Rigore negato alla Juventus contro la Fiorentina per il braccio di Joao Mario: perché il VAR doveva intervenire
Un tocco di mano nell'area della Fiorentina, le proteste della Juventus e un rigore che, secondo Luca Marelli, andava assegnato. È l'episodio più discusso del 2-2 del Franchi, dove al 79′ Joao Mario ha intercettato il pallone con il braccio sinistro sensibilmente allargato rispetto al corpo. L'arbitro Andrea Colombo ha lasciato proseguire e il VAR non lo ha richiamato al monitor.
Una decisione che l'ex arbitro, durante la moviola di DAZN, ha contestato senza esitazioni: "Non c'è dubbio sul fatto che sia punibile. Il braccio è troppo largo, il VAR avrebbe dovuto chiamare l'arbitro". Ma perché, secondo il regolamento, quel contatto avrebbe dovuto essere sanzionato?
Il fallo di mano di Joao Mario in Fiorentina-Juventus: cosa è successo al 79′
L'episodio arriva nel finale, con il punteggio fermo sul 2-2. La Juventus porta il pallone nell'area viola, la difesa della Fiorentina cerca di allontanarlo e la sfera, dopo un rimbalzo sul terreno, finisce contro il braccio sinistro di Joao Mario. Il punto di contatto è sotto il gomito e il braccio del portoghese è largo rispetto alla sagoma del corpo.
I giocatori bianconeri, a cominciare da Kolo Muani, protestano immediatamente. Anche Luciano Spalletti si infuria dalla panchina. Colombo, però, non assegna il calcio di rigore e dalla sala VAR, dove operano Aleandro Di Paolo e Francesco Meraviglia, non arriva alcuna richiesta di revisione al monitor.
È proprio la posizione del braccio a rendere controversa la decisione. Marelli, analizzando le immagini su DAZN, ha sostenuto che il contatto fosse chiaramente punibile e che il VAR sarebbe dovuto intervenire per consentire all'arbitro di rivedere l'azione.
Perché il braccio largo di Joao Mario è punibile secondo il regolamento
La Regola 12 dell'IFAB non considera automaticamente falloso qualsiasi contatto tra pallone e braccio. Prevede però che venga sanzionato il giocatore che tocca il pallone con un braccio la cui posizione aumenta in modo innaturale lo spazio occupato dal corpo, quando quella posizione non è giustificata dal movimento compiuto in quella specifica situazione.
La volontarietà, quindi, non è indispensabile per assegnare un calcio di rigore. E nemmeno il fatto che il pallone arrivi dopo un rimbalzo sul terreno rende automaticamente regolare il contatto. Bisogna valutare la posizione dell'arto, il movimento del difensore e se quest'ultimo stia occupando uno spazio ingiustificato con il braccio.
Secondo Marelli è esattamente ciò che accade nell'azione di Joao Mario: il braccio sinistro è troppo distante dal corpo e il contatto non può essere considerato regolare.
C'è poi il problema del mancato intervento del VAR. Il protocollo IFAB consente di correggere un chiaro ed evidente errore dell'arbitro nelle decisioni relative ai calci di rigore. In un episodio soggettivo come un fallo di mano per aumento del volume corporeo, la procedura appropriata è normalmente una revisione al monitor, lasciando al direttore di gara la decisione definitiva.
A Firenze questa revisione non c'è stata. Non sono pubbliche le comunicazioni tra Colombo e la sala VAR, quindi non è possibile stabilire quali valutazioni siano state effettuate durante il controllo. Resta però il giudizio netto di Marelli: la posizione del braccio di Joao Mario rendeva il contatto punibile e il VAR avrebbe dovuto richiamare l'arbitro.