È cominciato ieri al Senato Usa il secondo, storico processo di impeachment nei confronti di Donald Trump. L'ex presidente degli Stati Uniti è accusato di "incitamento all'insurrezione" per avere incoraggiato l'attacco al Congresso compiuto il 6 gennaio scorso da centinaia di suoi sostenitori. Il procedimento si è aperto proprio con la proiezione di un video di 13 minuti di quanto successo a Capitol Hill nel giorno della ratifica della vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali 2020, montate dall'accusa e legate alle parole dell'ex presidente quello stesso giorno nel corso di un comizio incitava la folla dei sostenitori a marciare sul Campidoglio: hanno iniziato così la requisitoria i nove deputati che agiscono da pubblici ministeri. Immagini che hanno fatto scuotere il capo anche ai repubblicani in aula. Mai un inquilino della Casa Bianca ha dovuto subire la gogna della messa in stato di accusa per due volte. Ma vediamo cosa è successo nel corso di questa storica giornata.

Per il Senato il "processo è costituzionale"

Non è un caso che i legali dell'ex tycoon abbiano basato la loro difesa sulla "incostituzionalità del processo, da tenersi soltanto quando un funzionario è in carica". Secondo Bruce L. Castor Jr. e David Schoen, il 45mo Presidente degli Stati Uniti ha già terminato il suo incarico, per cui un processo a suo carico è totalmente incostituzionale, senza contare che "non si può pensare che in questo Paese si punisca una persona per un discorso politico. Questo processo farà a pezzi questo paese, forse come abbiamo visto solo una volta nella nostra storia", ha detto nello specifico Schoen, alludendo alla guerra civile. Al termine delle loro dichiarazioni, tuttavia, il Senato ha già dato la sua prima sentenza: il processo di impeachment contro Trump va avanti, non è incostituzionale, anche se la maggior parte dei repubblicani si è schierata con Trump e il suo team legale.

Cosa succede ora

Nei prossimi giorni accusa e difesa avranno 16 ore a disposizione per esporre le loro tesi. Si potrebbe continuare per tutto il weekend, ma si tratta di una ipotesi: secondo le ultime indiscrezioni, è possibile che la difesa non usi tutte le 16 ore previste e il processo si concluda già sabato. Anche perché sia i democratici che i repubblicani vogliono chiudere la pratica in fretta, soprattutto se da entrambe le parti non ci saranno testimoni.

Come potrebbe concludersi il processo

In realtà il verdetto sembra al momento scontato: non ci sono i numeri, 67 senatori, per condannare Trump. In altre parole, per condannare l'ex presidente Usa almeno 17 senatori repubblicani dovrebbero votare con i 50 senatori democratici. Ma già il 26 gennaio scorso 45 senatori repubblicani hanno votato contro l'impeachment, ritenendolo incostituzionale. Quindi, The Donald dormirebbe sonni tranquilli, anche se da lui non arriva alcuna notizia ufficiale. A quanto pare, sta seguendo il procedimento a suo carico dal resort a Mar-a-Lago, in Florida, dove si è trasferito il giorno in cui ha lasciato la Casa Bianca il 20 gennaio insieme alla moglie Melania. Nel caso in cui Trump dovesse essere condannato, la pena non sarebbe la rimozione dall’incarico come previsto di norma dal processo di impeachment, ma con tutta probabilità una interdizione dai pubblici uffici, anche se non c'è alcuna certezza: essendo la prima volta che si verifica una situazione del genere, nella Costituzione non è prevista questa eventualità.