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Trump in un anno ha guadagnato 2 miliardi di dollari: la sua dichiarazione dei redditi spiega da dove vengono

Donald Trump ha dovuto pubblicare una “financial disclosure”, una sorta di dichiarazione dei redditi sulle sue entrate dello scorso anno. Si superano i due miliardi di dollari, nel complesso. Il documento spiega nel dettaglio quali sono le sue entrate.
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A cura di Luca Pons
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Lo scorso anno Donald Trump, da presidente degli Stati Uniti in carica, ha guadagnato oltre due miliardi di dollari. Inutile dire che quasi nulla di questa somma viene dal suo stipendio da presidente. Molto viene invece dagli investimenti in criptovalute – che lui stesso ha promosso sul piano legislativo, scatenando dure critiche per gli evidenti conflitti di interesse.

Ma nella sorta di dichiarazione dei redditi ufficiale che ha pubblicato l'Office of Government Ethics spuntano anche altre entrate. Ci sono le proprietà immobiliari che fruttano, le cause legali vinte (in alcuni casi anche patteggiate in modo piuttosto ‘morbido') contro alcune grande multinazionali statunitensi, gli incassi per la vendita di libri e anche la pensione da attore.

Il documento è lungo ben 972 pagine. Non ci sono precedenti simili tra i presidenti degli Stati Uniti: basta pensare che gli equivalenti per Barack Obama e Joe Biden erano di una decina di pagine in tutto. A occupare la gran parte della lista sono i numerosissimi investimenti in borsa, da cui Trump incassa centinaia di milioni di dollari.

I soldi guadagnati con le criptovalute e i conflitti d'interesse

Come è noto, il ‘salto di qualità' nell'arricchimento di Trump alla Casa Bianca arriva dalle criptovalute. Affari che il presidente ha portato avanti proprio mentre si muoveva, politicamente, per tutelare il mercato delle cripto. Oltre 635 milioni di dollari (per la precisione 635.068.835 dollari) gli sono arrivati da un contratto di licenza stipulato “Celebration Coins” per la sua meme coin, $TRUMP.

Quella valuta venne lanciata sul mercato digitale appena tre giorni prima di insediarsi come presidente, portando ad acquisti ingenti anche da parte di chi voleva ingraziarsi il presidente.  Altri 526 milioni di dollari (per un totale complessivo che supera il miliardo) sono venuti invece dalla vendita di token che sono legati a una società di criptovalute, World Liberty Financial, fondata dai figli, Eric e Donald Jr. Trump. Anche loro hanno spinto, dall'inizio del mandato, perché il padre intervenisse sul piano legale per permettere al mercato delle cripto di espandersi senza freni.

Più di un critico ha osservato che, di fatto, quello delle criptovalute è stato di un meccanismo che ha legalizzato le ‘mazzette' a Trump. Donazioni politiche mascherate da investimenti in cripto. Senza contare che è poi emerso che lo sceicco emiratino Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, fratello del presidente degli Emirati, aveva acquistato il 49% della società per 500 milioni di dollari. Un affare forse non molto redditizio sul piano finanziario (per gli Emirati) ma certamente utile sul piano politico.

Le proprietà immobiliari e i resort

Gli incassi, però, non si fermano alle criptovalute. Nell'elenco appaiono anche i vari resort gestiti dalle aziende di Trump: lo stabilimento di Miami ha fruttato 122 milioni di dollari; quello di Mar-A-Lago è arrivato a oltre 77 milioni di dollari, quando l'anno prima si era ‘fermato' a 50 milioni di circa: un salto di quasi il 50% dopo la rielezione a presidente.

Ci sono anche le proprietà immobiliari che fruttano milioni e milioni di affitti. La Trump Tower ha portato oltre 5 milioni, la compagnia immobiliare Fifty-Seventh Street Associates è valsa altri 5 milioni. Nel complesso, le entrate da imprenditore in ambito immobiliare valgono oltre 500 milioni di dollari.

Le cause legali vinte o patteggiate

Sul tavolo ci sono anche gli incassi legati a cause legali. Più di una multinazionale che in anni precedenti aveva ingaggiato battaglie in tribunale contro Trump ha scelto di patteggiare – o in alcuni casi è stata condannata. Forse anche perché mettersi contro il presidente degli Stati Uniti, per di più un presidente particolarmente volubile e pronto a intervenire quando vengono toccati i suoi interessi personali, sarebbe stato sconveniente.

Così, Meta (l'azienda di Facebook e Instagram) ha pagato 24,5 milioni di dollari di risarcimenti. Circa 22 milioni sono arrivati da Alphabet (quindi da Google e YouTube) e 8 milioni da X Corp. per una causa contro Twitter e il suo fondatore Jack Dorsey. Non solo i giganti online: anche le compagnie televisive ABC e CBS, negli ultimi mesi diventate decisamente più morbide nei confronti del tycoon rispetto al passato, hanno versato 16 milioni di dollari ciascuna.

Il brand di Trump, i libri e la pensione da attore

Ci sono poi guadagni da fonti decisamente particolari. Ad esempio, il presidente Trump ha incassato decine di milioni vendendo il diritto a utilizzare il suo nome. Si tratta di entrate che vengono soprattutto dall'estero: la DT Marks, azienda gestita dal tycoon per questo tipo di operazioni, ha incassato 10 milioni di euro a Dubai, 9 milioni in Arabia Saudita, oltre 5 milioni a Doha e anche 5 milioni a Bucarest. Ci sono poi i diritti su prodotti minori, come gli orologi "Trump Watches", che hanno portato a 4,7 milioni di dollari di incassi, e la Bibbia marchiata Trump (208mila dollari).

Per non parlare dei libri. Milioni di dollari di diritti d'autore sono arrivati dalle opere del presidente, tra cui Save America (pubblicato a settembre 2024) che ha fruttato 1,9 milioni; Letters to Trump (di aprile 2023) circa 600mila dollari; A MAGA Journey, un libro fotografico che raccoglie principalmente foto già note del suo primo mandato (e pubblicato dall'azienda di famiglia Gold Standard), ha portato 550mila dollari solo lo scorso anno.

Infine, c'è la carriera da attore di Trump. A causa del suo cameo in Mamma, ho perso l'aereo 2, ma anche di diversi altri prodotti tra cinema e televisione – Willy, il principe di Bel Air; Sex & The City; Zoolander; la lista è piuttosto lunga – il presidente ha maturato una pensione da attore. Così, la Screen Actors Guild (sindacato degli attori) gli versa ogni mese 6.484 dollari. Somma che viene arrotondata dall'altro ex sindacato, Aftra (American federation of television and radio artists; oggi le sue sigle si sono unite in Sag-Aftra), con un versamento da 727 dollari al mese. Insomma, se anche oggi Trump dovesse ritirarsi dalla politica e rinunciare a tutte le altre entrate, potrebbe comunque contare su una pensione da 7mila dollari al mese per il suo passato al cinema.

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