Papa Leone XIV contro la pena di morte: “È inammissibile, viola dignità della persona”
"La pena di morte è inammissibile, attenta all'inviolabilità e dignità della persona". A dirlo è Papa Leone XIV, che ha sottolineato quanto la pena capitale non tuteli il bene comune e non rafforzi i requisiti della giustizia. Il Pontefice si è espresso contro la pena di morte nella Giornata mondiale contro questo genere di condanna.
"Il bene comune può essere tutelato – ha scritto – e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrervi: sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci che proteggono i cittadini e non tolgono allo stesso tempo ai colpevoli la possibilità di redimersi".
Papa Leone ha poi fatto riferimento alla spettacolarizzazione della morte commentando la decisione del Pentagono di trasmettere in diretta streaming l'esecuzione del responsabile della strage di Fort Hood, Nidal Hassan, prevista per il 3 dicembre. L'Onu ha già alzato la voce contro la decisione, sottolineando che la scelta di rendere pubblica la condanna violerebbe il divieto assoluto di tortura.
"Non è accettabile la spettacolarizzazione della morte, per quanto naturalmente la persona sia colpevole. Ci sono altri sistemi, provvedimenti simili sono incomprensibili", ha ricordato Leone XIV. "Il pensiero della Chiesa è in opposizione totale alla pena di morte", ha ribadito a margine di un evento su John Henry Newman.
La presa di posizione del Pontefice è arrivata nei giorni in cui l'opinione pubblica è tornata a discutere e a leggere di pena di morte, con la decisione sull'esecuzione di Hassan e con quanto accaduto a Christa Pike, la donna sopravvissuta a due iniezioni letali in Tennessee. Pike è stata ricoverata presso l'ospedale di Nashville dopo i forti dolori provocati dalle iniezioni e ha recentemente ripreso a camminare e a parlare. Il suo caso si trova ora in un terreno inesplorato: la giustizia americana prevede infatti che, qualora un detenuto sopravviva alla pena capitale, possa essere nuovamente sottoposto a un'esecuzione. Nel caso di Pike, però, bisognerà dimostrare che la donna non abbia riportato danni cerebrali che la rendano incapace di capire il perché della condanna e che l'esecuzione non costituisca una pena crudele e inusuale, come sancito dall'Ottavo Emendamento.