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Egitto, continuano gli scontri: nella notte 10 morti e 800 feriti

In Egitto continua il muro contro muro tra manifestanti e regime. Il bilancio degli scontri di ieri notte è di 10 morti e 800 feriti.
A cura di Alfonso Biondi
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Egitto_Scontri in piazza

Scenari di guerra civile nella terra delle piramidi. Dopo gli scontri di ieri con annesso lancio di molotov contro il museo egizio, la tensione sta salendo alle stelle. Un muro contro muro tra regime e opposizione, tra l'Egitto che c'era e che c'è, e quello che vogliono i cittadini. La cronaca di ieri notte parla di un bagno di sangue. Sarebbero infatti 10 le persone che hanno perso la vita e ben 800 quelle ferite. I militari avrebbero aperto il fuoco sulla folla che presidiava piazza Tahrir, piazza centrale della città e ora divenuta il simbolo della rivolta. Non solo. Alcune indiscrezioni, infatti, rivelerebbero la presenza in piazza di alcuni "picchiatori" ingaggiati dal regime che, come riferisce una fonte de LaPresse, avrebbero ricevuto dai 40 ai 100 dollari per picchiare i manifestanti anti Mubarak. Inoltre, al fine di evitare nuovi scontri, l'esercito egiziano ha arrestato stamane un numero imprecisato di persone, anche se non è vi è la certezza che gli arrestati siano contro il regime.

Quello che appare chiaro, però, è che gli egiziani non intendono lasciare la piazza, almeno fin quando non avranno raggiunto il loro obiettivo. Come infatti ha affermato il leader dell'opposizione El Baradei non c'è possibilità di dialogo, per questo Mubarak deve andare via. E le ultime dichiarazioni di El Baradei fanno pensare a un punto di non ritorno:

Credo che venerdi sarà un gran giorno da questo punto di vista. Ma anche se questo non dovesse accadere, se i manifestanti saranno repressi e picchiati, non c'è alcuna possibilità di tornare indietro. Questa è una nuova era, basta guardare i manifestanti negli occhi. Gli egiziani hanno più fiducia, hanno assaporato la libertà e non vogliono tornare indietro

Il mondo occidentale si sta schierando sempre più con i manifestanti. In particolare gli Stati Uniti, come già dichiarato qualche giorno fa, confermano di propendere per una "transizione ordinata": Barack Obama e Hillary Clinton, infatti, hanno chiesto l'avvio immediato della transizione, e il senatore repubblicano John McCain che ha invitato Mubarak a dimettersi.

Aggiornamenti. Nonostante gli scontri di ieri notte, sono ripresi gli scontri in Piazza Tahrir. Il primo ministro Ahmed Shafiq ha dichiarato che verrà fatta luce sui fatti ieri sera. Il vicepresidente Omar Soliman, invece, ha aperto alle opposizioni, che però non intendono trattare la "resa  incondizionata" di Mubarak.

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