“Difese informatiche fragili come la Torre di Pisa, gli incidenti aumenteranno”: l’allarme dal Regno Unito
Gli attacchi informatici si stanno moltiplicando e nessuno sembra in grado di arginarli, neanche le strutture nazionali nate proprio con questo scopo specifico. Il risultato di questo incredibile buco nella sicurezza è un boom di attacchi hacker che stanno interessando compagnie aeree, supermercati, e anche i profili dei politici di numerosi stati europei.
Si tratta di una vera e propria epidemia di attacchi hacker a cui nessuno è vaccinato."Nei prossimi mesi, ci troviamo di fronte alla concreta possibilità di un aumento senza precedenti del numero di incidenti informatici. Ma sia chiaro: non perché l'intelligenza artificiale abbia inventato nuovi modi per attaccarci, bensì perché vulnerabilità tollerate per troppo tempo possono ora essere individuate e sfruttate su una scala e a una velocità un tempo inimmaginabili". È la fotografia scattata dal National Cyber Security Centre (Centro nazionale per la sicurezza informatica) del Regno Unito, l'ente che si occupa di scongiurare le minacce informatiche, e mai come in questo periodo tutti gli occhi sono puntati su questa organizzazione.
Il capo della NCSC, Richard Horne, nel discorso introduttivo al nuovo report annuale sceglie una metafora tutta italiana per definire lo stato attuale della sicurezza informatica: "La Torre pendente di Pisa è celebre non per la sua bellezza o per l'ingegnosità della sua struttura circolare, ma perché fu costruita su fondamenta difettose che, come si è scoperto, non erano in grado di sostenere il peso che vi gravava sopra".
Il paragone ritorna poi a conclusione del discorso: "Ora tocca a noi. È nostra responsabilità rafforzare le fondamenta della tecnologia da cui noi, e le generazioni future, dipendiamo, per non costruire una sorta di Torre di Pisa digitale".
Secondo Horne, quindi, le difese informatiche del Regno Unito sono fragili come le fondamenta su cui è stata costruita una delle attrazioni artistiche più note del mondo. Ma a giudicare dal numero di cyber attacchi che sono stati registrati nelle ultime settimane, non solo gli inglesi a essere rimasti indietro.
Il 9 novembre durante il G7 di Parigi si terrà un confronto tra i rappresentanti dei leader europei proprio sul tema dei gravi episodi che hanno preso di mira numerosi paesi, a cominciare dalla Francia, dove è stato attaccato il centro trasfusionale nazionale. Qui gli hacker hanno provato a scongelare le riserve di sangue provocando gravi danni.
In Italia, invece, sono stati i frigoriferi nei supermercati della GDO a essere portati a 50 gradi, sia in Toscana che in Sicilia. Nel resto del mondo, invece, i voli europei sono stati interessati da allarmi bomba che hanno compromesso il traffico aereo.
Anche se l'Italia è stata attaccata meno di altri, il vertice del G7 dedicato alla cyber sicurezza è stato proposto dal nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il quale a sua volta è rimasto vittima degli hacker: i suoi dati personali sarebbero finiti nel dark web.
Questo scenario, secondo il ministro e i suoi omologhi, rientrerebbe a tutti in uno scenario di guerra ibrida, cioè di un conflitto che affianca ai tradizionali attacchi con droni ed escalation di terra, anche operazioni occulte di sabotaggio di infrastrutture strategiche. Si tratta di azioni volte a destabilizzare il paese nemico senza spargimenti di sangue.
Nessuno, però, è pronto a difendersi. Lo sanno gli inglesi e anche gli italiani. Lo sa il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, e lo ha ammesso anche il presidente del Senato Ignazio La Russa.
I dati raccolti dal National Cyber Security Centre del Regno Unito rappresentano quindi il primo riscontro di questa nuova realtà. Secondo il nuovo report annuale, il team di Incident Management ha ricevuto 1.831 segnalazioni di attacchi informatici, 80 sono stati classificati di rilevanza nazionale.
Per le grandi organizzazioni, l'88% degli incidenti ha avuto origine da soli quattro vettori di accesso iniziale, e il primo è la vulnerabilità delle applicazioni pubbliche; seguono il phishing; l'uso improprio di credenziali; e la generale vulnerabilità nei servizi remoti esterni.
Tutta la nostra vita gira intorno alla tecnologia, ma nel difenderla siamo rimasti indietro, e adesso ne paghiamo le conseguenze. Sempre secondo il NCSC, l'attività cyber malevola costa alle organizzazioni del Regno Unito circa 14,7 miliardi di sterline all'anno, e non risparmia nessuno, comprese grandi aziende all'avanguardia come Jaguar Land Rover (JLR). Questa, nel 2025 ha riportato danni per circa 196 milioni di sterline a causa di attacchi, con gravi ripercussioni sul PIL britannico.