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Cosa sappiamo di Mahmoud Al-Najjar, il professore palestinese arrestato in Israele: “Veniva in Italia per un master”

A fare chiarezza su quanto accaduto a Mahmoud Al-Najjar è il professor Matteo Luigi Napolitano: “Finora, nessun altro studente o accademico della filiera italiana era stato toccato da accuse di questo tipo”.
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Voleva venire in Italia Mahmoud Al-Najjar, per ricostruire il campo di Jabalia, da dove proveniva, rimettere insieme i pezzi della sua casa distrutta e della sua famiglia decimata. Aveva tutte le carte in regola per farlo, era stato ammesso all'università di Tor Vergata, con un visto approvato dalla Farnesina. Ma all’uscita da Gaza, al confine sud di Karem Abu Salem, l'esercito israeliano lo ferma. Le autorità israeliane lo mettono in stato di arresto con l’accusa, senza aver fornito alcuna prova, che Al-Najjar sia un miliziano di Hamas che ha preso parte al massacro del 7 ottobre 2023.

Al-Najjar avrebbe dovuto frequentare il master in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale presso l'Università di Tor Vergata di Roma e lasciarsi alle spalle il dolore della perdita dei suoi 4 figli e della moglie uccisi in un bombardamento israeliano nell’ottobre del 2024. Lunedì scorso, insieme a lui c'erano altri 21 studenti che, invece, sono riusciti a raggiungere l’Italia. L’arresto del dottor Mahmoud Al-Najjar, professor associato di economia ed esperto di intelligenza artificiale presso l‘università di Astrolabio International University, ha riacceso i riflettori sulla complessa e drammatica macchina delle evacuazioni dalla striscia di Gaza.

A fare chiarezza su quanto accaduto è il Professore di Storia e Relazioni Internazionali e Diplomazia all’Università degli Studi del Molise, Matteo Luigi Napolitano. Raggiunto telefonicamente da Fanpage.it, il professor Napolitano da circa un anno segue da molto vicino l'intera filiera istituzionale e diplomatica che si occupa del trasferimento in Italia di studenti e accademici palestinesi. "C'è stato un fortissimo impegno sia da parte del Ministero degli Esteri sia da parte del Ministero dell'Università e della Ricerca per condurre questa operazione di evacuazione", spiega il Professor Napolitano, "in un tale marasma abbiamo trovato utilissime sponde nelle Istituzioni, e in particolare, per quanto concerne la finalizzazione delle operazioni, nell'Unità di Crisi della Farnesina".

Il vero nodo della vicenda sta in quello che Napolitano definisce "l'ultimo miglio". "L'Italia – spiega il professor Napolitano – può rilasciare tutti i visti possibili, ma la gestione materiale delle frontiere e di tutti i valichi di confine per uscire dalla Striscia di Gaza spetta esclusivamente al COGAT (Coordination of Government Activities in the Territories), l'autorità militare israeliana che sovrintende ai territori palestinesi. Il COGAT, tuttavia, ha recentemente subito un profondo mutamento. Se in passato la dirigenza si era dimostrata più collaborativa nei confronti degli Stati europei disposti ad ospitare studenti da Gaza, oggi l'ente è guidato da persone molto vicine a Benjamin Netanyahu e al ministro delle finanze Bezalel Smotrich. E il risultato è una linea d'azione assai più rigida, e, direi, impermeabile alle tradizionali cortesie diplomatiche in uso fra Paesi amici".

Un altro punto centrale chiarito dal Professor Napolitano riguarda le modalità dell'arresto e il presunto status giuridico del convoglio. Al Najjar viaggiava a bordo di un pulmino accompagnato da un'auto con targa diplomatica, diretto verso il valico di confine di Kerem Abu Salem. "Quel convoglio – spiega il Professore, purtroppo non poteva essere alieno da controlli perché non era “territorio italiano” (il concetto di extraterritorialità si è molto ridotto col tempo nella dottrina e nella giurisprudenza internazionalistica). Di Cosa sappiamo del medico palestinese arrestato in Israele: "Stava venendo in Italia per un master, documenti in regola"conseguenza, le Autorità diplomatiche e consolari italiane non erano in grado di reagire di fronte a un fermo del COGAT, su territorio israeliano o controllato da Israele".

Dopo il blocco del convoglio, per il professor Al-Najjar è scattato l'arresto con la pesante accusa di collusione con Hamas e persino di partecipazione ai fatti del 7 ottobre. Si tratta di un'etichetta che i servizi di sicurezza israeliani applicano spesso ex post al momento del fermo. Ad oggi, non è noto se l'intelligence israeliana abbia intenzione di condividere con l'Italia, Paese ospitante, le prove a carico di al-Najjar eventualmente in suo possesso.

"Nel caso dello studente arrestato – ha dichiarato ieri Nathan Levialdi Ghiron, rettore di Tor Vergata, ad Amsa – ci siamo occupati dei titoli per accedere al master a cui si era iscritto. Valutiamo se gli studenti hanno i titoli necessari; nel suo caso li aveva. Sul resto non sappiamo nulla. Abbiamo scritto alla Farnesina, siamo in attesa di comunicazioni, non abbiamo informazione aggiornate".

Di certo c’è che anche se Al Najjar fosse davvero stato coinvolto nell’attacco del 7 ottobre 2023, cosa che le persone a lui vicine hanno categoricamente escluso, non si comprende come mai Israele in quasi tre anni di offensiva su Gaza non è stato capace di individuarlo prima. Né si comprende se e perché quelle stesse autorità, cui il dossier di al-Najjar è stato sottoposto a tempo debito, abbiano approvato in via preliminare l’arrivo in Italia di un presunto terrorista, per poi arrestarlo.

"Una cosa del genere non era mai accaduta – sottolinea il Professor Napolitano – finora, nessun altro studente o accademico della filiera italiana era stato toccato da accuse di questo tipo; i rari blocchi passati erano dovuti esclusivamente a chiarimenti burocratici tra le ambasciate, Israele e gli atenei ospitanti". L'arresto del dottor Al-Najjar rimane, nelle parole di Napolitano, il segno tangibile di una profonda impotenza diplomatica occidentale di fronte alla gestione israeliana della sicurezza nella Striscia di Gaza: un mondo in cui la legalità internazionale cede il passo al controllo totale del territorio, e dove “l'ultimo miglio” decide, da solo, il destino delle persone.

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