“Esecuzione barbarica”, almeno 60 militari Usa chiedono di non partecipare alla fucilazione in diretta
Almeno 60 militari statunitensi avrebbero chiesto di essere esonerati dal plotone d'esecuzione incaricato di fucilare Nidal Hasan, l'ex maggiore dell'esercito condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009. A suscitare le proteste non è soltanto la partecipazione all'esecuzione, ma soprattutto la decisione del segretario alla Difesa Pete Hegseth di trasmetterla in diretta streaming. Secondo la Military Religious Freedom Foundation (MRFF), che assiste i militari nelle questioni legate alla libertà religiosa, le obiezioni sono di natura morale e religiosa. La fucilazione è prevista per il 3 dicembre, ma la Casa Bianca starebbe effettivamente valutando se rinunciare alla messa in onda pubblica.
A riferire le richieste di esonero è stato Mikey Weinstein, fondatore della MRFF, che ha raccolto le segnalazioni di militari preoccupati per la possibilità di essere selezionati per il plotone. Le richieste sarebbero arrivate da soldati cristiani, sia cattolici sia protestanti, che temono di violare le proprie convinzioni religiose partecipando a quella che Weinstein ha definito un'esecuzione trasformata in uno spettacolo pubblico. Non si tratta, al momento, di un rifiuto definitivo da parte di tutti i soldati coinvolti: alcuni avrebbero avviato la procedura per ottenere un'esenzione preventiva, mentre resta da chiarire come saranno scelti i componenti del plotone.
Tra le voci più nette c'è quella dell'arcivescovo Timothy Broglio, responsabile dell'assistenza pastorale cattolica ai militari statunitensi. Il religioso ha invitato i soldati cattolici eventualmente assegnati al plotone a chiedere di essere esonerati, richiamando l'opposizione della Chiesa alla pena di morte. "Vogliamo davvero imitare i terroristi di questo mondo e fare uno spettacolo pubblico dell'uccisione barbarica dei nostri avversari?", ha domandato. Broglio ha inoltre sollevato il problema delle possibili conseguenze psicologiche sui militari chiamati a eseguire la fucilazione e sui giovani che potrebbero assistervi online. "Questa decisione riflette la dignità della persona umana?", ha aggiunto, contestando la scelta di mostrare al mondo l'esecuzione di un uomo in sedia a rotelle.
Ma le critiche arrivano pure da chi è sopravvissuto alla strage. Alonzo Lunsford, ex sergente dell'esercito ferito sette volte durante l'attacco, ha dichiarato di voler guardare Hasan negli occhi al momento dell'esecuzione, ma di non volere che la sua morte diventi uno spettacolo. "Le persone devono essere chiamate a rispondere dei propri peccati, ma non voglio che diventi un evento pay-per-view, come un film di John Wick", ha detto a CBS Texas. Lunsford ha anche espresso preoccupazione per la possibilità che bambini e adolescenti possano assistere alla trasmissione. "Come Paese, siamo migliori di così…", ha aggiunto.
E la contestazione ha raggiunto anche il Congresso. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che non guarderà la diretta, qualora venga trasmessa. Anche lo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ha espresso preoccupazione per il rischio che il video possa essere utilizzato come strumento di propaganda terroristica. "Potresti creare un video che diventi uno strumento di reclutamento per futuri terroristi", ha osservato, chiedendo di valutare attentamente le conseguenze della scelta.
Nidal Hasan, ex psichiatra dell'esercito, il 5 novembre 2009 aprì il fuoco nella base militare di Fort Hood, in Texas, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32. Nel 2013 fu condannato a morte da una corte marziale. Rimase paralizzato dalla vita in giù dopo essere stato colpito dagli agenti durante l'arresto. La sua esecuzione è prevista per il 3 dicembre, salvo ricorsi o altri impedimenti legali. Se confermata, sarebbe la prima fucilazione eseguita dall'esercito statunitense dal 1945 e la prima esecuzione militare dal 1961.