Il Budapest Pride 2026 si farà, gli organizzatori a Fanpage.it: “Segnali di cambiamento, ma restiamo cauti”

Il Budapest Pride 2026 si terrà il prossimo 27 giugno, quando la comunità LGBTQ+ ungherese tornerà a sfilare per le strade della capitale. Questa edizione rappresenta un'importante svolta, dopo che il governo dell'ex primo ministro Viktor Orbán aveva tentato di vietare le parate in passato.
Il 28 giugno dello scorso anno il Pride a Budapest è stato una delle più grandi manifestazioni antigovernative degli ultimi anni. Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato nella capitale per difendere i diritti della comunità LGBTQ+ e la democrazia.
La marcia si è svolta grazie al sostegno delle autorità cittadine e del sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, che hanno sfidato le restrizioni imposte dall'esecutivo. Nelle scorse settimane la Procura Generale ungherese ha annullato le accuse nei confronti del primo cittadino e la polizia ha dichiarato di non avere motivi per vietare la parata.
Il cambio di rotta è stato reso possibile sia da una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha dichiarato illegittime le leggi anti-LGBTQ+ di Orbán, sia dalle elezioni nazionali che hanno segnato la fine del suo mandato e l'elezione del nuovo primo ministro, Péter Magyar, di orientamento europeista e filo-atlantico.
E che punta a riallineare l'Ungheria agli standard dell'Unione Europea. Per capire quale sia il clima che si respira nel Paese Fanpage.it ha contattato e intervistato gli organizzatori del Budapest Pride.

La situazione sta davvero cambiando dopo la vittoria di Magyar?
I primi segnali di un cambiamento politico sono già visibili in Ungheria, ma continuiamo a rimanere cauti. Sono passati solo pochi mesi dalle elezioni e il nuovo governo è stato formato circa un mese fa, sarebbe prematuro trarre conclusioni di vasta portata.
Allo stesso tempo però consideriamo uno sviluppo importante e incoraggiante il fatto che siano cadute le accuse contro il sindaco per aver organizzato l'evento del Pride nel 2025. Si tratta di un passo significativo, non solo legalmente, ma anche simbolicamente, verso il ripristino della libertà di associazione, lo stato di diritto e i diritti umani universali.
Com'era la vita per la comunità LGBTQ+ sotto il governo di Orbán? E com'è oggi?
Per 16 anni le misure decise dal governo Orbán hanno sistematicamente stigmatizzato i membri della comunità LGBTQ+. La sezione 33 della legge del 2020 ha reso impossibile per le persone transgender e intersex di cambiare ufficialmente il loro genere e nome.
Nello stesso periodo le adozioni per le persone non sposate sono state severamente limitate, con conseguenze particolarmente sfavorevoli per le coppie dello stesso sesso. E la Costituzione ungherese continua a escludere il matrimonio per persone omosessuali.

Nel 2021 è stata approvata una legge, ispirata a quella russa, che ha imposto restrizioni alla diffusione di contenuti riguardanti le persone LGBTQ+ nei media, nell'editoria e nelle scuole. E nel 2025 la libertà di assemblea è stata ulteriormente ridotta con modifiche alla legge sulle manifestazioni, giustificate dal governo con la tutela dei minori.
Di fatto, la misura ha sancito il divieto dei Pride in Ungheria (sono state infatti imposte pene detentive fino a un anno per gli organizzatori e la polizia è stata autorizzata a utilizzare la tecnologia di riconoscimento facciale contro i partecipanti, ndr).
Queste misure non hanno solo creato svantaggi legali, ma hanno mandato anche un messaggio alla società. Ovvero, che le persone LGBTQ+ sono cittadini di seconda classe. E le conseguenze di tutto questo si sentono nella vita di tutti giorni: molte persone hanno paura di aprirsi su chi sono, sulle loro famiglie e relazioni, lo stigma sociale resta molto forte.
Allo stesso tempo, nelle ultime settimane, ci sono stati diversi segnali politici: il nuovo governo potrebbe essere più aperto nel ripristinare i diritti della comunità LGBTQ+. E anche il supporto della società sta crescendo.

Secondo un recente sondaggio condotto da Medián on behalf of the Háttér Societym la maggioranza degli ungheresi sosterrebbe l’abrogazione delle disposizioni che limitano i diritti delle persone LGBTQ+, e una maggioranza di due terzi è favorevole anche al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla possibilità per le coppie omosessuali di avere figli.
Quali azioni a favore dei diritti LGBTQ+ vi aspettate dal nuovo governo e quali sono le misure che dovrebbe adottare?
Ci aspettiamo azioni concrete. Prima di tutto, abrogando le leggi che discriminano le persone LGBTQ+, inclusa la cosiddetta “legge sulla propaganda”, il divieto di riconoscimento legale delle persone transgender e le disposizioni che limitano il diritto di assemblea.
Il quadro giuridico deve essere riportato allo stato precedente al 2010, ma non possiamo fermarci qui: l’Ungheria deve continuare a muoversi verso la piena uguaglianza giuridica. Consideriamo necessario assicurare il matrimonio e le adozioni per le persone dello stesso sesso, così come prendere decisioni contro le discriminazioni e l‘hate speech contro le persone LGBTQ+.

I membri della nostra comunità possono sentirsi cittadini a pieno titolo solo se i loro diritti sono garantiti non da compromessi politici, ma dal rispetto dei diritti umani. Non può esserci democrazia senza pari diritti per ogni cittadino ungherese.
Siamo convinti che in Ungheria inizierà un reale progresso nei diritti LGBTQ+. Siamo speranzosi, anche se la nostra fiducia non si fonda sulle parole, ma su misure legislative concrete.