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Covid 19
7 Giugno 2021
17:27

Emergenza Covid in Perù, terapie intensive piene al 95% e paura variante: “Servono dosi di vaccino”

In Perù, primo paese al mondo per mortalità pro capite da Covid-19, continua l’emergenza sanitaria. Nonostante nelle ultime settimane si stia registrando un calo di nuovi casi e di decessi resta alta la pressione sul sistema sanitario. L’appello di Medici senza Frontiere a Fanpage.it: “Mancano le dosi di vaccini, chi è messo meglio intervenga subito”.
A cura di Ida Artiaco
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Foto di Clement Locquet (Msf Cusco).
Foto di Clement Locquet (Msf Cusco).
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In Perù, primo Paese al mondo per mortalità pro capite da Covid-19, continua l'emergenza sanitaria. Anche se in fase calante, con una diminuzione del numero dei contagi e dei decessi, il Paese si trova ancora ad affrontare la seconda ondata della pandemia, alle prese con un sistema sanitario sempre più sotto pressione, soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive, ed una campagna di vaccinazione che, nonostante gli sforzi delle autorità locali, non riesce a decollare a causa della mancanza di dosi. È quanto ha raccontato a Fanpage.it Francesco Segoni, capo missione di Medici senza Frontiere nel Paese del Sudamerica, che è diventata col tempo una delle regioni che più hanno sofferto dall'inizio dell'epidemia.

"La situazione generale è che da circa un mese c'è stata una inversione della curva epidemiologica e il numero complessivo dei contagi è in calo, così come anche quello dei morti – ha spiegato Segoni -. Ma non mancano le differenze a livello regionale. Per  esempio in questo momento il Sud del Paese è in controtendenza e ci sono stati degli aumenti delle infezioni. La cosa positiva è che con il calo del numero dei nuovi contagi c'è stata anche una minor tensione sul sistema sanitario in generale, anche se rimane alta la pressione sulle terapie intensive, perché ci sono pochi letti disponibili e i tempi di degenza in questo reparto sono molto più lunghi. Possiamo dire che le TI sono piene al 95% a livello nazionale".

Foto di Clement Locquet (Msf Cusco).
Foto di Clement Locquet (Msf Cusco).

Il team di Medici senza Frontiere lavora in due zone in Perù, la prima è sulla costa, a Huacho, a circa 140 km a Nord di Lima, la seconda è a Cusco, nella regione delle Ande, in appoggio agli ospedali locali, ma non direttamente in terapia intensiva quanto in unità intermedie di ossigenazione a metà tra la TI e la corsia Covid. "La maggior parte dei pazienti che arriva in terapia intensiva – ha continuato Segoni – restano gli anziani, ma ultimamente, probabilmente anche a causa della circolazione di nuove varianti, come quella andina, di cui sappiamo ancora poco, vediamo sempre più giovani in reparto, minori di 40 anni". A ciò si aggiunga una situazione sociale altrettanto difficile: "C'è la storia di una paziente che abbiamo avuto e che sfortunatamente è morta di Covid, ma che è anche illustrativa di quello che succede qui. I servizi che Msf offrono sono gratuiti ma questa persona prima di entrare nel nostro reparto aveva passato un periodo di degenza in un ospedale del sistema nazionale. Quando si è verificato il decesso la famiglia non ha avuto il permesso di recuperare la salma finché non avesse saldato tutti i conti della sanità. È stato difficile vedere questa famiglia che non solo di fronte al lutto doveva soffrire, ma doveva prima risolvere un problema economico".

Per risolvere la situazione bisognerebbe accelerare sulla campagna di vaccinazione: al momento solo l’11% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino e meno del 4% è completamente vaccinata. La campagna di vaccinazione sta andando male, non per colpa delle autorità, ma perché le dosi non ci sono, non arrivano – ha concluso Segoni -. Qui si sta faticando a completare la vaccinazione con la prima dose degli over 60, ma bisogna tener conto del fatto che siamo in piena seconda ondata nonostante la fase calante e della debolezza del sistema sanitario. Eppure il governo ha completato il piano, i siti per le vaccinazioni esistono e c'è il personale, ma mancano i vaccini. Serve che i paesi messi meglio intervengano al più presto".

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