Un uomo di 47 anni è stato condannato in Gran Bretagna a tre anni di prigione per aver incendiato un'antenna di 5G. A quanto pare, era convinto che la nuova tecnologia fosse responsabile della pandemia di Covid-19. Michael Whitty, questo il nome del 47enne britannico condannato, avrebbe iniziato a credere ad alcune teorie trovate su internet che legavano la telefonia 5G al nuovo coronavirus e per questo avrebbe deciso di dare fuoco a un ripetitore della Vodafone che si trova a Kirkby, nell'Inghilterra nord-occidentale. E il suo non è stato neppure un episodio isolato: sono infatti decine gli attacchi simili che hanno avuto luogo in tutto il Paese (e anche fuori dal Regno Unito) in seguito alla diffusione della teoria complottista su 5G e Covid. Padre di tre figli, come riportato dai media locali Whitty ha già alle spalle 29 condanne tra cui aggressione e possesso di un'arma da fuoco.

Il 5G accusato di aver portato alla diffusione del coronavirus: la bufala in rete

L’idea del 5G come causa della diffusione del nuovo coronavirus –  teoria che da settimane ormai circola in rete – ha spinto diverse persone a dare fuoco ad alcune antenne. La realtà è che l’infrastruttura veloce non c’entra assolutamente niente con la pandemia. In Italia il ministero della Salute in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità ha confermato che non ci sono assolutamente "evidenze scientifiche che indichino una correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G". "Ad oggi – si legge sul sito del ministero in una sezione dedicate alle bufale sul coronavirus -, e dopo molte ricerche effettuate, nessun effetto negativo sulla salute è stato collegato in modo causale all'esposizione alle tecnologie wireless".