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Le autorità del Tennessee non sono materialmente riuscite a uccidere Christa Pike, condannata alle pena di morte per il brutale omicidio di Colleen Slemmer, commesso nel 1995. Pike all’epoca aveva 18 anni. Con il fidanzato di allora, Tadaryl Shipp (all’epoca minorenne, ora condannato all’ergastolo) aveva torturato e ucciso una loro compagna in un centro di formazione. Un crimine brutale (alla ragazza era anche stato inciso un pentacolo sullo sterno) che aveva suscitato molto clamore nell’opinione pubblica. Gli avvocati di Christa Pike avevano provato ad appellarsi alla giovane età della donna, alla sua storia di abusi sessuali e di violenze, a delle diagnosi di disturbi psichiatrici. Ma nulla era servito a salvare Pike dalla pena capitale.
Il caso Christa Pike
La donna è rimasta nel braccio della morte in Tennessee per oltre 30 anni. E alla fine, ieri notte, tutto si è messo in moto per l’esecuzione della condanna. C’era stata una brevissima sospensione, giusto qualche ora prima, per capire se ci fossero le ultime estreme possibilità di un ricorso. Ma alla fine si è deciso di procedere e a Christa Pike sono state somministrate due dosi letali di pentobarbital, un sedativo molto potente che rallenta le funzioni dell’organismo e che, in dosi elevate può arrivare a farlo arrestare provocando così la morte. Ma la donna è sopravvissuta.
I giornalisti che si erano recati ad assistere all’esecuzione hanno detto che la donna inizialmente non perdeva conoscenza, poi ha lamentato un forte dolore al braccio, come se l’arto stesse per esplodere. Poi avrebbe perso conoscenza, ma ha continuato a respirare, anche se in modo affannato. A tratti, raccontano i testimoni, scalciava così violentemente che i lenzuoli che la coprivano sono caduti a terra. A un certo punto, dopo circa due ore di agonia, è stata portata via in autoambulanza e sarebbe ora in una struttura medica al di fuori dal carcere.
L'iniezione letale fallita
Una giornalista ha raccontato di aver assistito a diverse esecuzioni ma di non aver mai visto nulla di simile. In realtà, però, gli intoppi con l’iniezione letale ci sono. O per delle reazioni chimiche dei farmaci, o l’accesso alla vena che si rivela difficoltoso, soprattutto vista la mancanza di competenze mediche del personale incaricato di effettuare l’iniezione. Dobbiamo considerare che spesso i detenuti arrivano al giorno dell’esecuzione dopo anni – se non decenni, come in questo caso – passati in carcere. Significa anni senza la mobilità di una persona ordinaria e questo può compromettere il sistema vascolare. Ci sono stati precedenti, sempre negli Stati Uniti, in cui il detenuto non è stato sedato a dovere, per cui i farmaci somministrati in seguito potrebbero aver causato la sensazione di soffocamento e un bruciore devastante. Il tutto mentre la persona si trovava in una sorta di paralisi cosciente. Per cui si prova un dolore terribile, ma non si ha la possibilità di chiedere aiuto.
La condanna capitale non è mai incruenta
E pensare che, negli anni Settanta, l’iniezione letale era stata introdotta proprio per evitare morti cruente, come poteva avvenire con la sedia elettrica. Un’illusione, chiaramente, e la vicenda di Christa Pike ce lo ricorda. Non esiste un modo incruento per uccidere qualcuno per legge. Proprio in Tennessee quella di Pike è la seconda esecuzione fallita in pochi mesi: a maggio lo Stato aveva rinunciato a mettere a morte un condannato perché gli addetti non erano riusciti a trovare una vena per somministrare il farmaco letale. Da decenni ormai le associazioni umanitarie denunciano l’illusione di una “morte pulita”. Spesso le case farmaceutiche si rifiutano di vendere farmaci che poi devono essere destinati ai boia di Stato e questo fa sì che nelle carceri vengano usati anestetici e sostanze sperimentali. E tutto questo ha creato una sorta di laboratorio farmaceutico della tortura.
Anche Amnesty International ha ricordato come la Costituzione americana vieti le pene crudeli e che l’iniezione totale violi palesemente questo principio. In più, la segretezza con cui le carceri procurano queste sostanze con cui effettuano le esecuzioni, spesso nasconde la barbarie che c’è dietro la pena capitale. Il commento degli avvocati di Pike è stato: "Non abbiamo alcun piacere ad avere avuto ragione, ma le nostre preoccupazioni si sono avverate: difficoltà di accesso alle vene, pentobarbital degradato, nessun servizio medico di emergenza accessibile quando le cose inevitabilmente vanno storte, e tutto sotto un protocollo coperto da segreto".
La pena di morte nel mondo
Anche l’Assemblea generale dell’ONU rinnova ormai periodicamente le risoluzioni per cancellare ovunque nel mondo la pena di morte. In Europa questa ormai è quasi assente (con l’unica eccezione della Bielorussia), ma in diversi Paesi la pena capitale è ancora realtà. In molti Stati degli USA, appunto – specialmente nel Sud e nel Centro del Paese, come Texas, Florida, Oklahoma, Alabama e Tennessee), ma anche la Cina (in cui ogni anno verrebbero eseguite migliaia di condanne), l’Iran, l’Arabia Saudita, l’Egitto. In questo contesto appare chiaro come gli Stati Uniti siano un po’ un’anomalia nel mondo occidentale, rimanendo ancora oggi, l’unica grande democrazia – tra Paesi autoritari e teocratici – ad avere la pena di morte.
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