Nel buio delle 3 del mattino in una bellissima villa di un sobborgo di Pretoria, in Sudafrica, c'è una ragazza che si rinchiude a chiave nel bagno, con il cellulare stretto tra le mani. Lei non è una qualunque, è Reeva Steenkamp, modella 29enne e quella notte, non è una notte qualunque, è la notte di San Valentino. Dall'altro lato della porta c'è il suo fidanzato e neanche lui è uno qualunque: è Oscar Pistorius, 26enne atleta paralimpico che il mondo idolatra. Tra di loro, oltre a quella porta sottilissima di legno c'è una pistola 38 Special, la cui canna sputa uno dietro l'altro quattro proiettili. Anche questi non sono proiettili qualunque, ma sono munizioni speciali e altamente lesive. Reeva Steenkamp cade a terra massacrata, in un lago di sangue. Oscar Pistorius, invece, cade dal piedistallo dove il mondo lo aveva messo.

Il campione Oscar Pistorius

La storia di Oscar, è quella di un uomo che non si è mai arresto a quelli che normalmente chiamiamo limiti. Originario di Sandton, Sudafrica, con avi italiani nell'alberto genealogico, ha solo 11 mesi di vita quando i medici gli amputano entrambi i piedi per una emimelia fibulare, una malformazione che porta alla ineluttabile decisione di amputare entrambi i piedi per permettergli così di muoversi con delle protesi. L'handicap però non lo ferma, anzi, sembra quasi dargli una spinta in più per superare se stesso e gli altri. La sua pulsione agonistica è fortissima e totalizzante, tanto che primeggia in tutti gli sport che pratica: pallanuoto, rugbie, tennis, wrestling. È nella corsa, alla quale si dà nel 2004, che diventa un vero e proprio campione. Arriva terzo nelle Paralimpiadi di Atene.

Lo chiamavano ‘Blade Runner'

Il 17 marzo 2007 è l'atleta che stabilisce il nuovo record sportivo mondiale per disabili per i 400 metri ai Campionati sudafricani di atletica leggera senior a Durban. In pochi anni ottiene 6 medaglie d'oro, 1 argento e 1 bronzo alle paralimpiadi, guadagnandosi le copertine dei più prestigiosi giornali, che lo hanno battezzato Blade Runner. Nel 2012 ottiene di competere con i normodotati. È il ragazzo meraviglia dell'agonismo con le protesi. Diventa così famoso, in Sudafrica e nel mondo, che a un certo punto qualcuno comincia a dubitare che quelle protesi in fibra di carbonio disegnate specificamente da un ingegnere, possano invece avvantaggiarlo nella corsa rispetto ai normodotati, che invece corrono sulle proprie gambe. L'Associazione internazionale delle federazioni di atletica leggera (IAAF) lo mette sotto attacco, ma anche stavolta ne esce a testa alta e dalla parte della ragione. Ha solo 26 anni, ma nessuno può fermarlo.

L'incontro con Reeva Steenkamp

È nel 2012 che avviene l'incontro con la donna che gli cambierà la vita: Reeva Steenkamp. Ventinove anni, modella da quando ne aveva 14 anni, laureata in legge, gli viene presentata dall'amico comune Justin Devaris. La relazione, tuttavia, comincia solo un anno, nel 2013 e dura poco meno di 4 mesi. È la sera del 14 febbraio 2013, quando la polizia viene allertata per la sparatoria nella casa di Oscar Pistorius a Silver Lake. Quando gli agenti arrivano sul posto trovano l'ambulanza in sosta davanti alla casa e un gruppo di persone che si affanna concitato intorno a una lettiga, con i camici sporchi di sangue. In poche ore la notizia che Reeva Steencamp è stata uccisa per una tragica fatalità, in casa Pistorius, fa il giro delle redazioni.

Il delitto: "Credevo fosse un ladro"

Sconvolto, l'atleta racconta ai poliziotti che, mentre dormiva, aveva avvertito la presenza di uno sconosciuto chiuso in bagno. In preda al panico, perché quando norme non indossa le protesi e senza si sente vulnerabile, avrebbe dunque sparato contro la porta, uccidendo per un tragico errore la fidanzata. Viene arrestato immediatamente, come sono andate le cose lo dirà la balistica.Quattro colpi calibro 39 special. Il primo ha perforato il femore di Reeva, rompendole l'anca, il secondo, di rimbalzo, le ha ferito la schiena mentre lei si copriva la testa con le mani, per proteggersi, il terzo le ha trapassato una mano, il quatro l'ha colpita alla testa devastandole il cervello e poi è andato a conficcarsi in una piastrella del bagno. Tragico errore, dice lui, ma il lavoro dell'accusa è smontare punto per punto quella ricostruzione.

Il processo

No, tanto per cominciare, per l'accusa non è vero che Oscar e Reeva andavano d'accordo. Alcuni testimoni, tra cui June, la madre della vittima, sostengono che la relazione durata appena tre mesi era già in rotta e che Reeva aveva imballato i suoi vestiti ed era pronta ad andarsene. Quella stessa notte. Alcuni tabloid, poi, insinuano il pettegolezzo che Pistorius fosse pazzo di gelosia. Non è vero, per l'accusa, che i due stessero dormendo, perché alcuni vicini testimoniano di averli sentiti gridare e litigare nel cuore della notte. "Hanno avuto una discussione orribile e lei è fuggita in bagno con il suo cellulare e ha chiuso a chiave la porta. Non c'è dubbio che quella sera aveva deciso di lasciare Oscar, aveva i vestiti imballati" dice la madre di Reeva.

La sentenza

E come se non bastasse a peggiorar la situazione arrivano anche le ex fidanzate di Oscar Pistorius, una galleria di donne, molte modelli, che ricordano tutte, nell'aspetto, la povera Reeva. Tutte, meno Jenna Edkins, l'unica a sostenerlo, descrivono Pistorius come un uomo collerico e ossessionato dalle armi. "“Meno male che mia figlia e Pistorius si sono lasciati in tempo”, scrive su Twitter la madre di Taylor una delle ex. Il 3 marzo 2014 comincia il processo per omicidio presso l'Alta corte di Pretoria. Pistorius, che in aula sfila senza protesi, viene condannato a 5 anni di carcere per omicidio colposo, sentenza che indigna e contro la quale l'accusa fa immediatamente ricorso. E mentre June, la madre di Reeva pubblica un libro choc in cui racconta il privato di sua figlia, ribadendo che la storia con Pistorius non era mai veramente iniziata (‘non avevano mai avuto rapporti sessuali', ‘lei aveva imballato i vestiti') Blade Runner viene condannato nel 2016 a 13 anni di carcere per omicidio volontario.

Oscar Pistorius oggi

Oggi Oscar Pistorius sconta la sua pena nel penitenziario di Atteridgville, in Sudafrica da dove ha chiesto più volte di essere trasferito perché, secondo il suo legale, in quanto detenuto disabile sarebbe a rischio di aggressione e stupro da parte degli altri detenuti. Nondimeno, tra le mura del carcere Pistorius è diventato il leader di un gruppo di preghiera e periodicamente legge e spiega la Bibbia ad altri detenuti.