Giallo in Norvegia: due morti in poche ore alle Olimpiadi di scacchi

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Si chiudono nel mistero le Olimpiadi di scacchi tenutesi a Tromsø in Norvegia. L’ultima giornata di gare è stata segnata dalla morte di due partecipanti. Ma i decessi non sarebbero collegati.

Due giocatori di scacchi sono morti giovedì 14 agosto nel corso dell’ultima giornata delle Olimpiadi degli scacchi di Tromsø, in Norvegia. Due decessi in una manciata di ore. Due morti che sarebbero naturali e che non sarebbero collegate l’una all’altra ma che hanno comunque oscurato l’esito della competizione. Ad accasciarsi sulla scacchiera il 67enne Kurt Meier, membro della squadra delle Seychelles, che ha avuto un malore nel pomeriggio mentre stava giocando una partita. L’uomo è stato successivamente portato in ospedale ma è morto alcune ore dopo. Nello stesso giorno, poche ore dopo la morte del giocatore 67enne, è stato ritrovato senza vita nella sua stanza d’albergo un altro giocatore che veniva dall’Uzbekistan e di cui non è stata diffusa l’identità. La polizia norvegese ha detto che non ritiene che le due morti siano in qualche modo sospette: un portavoce delle Olimpiadi ha detto di ritenere che queste morti “siano un evento tragico, ma avvenuto per cause naturali: succede, quando così tante persone rimangono assieme per molto tempo”. In entrambi i casi saranno comunque le autopsie a chiarire le cause delle morti.

Stress, abuso di farmaci e alcol per i giocatori di scacchi

In gara alle Olimpiadi di scacchi di Tromsø, la massima rassegna di questo sport, c’erano 1800 concorrenti da 174 Paesi. E ora, più di altre volte, si punta il dito contro questo sport e si parla di stress (le gare possono durare anche oltre sei ore e richiedono grandi sforzi mentali), abuso di farmaci e di alcol. Kert Meier non è il primo scacchista a essersi accasciato e morire durante una partita: nel 2000 Vladimir Bagirov fu stroncato da un attacco cardiaco nel corso di un torneo in Finlandia. Nel 2007, invece, uno dei top player del panorama internazionale, l'australiano Ian Rogers, si ritirò dalle scene, motivando la decisione con l'ammonimento dei medici che lo avevano messo in guardia dallo stress cui si sottoponeva nelle competizioni.

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