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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Gaza, gli studenti protestano per tornare all’università: “La guerra ha distrutto tutto, vogliamo venire in Italia”

A Gaza le studentesse e gli studenti protestano per riaprire i corridoi universitari e venire in Europa per frequentare i corsi per i quali hanno vinto borse di studio. Tra loro c’è Alaa, 20 anni: “Voglio continuare a inseguire il sogno di diventare medico”, racconta a Fanpage.it.
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Gli studenti di gaza scendono in piazza per il loro diritto allo studio
Gli studenti di gaza scendono in piazza per il loro diritto allo studio
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Le studentesse e gli studenti di Gaza sono scesi in piazza tra le macerie della loro città nella Striscia per chiedere che i corridoi universitari vengano riaperti il più presto possibile. Nell'autunno 2025 molti stati europei, tra cui l'Italia, hanno attivato i corridoi universitari per consentire a studenti e ricercatori vincitori di borse di studio di venire a studiare nel paese. Ma la guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall'altra ha posto fine ai voli.

Le borse di studio dell'anno 2025-2026 del programma IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students), promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), però stanno per finire. E non è ancora chiaro se verranno rifinanziate. Il risultato è che 150 studentesse e studenti vincitori aspettano di lasciare Gaza per studiare in Italia, e se non lo faranno al più presto potrebbero non riuscirci mai, e dal Ministero degli Esteri tutto tace.

Tra loro c'è anche Alaa, 20 anni, titolare di una borsa di studio all'Università di Milano che a Fanpage.it racconta: "Avevo iniziato a studiare medicina, ma la guerra ha interrotto i miei studi e ho perso tutto. Adesso lotto solo per sopravvivere, ma spero ancora di venire in Italia".

Tra le persone che si stanno adoperando per consentirle di arrivare in Italia c'è il prorettore al diritto allo studio della Statale, Stefano Simonetta: "Alaa aspetta da più di sei mesi, così come un centinaio di suoi colleghi di altri atenei. Questo blocco è inspiegabile: fermare i corridoi ha significato distruggere il ponte che faticosamente era stato costruito tra Gaza e l'Italia. Non abbiamo mai avuto una risposta ufficiale sul perché sia stato chiuso".

La protesta a Gaza: "Studiare non è un lusso"

Le manifestazioni delle studentesse e degli studenti palestinesi si stanno svolgendo a partire da lunedì 20 aprile in diversi punti di Gaza City. I gruppi si sono riuniti nelle vicinanze del Centro culturale Rashad Al-Shawa e davanti all'ospedale Al-Shifa.

Intorno a loro ci sono le macerie di quelle che erano le loro case e le loro vite. In mano hanno striscioni con scritto in arabo e inglese "Studiare non è un lusso", "Aprite i corridoi universitari", e "Salvate gli studenti di Gaza".

Gli studenti che attendono di arrivare in Italia sono più di 150. Molti sono organizzati in gruppi online in cui si scambiano aggiornamenti e informazioni, spesso gestiti da referenti degli stessi atenei. A farsi portavoce di un collettivo di 38 di loro è Mohammed Al-Ashi, 22 anni, che attende di entrare a Tor Vergata: "Ho completato gli studi in 3 anni, il che è quasi impossibile visto che il piano di studi prevede 4 anni. Tutto questo perché avevo un obiettivo chiaro e volevo raggiungerlo il prima possibile, ma ora il tempo passa e nulla è chiaro. Per quello che posso, cerco di accelerare il processo di evacuazione in ogni modo possibile per me e tutti noi".

Alaa: "Ho vinto la borsa di studio, voglio diventare medico a Milano"

Alaa, 20 anni, vuole studiare in Italia per diventare medico
Alaa, 20 anni, vuole studiare in Italia per diventare medico

Alaa, 20 anni, vive a Gaza. Qui ha iniziato a studiare medicina, ma dopo il 7 ottobre è stata costretta a interrompere il suo percorso, fino a quando non ha vinto una borsa di studio Iupals per l'Università di Milano. Come lei, anche un'altra studentessa attende di essere evacuata dalla Striscia ed entrare alla facoltà di medicina. "Per me è stata un’ancora di salvezza. Nonostante tutto quello che ho passato, continuo a credere nel mio sogno e spero di poter proseguire i miei studi in Italia. La guerra è stata come una tempesta che mi ha portato via tutto ciò che avevo costruito".

Alaa è stata sfollata 14 volte in due anni: "Ho perso la mia casa con tutti i miei ricordi, oltre a parenti e amici. Ho perso anche i miei due gatti, che erano tutto per me". Per lei, come per tanti altri giovanissimi gazawi, lo studio è un modo per allontanarsi dallo stadio d'assedio in cui vive.

