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Ieri è ripresa la battaglia di Hormuz, la tregua fragile poteva terminare in qualsiasi momento è saltata con l’Iran che ha annunciato di aver colpito un’imbarcazione statunitense, notizia smentita dal lato americano che però ha risposto con il presidente e le sue solite minacce: se non trattate vi raderemo al suolo. Intanto l’Oman e gli Emirati Arabi sono stati colpiti da missili iraniani.
Questa guerra potrebbe essere ancora lunga così come le sue ripercussioni. Donald Trump infatti ha accelerato molti cambiamenti geopolitici globali, avvicinando quelle che Mark Carney ha definito le medie potenze. Nonostante possa apparire come uno scenario di fantapolitica, il Canada potrebbe in un futuro prossimo entrare a far parte dell'Unione Europea, o almeno l'UE potrebbe mutare assetto per ridisegnare confini politici che vadano oltre il vecchio continente. Questo processo passerebbe per un nuovo accordo con il Regno Unito ed estendendo, appunto, una serie di trattati al Canada.
L'isolazionismo di Trump e le mire della presidenza USA sul Canada hanno alimentato un fronte profondamente anti-statunitense. Oggi, per quanto incredibile, l'ipotesi di un'integrazione nell'Unione Europea è un'opzione popolare tra i cittadini canadesi. Il discorso pronunciato da Carney lo scorso gennaio — "le potenze medie devono agire insieme perché se non siedi al tavolo, sei nel menu" — sembra trovare uno sbocco in questa alleanza strategica.
Resta da capire la postura dell'Europa: il continente rincorre il riarmo ma non definisce una politica estera comune; descrive una guerra con la Russia come inevitabile, ma non interrompe i rapporti con Israele. Le medie potenze devono evitare di finire "nel menu", ma occorre ancora comprendere la direzione strategica: se l'obiettivo sia costruire la pace o accumulare armi con l'unica prospettiva che la storia insegna, ovvero il loro utilizzo.