotta si può invertire e si tratta di scelte politiche. Il problema, però, è a monte: dobbiamo davvero rassegnarci a uno stato di guerra permanente, dove il conflitto entra a far parte della nostra quotidianità?
Oggi Scanner parte da qui.