Kiev nel sangue, l’Ue annuncia sanzioni contro l’Ucraina

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Altissima tensione a Kiev dove da martedì sono ripresi gli scontri. L’opposizione ha “oltrepassato i limiti” e “i responsabili saranno giudicati”, le parole che arrivano dal presidente Viktor Yanukovich.

Ore 21.15 – L'Ue annuncia possibili sanzioni – Saranno i ministri degli Esteri dell'Unione Europea a decidere eventuali sanzioni all'Ucraina per gli scontri durissimi di questi giorni. Francois Hollande e Angela Merkel si sono schierati contro la repressione e hanno "condannato" gli "atti inqualificabili" avvenuti in Ucraina.

Ore 15.45 – Ha espresso grande preoccupazione per la situazione in Ucraina il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino: “La gravità degli scontri in corso a Kiev pone il popolo ucraino di fronte a una situazione drammatica, di una violenza inaccettabile che come europei condanniamo con estrema fermezza. È con massima preoccupazione che va considerato – e scongiurato – il rischio concreto di una guerra civile alle porte dell'Unione Europea”. Bonino ha anche aggiunto: “Insieme ai miei colleghi europei rinnovo alle autorità ucraine l'appello più deciso affinché cessino reazioni violente, indiscriminate e sproporzionate alle proteste popolari, che devono svolgersi pacificamente, nell'ambito della legalità. Non potranno essere più tollerati abusi nei confronti della popolazione, né provocazioni di frange estremiste e violente”. Catherine Ashton, dopo le violenze delle ultime ore, ha convocato per giovedì una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri. L’ultimo bilancio delle vittime è di 26 morti e di 240 feriti.

Ore 12 – Papa Francesco: Stop alle violenze.  Delle violenze in Ucraina ha parlato, a conclusione dell’udienza generale di questa mattina a Piazza San Pietro, anche Papa Francesco.“Con animo preoccupato – ha detto Bergoglio – seguo quanto in questi giorni sta accadendo a Kiev. Assicuro la mia vicinanza al popolo ucraino e prego per le vittime delle violenze, per i loro familiari e per i feriti”. Poi il monito di Francesco a mettere fine agli scontri: “Invito tutte le parti a cessare ogni azione violenta e a cercare la concordia e la pace del Paese”, ha detto il Papa.

Si rinfiamma la guerriglia in Ucraina e nella capitale Kiev continua a scorrere il sangue dei manifestanti. Nelle ultime ore, secondo il dicastero della Sanità, sono rimaste uccise almeno 25 persone, ma il bilancio potrebbe aumentare ancora. Secondo il ministero degli Interni, sono nove gli agenti di polizia uccisi, 74 sono stati feriti da colpi di arma da fuoco. Nella serata di ieri le forze di sicurezza hanno dato l'assalto a Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza ormai da mesi cuore della rivolta antigovernativa.  A Kiev è scoppiato un incendio nella sede dei sindacati, uno degli edifici occupati dai manifestanti e che si affaccia su Maidan. La notte è stata un susseguirsi di esplosioni e lacrimogeni fino all’alba. Il presidente Viktor Yanukovich ha respinto gli appelli a ritirare la polizia dalle strade e ha accusato l'opposizione di aver “passato il limite”. I responsabili, ha fatto sapere, saranno giudicati. “I leader dell’opposizione non hanno considerato il principio democratico secondo cui si ottiene il potere con le elezioni e non nella strada – ha detto Ianukovich in un messaggio alla nazione pronunciato mentre l’ assalto in piazza era ancora in corso -. Hanno passato i limiti chiamando la gente a prendere le armi. C’è una eclatante violazione della legge e i colpevoli compariranno davanti alla giustizia”.

La protesta dilaga anche in altre città ucraine – L'aggravarsi della situazione in Ucraina ha suscitato la condanna dell’Onu, l'Unione europea e di vari governi. Nella notte il vicepresidente americano Joe Biden ha chiamato il presidente Yanukovich per chiedergli di ritirare le forze di sicurezza dalle strade e di avviare il dialogo con l'opposizione. Ma il suo appello è rimasto vano. Vitali Klitschko, uno dei leader dell'opposizione, ha reso noto che un incontro con Yanukovich non ha prodotto alcun accordo su come far finire alle violenze. E gli scontri non sono limitati alla capitale Kiev: anche in altre città dell’Ucraina si segnalano delle violenze. Tra queste Leopoli, roccaforte dell'opposizione più nazionalista, dove circa 5.000 insorti si sono impossessati di un deposito di armi.

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