Chi sono le donne che possono guidare i narcos dopo El Mencho e perché si rischia una faida interna in Messico

La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, per tutti “El Mencho”, apre una fase delicata per il Cartello Jalisco Nueva Generación. Il boss, ucciso domenica 22 febbraio in un’operazione dell’esercito nello stato di Jalisco, guidava da anni quella che le autorità statunitensi consideravano l’organizzazione criminale più potente e violenta del Paese, forte – secondo stime Usa – di 15-20mila affiliati e di un traffico massiccio di metanfetamine e fentanyl.
Con la sua uscita di scena, il nodo è uno solo: chi prenderà il controllo del CJNG? Al momento non esiste un successore designato. Analisti e fonti di intelligence parlano di almeno quattro o cinque figure in grado di contendersi la leadership, con il rischio concreto che la transizione si trasformi in una resa dei conti interna per il controllo di rotte, territori e affari.
Tra i nomi più citati c’è quello di Rosalinda González Valencia, 63 anni, ex moglie del capo e conosciuta come “La Jefa”. Non è un volto secondario. Proveniente da una famiglia storicamente legata al narcotraffico – è nipote di Armando Valencia, detto “El Maradona”, fondatore del cartello Milenio – avrebbe avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’impero economico del CJNG. Secondo diverse ricostruzioni, dopo l’arresto del fratello Abigael González Valencia nel 2015 avrebbe gestito le società e i flussi finanziari collegati al cartello, occupandosi di reinvestire capitali illeciti in attività commerciali e strutture alberghiere.
Arrestata nel 2018 e poi di nuovo nel 2021 con accuse legate al riciclaggio, è stata rilasciata all’inizio del 2025 per buona condotta. In passato ha respinto ogni addebito, sostenendo in aula di essere stata diffamata. Il suo nome, però, resta uno dei più pesanti nella galassia del CJNG. Un’eventuale sua ascesa segnerebbe un passaggio storico: una donna alla guida di un cartello tra i più militarizzati del Messico.

Accanto a lei viene indicata la figlia Jessica Johanna Oseguera González, detta “La Negra”, cittadina statunitense e messicana. Arrestata nel 2020 a Washington mentre si recava a un’udienza del fratello, si è dichiarata colpevole di violazioni legate ai rapporti con il cartello ed è stata condannata a 30 mesi di carcere, uscendo nel 2022 dopo aver scontato gran parte della pena. Anche lei, dopo la scarcerazione, ha mantenuto un profilo basso. Un’alleanza madre-figlia, secondo alcuni osservatori, potrebbe consolidare il controllo dell’ala finanziaria dell’organizzazione.
Sul fronte familiare c’è poi Rubén Oseguera González, “El Menchito”, ma sta scontando l’ergastolo in un penitenziario federale degli Stati Uniti. Più defilata la posizione della sorella minore, Laisha Michelle Oseguera. Tra i parenti figura anche il figliastro Juan Carlos Valencia González, alias “El 03”, ritenuto vicino al braccio armato del gruppo.
Non mancano, però, i comandanti operativi. Tra questi Audias Flores Silva, detto “El Jardinero”, Ricardo Ruiz Velasco, “El Doble R”, ed Heraclio Guerrero Martínez, “El Tío Lako”, oltre a Hugo Gonzalo Mendoza Gaytán, “El Sapo”, considerato uno dei fedelissimi del boss. Profili con peso militare e controllo territoriale, elementi decisivi in un’organizzazione che negli anni si è distinta per attacchi diretti contro le forze armate, uso di droni con esplosivi e mine nei conflitti tra cartelli.

Ad ogni modo, è proprio la natura fortemente armata e frammentata del CJNG a rendere la successione un passaggio ad alto rischio. Anche il consulente per la sicurezza David Saucedo ha spiegato alla CNN che è probabile che uno dei comandanti di vertice si imponga come nuovo leader, ma l’assenza di un erede chiaro potrebbe alimentare tensioni interne. In gioco non c’è solo il nome del prossimo capo, ma l’equilibrio di un’organizzazione che negli ultimi anni ha ridefinito la mappa del narcotraffico messicano.