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23 Novembre 2018
12:03

Il diario del missionario ucciso dagli indigeni: “È importante portare Gesù a questa gente”

Nel suo diario John Allen Chau, il giovane missionario americano ucciso sull’isola di North Sentinel, ha raccontato gli approcci verso quel popolo che avrebbe voluto convertire al cristianesimo. La famiglia: “Lui amava Dio, verso gli indigeni sentinellesi non aveva che amore. È per questo che noi li perdoniamo per averlo ucciso”.
A cura di Susanna Picone
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“Signore, quest’isola è forse l’ultima roccaforte di Satana dove ancora nessuno ha mai sentito o avuto la possibilità di sentire il tuo nome?”. A scrivere queste parole, in un diario, è stato John Allen Chau, il giovane missionario americano ucciso sull’isola di North Sentinel, nelle Andamane indiane, da una tribù primitiva che lui sperava di poter convertire al cristianesimo. È stata sua madre ad affidare questi diari al Washington Post: sono pagine, scritte pochi giorni prima di morire, che confermano il desiderio del ventisettenne di portare il cristianesimo sull’isola, il desiderio di convertire quella tribù i cui membri continuano a resistere a ogni contatto con l'esterno, sono molto aggressivi e non permettono a nessuno di avvicinarsi.

Aveva già provato ad avvicinarsi all'isola – Da quanto emerso, non era neppure la prima volta che il giovane missionario americano provava a entrare in contatto con la tribù dei Sentinelesi. Era consapevole del divieto di avvicinarsi all’isola, ma almeno in un paio di occasioni si era fatto portare lì. “Il mio nome è John, ti amo e Gesù ti ama”, scriveva nel diario raccontando di aver gridato queste parole all’uomo incontrato dopo il primo approdo. Poco dopo, un altro membro della tribù gli ha sparato addosso una freccia. “Ma mi sono salvato grazie alla Bibbia che avevo con me”, continua il suo racconto. “Voi ragazzi potreste pensare che io sia pazzo – così ancora Chau – ma penso che valga la pena portare Gesù a queste persone”.

La famiglia: "Lui amava Dio, perdoniamo chi l'ha ucciso" – Dependra Pathak, direttore generale della polizia delle isole Andamane, ha ricostruito con la Cnn le ultime ore di Chau. Una barca l’ha portato a 500-700 metri dall’isola, poi Chau ha usato una canoa per raggiungere la costa. Quel giorno è stato colpito da una freccia. Ma il giorno dopo è tornato lo stesso sull’isola: “Abbiamo visto gli indigeni legare una corda intorno al suo corpo e trascinarlo”, hanno raccontato alla polizia i pescatori, poi arrestati. I familiari del missionario hanno ricordato che John Allen Chau “amava Dio, amava la vita, e amava tutti coloro che erano deboli. Verso gli indigeni sentinellesi non aveva che amore: ed è per questo che noi oggi li perdoniamo per averlo ucciso”.

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