Scontri fra polizia e manifestanti sono scoppiati oggi a Hong Kong, durante una massiccia protesta contro il progetto di legge del governo locale, pro Pechino, che autorizzerebbe le estradizioni verso la Cina continentale di sospetti criminali. Secondo gli organizzatori sarebbero scese in strada oltre un milione di persone. Le cifre date dalla polizia sono molto ridimensionate: secondo gli agenti i manifestanti che oggi hanno sfilato per 7 ore sarebbero stati circa 240mila. Una folla oceanica comunque, come non si vedeva per strada da 30 anni nel Paese asiatico. L'approvazione della proposta di legge sull'estradizione forzata in Cina, sollecitata da Pechino, è prevista per mercoledì.

Gli agenti hanno provato a sgomberare i dimostranti dall'area davanti al Parlamento, dove un piccolo gruppo aveva promesso di rimanere per tutta la notte. È quanto racconta un giornalista di AFP sul posto, riferendo che i poliziotti hanno usato manganelli e spray al peperoncino per disperdere i dimostranti  e i manifestanti hanno risposto lanciando bottiglie incendiarie e innalzando barricate.

L'attuale legge non prevede l'estradizione in Cina, a Macao e Taiwan da Hong Kong, che ha trattati di estradizione con venti Paesi al mondo. In base agli emendamenti proposti, sarà invece possibile un approccio caso per caso per i Paesi con cui non è in vigore un accordo per l'estradizione, tra cui appunto la Cina, e l'ultima parola spetterebbe al tribunale di Hong Kong. L'amministrazione della Regione amministrativa speciale cinese ha cercato di dare rassicurazioni riguardo agli emendamenti alla legge, spiegando che esistono clausole di salvaguardia, e che non è prevista l'estradizione per motivi religiosi o politici, e ha difeso gli emendamenti alla legge attuale come una garanzia contro le scappatoie legislative.

I manifestanti, però, temono un'erosione dello stato di diritto nell'ex colonia britannica, e la possibilità che la Cina possa perseguire gli oppositori politici a Hong Kong: qualora gli emendamenti venissero approvati, in molti temono che Hong Kong non avrebbe la forza di opporsi alle richieste provenienti da Pechino. Preoccupati i difensori dei diritti umani, che si oppongono agli emendamenti accusando la Cina di detenzioni arbitrarie, tortura e di utilizzare la pratica delle confessioni forzate.