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Essere partigiani oggi sembra essere qualcosa dal quale nascondersi. Parteggiare, prendere parte, scegliere da che parte stare è diventato un disvalore, esattamente come dichiararsi antifascisti.
Eppure il mondo è fatto di idee, quando nell'ultimo ventennio ci dicevano che le ideologie erano vecchie e superate, che non esistevano più, ci stavano dicendo che aveva vinto una visione del mondo: l'Occidente. Quel modello di società è in crisi, gli USA trainano verso la guerra e la crisi economica tutto, ogni impero in declino diventa più aggressivo e Trump non è un incidente di percorso ma la risposta statunitense ai cambiamenti economici che avvengono nel mondo.
La Flotilla e i partigiani di oggi
Difficile dire che mondo avremo tra 10 o 20 anni, la partita si sta giocando adesso e mentre una cantante appena uscita da un talent prova a normalizzare Bella Ciao con i tempi che viviamo inserendo un "meno divisivo" essere umano al posto di partigiano, c'è chi ha scelto di mettere il proprio corpo a disposizione di una battaglia che per decenni molti hanno ignorato rifugiandosi dietro la scusa del "troppo difficile da capire una guerra che va avanti da così troppi anni".
Quella guerra è un'occupazione che si è trasformata in genocidio del popolo palestinese e la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese ne ha mostrato il reale volto: disinteresse per ogni legge internazionale al punto da abbordare imbarcazioni civili europee nelle acque internazionali di Grecia e Italia, voler arrestare centinaia di attivisti e alla fine processarne due in Israele.
Viene da chiedersi che differenza c'è tra Maduro sequestrato dagli USA a Caracas e i due attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, sequestrati in acque internazionali e portati in un aula di tribunale israeliana.
Gli altri partigiani
Essere partigiani vuol dire schierarsi contro gli oppressori, contro le autocrazie e le decisioni che prendono. Oggi è partigiano chi soccorre le persone migranti nel Mediterraneo, chi prova a rompere il blocco marittimo di Gaza, chi pratica la solidarietà anche quando viene criminalizzata dai Decreti sicurezza.
In questi tempi complessi anche il giornalismo non può non scegliere da che parte stare, perché il giornalismo neutrale è solo una copertura per non schierarsi, per non perdere abbonati o followers e galleggiare sulle onde mosse dalle navi dei più forti.
Se dovessero vincere le autocrazie sarà troppo tardi per ripensarci
Qui su Scanner sappiamo da che parte stare.