Chi è Sarah Khalifa, la conduttrice condannata a morte per traffico di droga in Egitto

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Sarah Khalifa
Sarah Khalifa, popolare conduttrice televisiva egiziana, è stata condannata a morte insieme ad altre 11 persone per il coinvolgimento in un’organizzazione accusata di produrre e trafficare droghe sintetiche. La difesa ha comunque già annunciato il ricorso contro la sentenza.

È passata dagli studi televisivi di uno dei programmi di cronaca nera più conosciuti in Egitto all'aula di un tribunale, dove ha ascoltato una condanna a morte per impiccagione. Questa la storia di Sarah Khalifa, 39 anni, volto televisivo e personaggio molto seguito sui social, condannata insieme ad altre 11 persone nell'ambito di quella che i media egiziani hanno ribattezzato la "grande inchiesta sulla droga".

La sentenza è arrivata sabato 5 settembre davanti al tribunale penale del Cairo, al termine di un procedimento che ha coinvolto complessivamente 28 imputati. L'accusa sostiene che Khalifa facesse parte di un'organizzazione criminale impegnata nell'importazione di materie prime dall'estero, nella produzione di droghe sintetiche e nella loro successiva distribuzione. Durante il processo sono stati sequestrati oltre 750 chili di sostanze stupefacenti e materiali destinati alla loro produzione, oltre ad armi e munizioni.

Khalifa ha sempre respinto le accuse e, secondo quanto riportato dai media, in aula ha continuato a proclamarsi innocente. La condanna, inoltre, non è definitiva: il suo avvocato ha già annunciato ricorso.

Sarah Khalifa è un volto noto dello spettacolo e della tv egiziana

Prima dell'arresto, Sarah Khalifa era un volto noto dello spettacolo e della televisione egiziana. La sua popolarità era legata soprattutto a "Mission Impossible", un programma dedicato a criminalità e sicurezza, ma negli anni aveva ampliato le proprie attività anche al di fuori del piccolo schermo. Gestiva una clinica di chirurgia estetica e una società impegnata nell'organizzazione di eventi e produzioni. Sui social network aveva costruito un seguito di milioni di persone.

Secondo la ricostruzione pubblicata da Egypt Independent sulla base della stampa egiziana, Khalifa aveva iniziato la propria carriera televisiva lavorando per il canale ART e successivamente per Al Sharqiya. Nel 2024 era tornata sotto i riflettori con il programma "Sarah and Beka", condotto insieme al cantante Hamo Beka.

La sua immagine pubblica, fatta di televisione, eventi e apparizioni sui social, pare quindi molto distante da quella descritta dall'accusa nel procedimento che l'ha portata alla condanna capitale.

Perché l'Egitto l'ha condannata a morte

Il processo nasce nell'aprile del 2025, quando le autorità egiziane hanno iniziato a indagare su un gruppo accusato di importare dall'estero le materie prime necessarie alla produzione di stupefacenti sintetici. Nel corso dell'inchiesta sarebbero stati individuati due appartamenti utilizzati come laboratori e sarebbero stati sequestrati complessivamente più di 750 chili tra droghe e materiali destinati alla loro fabbricazione.

Per la procura, i 28 imputati avevano compiti differenti all'interno dell'organizzazione: dall'approvvigionamento delle sostanze alla produzione, fino al confezionamento e alla distribuzione. L'accusa ha sostenuto inoltre che il gruppo disponesse illegalmente di armi e munizioni. Il procedimento si è basato su testimonianze, materiale fotografico e video e altre prove raccolte durante le indagini.

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Sarah Khalifa

Alla conduttrice, in particolare, gli inquirenti hanno attribuito un ruolo di finanziamento e coordinamento dell'attività. Secondo l'accusa avrebbe sostenuto economicamente l'operazione e sarebbe entrata in contatto con alcuni dei presunti vertici della rete anche durante viaggi all'estero. Nel suo telefono sarebbero state inoltre trovate conversazioni e immagini che, secondo la procura, avevano collegamenti con l'attività dell'organizzazione. Khalifa ha però negato di aver preso parte al traffico di droga e ha respinto le accuse.

Il tribunale ha infine condannato a morte Khalifa e altri 11 imputati, mentre nove persone sono state condannate all'ergastolo e altre sette sono state assolte. Ciascuno dei condannati alla pena capitale dovrà inoltre pagare una multa di 500mila sterline egiziane, pari a circa 8mila euro.

Prima della sentenza, come previsto dalla procedura egiziana nei casi in cui viene richiesta la pena capitale, i fascicoli di Khalifa e degli altri imputati destinati alla condanna a morte erano stati sottoposti al Gran Mufti d'Egitto. Il suo parere, tuttavia, è consultivo e non vincolante per il tribunale. La sentenza resta quindi impugnabile e la difesa ha già annunciato che presenterà ricorso.

Per Sarah Khalifa, dunque, la vicenda giudiziaria non si chiude con la sentenza del 5 settembre. Ma complicare ulteriormente la posizione della conduttrice c'è poi un secondo procedimento, distinto dall'inchiesta sul traffico di droga: nello stesso giorno Khalifa è stata condannata a tre anni di carcere per il sequestro e l'aggressione di un giovane, che secondo l'accusa sarebbe stato spogliato, picchiato e filmato nudo all'interno della sua abitazione.

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