"Dopo 12 anni di studio per entrare alla facoltà di medicina tutto è svanito all’improvviso e mi sono ritrovato di nuovo al punto di partenza: senza università e senza alcuna prospettiva concreta, se non quella di vivere in una tenda di tela incapace di proteggerci dal freddo o dal caldo".

Tutto è cambiato quando ha saputo di essere stata accettata a Milano, anche se è consapevole che il corridoio universitario potrà portare solo lei fuori dal paese, e nessuno dei suoi familiari, che invece dovranno restare nella Striscia: "Sono molto legata alla mia famiglia, soprattutto dopo questa guerra, perché ho visto molti dei miei amici perdere i propri cari davanti ai propri occhi. È molto difficile pensare di lasciarli. Tuttavia, qui non c’è vita né futuro, e non ci sono vere opportunità per noi".

Venire in Italia, per Alaa e per tutti i giovani di Gaza, non significa solo continuare a studiare, ma avere una speranza per sopravvivere. Da quando è iniziato l'assedio ci sono stati oltre 72.000 morti, e il 70% di questi – secondo dati Onu – sono donne e bambini.

Il prorettore Simonetta: "Corridoio universitario chiuso senza darci risposte"

Stefano Simonetta, prorettore Diritto allo studio Università di Milano mentre accoglie gli studenti appena atterrati
Stefano Simonetta, prorettore Diritto allo studio Università di Milano mentre accoglie gli studenti appena atterrati

Il prorettore dell'Università di Milano, Stefano Simonetta, a Fanpage.it conferma la disponibilità immediata dell'ateneo ad accogliere i suoi dieci studenti che ancora attendono a Gaza: "L'ultima evacuazione è stata il 5 dicembre 2025. Poi non ce ne sono state più, e senza un motivo ufficiale, non è mai stata data una risposta al perché questo corridoio non è stato mantenuto aperto".

Il corridoio che attraverso il valico di Kerem Shalom portava in Amman e poi dalla Giordania all'Italia non è più stato percorso. L'ultima evacuazione di studenti e ricercatori è avvenuta a dicembre. A febbraio la Farnesina ha fatto sapere che il canale che nei mesi precedenti aveva permesso agli studenti di lasciare Gaza "risulta bloccato", e che "l’Ambasciata d’Italia ad Amman sta esplorando nuove alternative con le Autorità giordane".

Un quadro sul quale Simonetta è scettico: "Il dossier è passato dall'Unità di crisi della Farnesina a un altro ufficio, perché nel frattempo non si era più in una condizione di guerra. In questa terra di nessuno si sono persi mesi. Le condizioni perché queste ragazze e questi ragazzi possano uscire ci sono, ma lo stesso si trovano bloccati".

Più di 20 università italiane sono ancora in attesa dei borsisti Iupals o di programmi equivalenti, e tutti sono in questa situazione. A Milano ne sono già arrivati 21 mentre 10 sono i vincitori ancora in attesa: "Con 31 studenti in totale siamo l'Ateneo che ha messo più borse di studio a disposizione dei giovani di Gaza. Nessuno ha fatto altrettanto in Italia o in Europa".

Ogni borsa costa all'università milanese circa 12 mila euro all'anno, e copre ogni aspetto della vita universitaria: "Attualmente abbiamo dieci posti letto vuoti nel nostro studentato in centro, sono bloccati in attesa dei ragazzi palestinesi".

Paladini: "I futuri medici di Gaza possono contribuire alla sanità lombarda"

A interessarsi della vicenda degli studenti attesi a Milano è stato il consigliere regionale Luca Paladini, il quale a marzo aveva presentato un'interrogazione alla Giunta. Un atto simbolico per riaccendere l'attenzione nazionale sui giovani studenti palestinesi.

"Stiamo provando a fare pressione sul Governo perché si attivi. Stiamo assistendo a un dramma nel dramma – dice a Fanpage.it – ci sono ragazze e ragazzi che avrebbero la possibilità di crearsi un futuro in questa città, c'è già a disposizione la borsa di studio, le stanze dove ospitarli, tutto per immaginarsi un destino diverso rispetto a quello che è toccato loro".

E sull'attesa di Alaa e dell'altra studentessa di medicina in attesa spiega: "Noi vogliamo aiutarli, ma anche loro possono aiutarci diventando buoni medici e quindi contribuendo alla sanità lombarda. L'auspicio è che la situazione si sblocchi quanto prima, perché questi giovani rischiano di perdere l'anno e soprattutto la vita".

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