In Svizzera rinunciano alle ferie, bocciato il referendum. E in Italia?
Qualche aggettivo per definire i cittadini svizzeri? Tirando le somme sull'esito del referendum di questo weekend che puntava a portare da quattro a sei il numero di settimane all’anno di ferie dei lavoratori, viene sicuramente da dire che sono intransigenti, retti, stacanovisti. La popolazione elvetica ha infatti manifestato un netto rifiuto, con oltre il 66,5% dei pareri contrari, alla proposta «Sei settimane di vacanza per tutti», promossa da sindacati, partiti della sinistra e organizzazioni giovanili. Nello specifico, la consultazione referendaria era stata avanzata dall'associazione Travail Suisse, secondo la quale un terzo dei lavoratori svizzeri soffrirebbe di stress sul posto di lavoro.
IN SVIZZERA NON VOGLIONO FERIE, IN ITALIA SI DISCUTE DI ART. 18- Alla delusione dei sostenitori dell'iniziativa, si contrappone il compiacimento della Federazione delle imprese: la Svizzera, sostiene Economiesuisse, ha capito che allungare le ferie avrebbe messo in difficoltà le imprese medio-piccole, in un periodo in cui tutta Europa risente della crisi economica. A trionfare, dunque, sono stati Governo e maggioranza del Parlamento che impugnavano la tesi , secondo la quale in caso di passaggio del referendum, i costi del lavoro nel Paese sarebbero diventati insostenibili. Peraltro non è la prima volta che gli svizzeri bocciano iniziative sull'aumento delle vacanze feriali o sulla riduzione dell'orario di lavoro settimanale. In un Paese come l'Italia, dove i confronti sull'articolo 18, la durata del lavoro e la riforma del sistema pensionistico e vanno avanti da mesi, dove si sciopera per un'ora non retribuita, è probabile che il quesito referendario sulle ferie dal lavoro avrebbe avuto un esito completamente diverso.
Sì AI BOX DEL SESSO, NO ALLE SECONDE CASE – Ma «Sei settimane di vacanza per tutti», non è stato l'unico referendum per il quale il popolo elvetico ha espresso il proprio consenso. Innanzitutto è passata, per i soli cittadini di Zurigo, la proposta dei box del sesso (52,6% dei voti favorevoli): una sorta di area a luci rosse, aperta dalle 7 di sera alle 5 della mattina successiva, dove le prostitute avranno la possibilità di appartarsi con i clienti, all'interno di appositi garage. Passata (con un maggioranza risicata – appena il 50,6%) la proposta di legge che voleva limitare il numero delle cosiddette abitazioni secondarie. In futuro dunque ogni Comune elvetico dovrà quindi limitarsi alla quota massima del 20% per le seconde case, rispetto al totale delle abitazioni registrate. E' stato invece bocciato il referendum sul prezzo unico del libro. Il 56,1% degli svizzeri non ha accettato la proposta di vendere i libri ad un prezzo fisso. Un plebiscito (87%), infine, sul decreto federale riguardante la regolamentazione dei giochi in denaro a favore dell'utilità pubblica.