Ucraina, 846 raid russi contro Zaporizhzhia, il generale Battisti: “Rappresaglia di Putin contro gli attacchi di Kiev”

Zaporizhzhia è sotto assedio. Nelle ultime 24 ore, una devastante ondata di attacchi si è abbattuta sulla regione ucraina, dove le forze di Mosca hanno effettuato ben 846 raid contro 50 insediamenti, lasciando sul terreno cinque morti e tredici feriti. Un'offensiva massiccia e capillare, condotta con 34 raid aerei, un intenso fuoco d'artiglieria e un impressionante sciame di 568 droni (in prevalenza Fpv) che hanno bersagliato senza sosta le comunità in prima linea e le aree residenziali. Un'escalation che le autorità locali faticano a contenere e che, tuttavia, va letta all'interno di un quadro strategico ben più ampio, legato a doppio filo alle difficoltà incontrate dalla Russia nelle ultime settimane sul campo di battaglia.
A decifrare la reale portata di questa offensiva in un'intervista a Fanpage.it è il Generale di Corpo d'Armata Giorgio Battisti, già comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia. "Indubbiamente Zaporizhzhia nella notte scorsa, tra il 20 e il 21, è stata pesantemente colpita, ma se si guarda il bollettino di guerra russo diverse altre località hanno subito attacchi pesanti, sia con droni che con missili da crociera e balistici a medio e corto raggio", spiega l'alto ufficiale. L'attacco su Zaporizhzhia non è un evento isolato, ma "rientra in una campagna aerea condotta dalla Russia ormai da settimane, se non da mesi. Questa intensificazione e l'ulteriore accanimento sui centri abitati, peraltro già preannunciati da Zelensky, sono legati alle difficoltà che le forze russe incontrano sul terreno. Dai vari rapporti sembra che il fronte sia ormai statico e che ai russi sia preclusa la possibilità di sfondare o di ottenere ulteriori guadagni territoriali".

Secondo l'analisi del Generale Battisti, i bombardamenti a tappeto assumono i contorni di una chiara ritorsione contro le recenti operazioni di Kiev. "È sicuramente una reazione agli attacchi in profondità condotti dall'Ucraina, specialmente con il nuovo missile da crociera ‘Flamingo', di produzione quasi totalmente ucraina, scagliato nella zona di Mosca. Pochi giorni fa, proprio per il timore di questi attacchi, sono stati chiusi tutti gli aeroporti della regione della capitale russa".
La brutalità degli attacchi di Mosca risponde anche a un'esigenza politica interna di Vladimir Putin, sempre più pressato per l'andamento del conflitto. "Diverse fonti, sia dell'intelligence occidentale che aperte, affermano che i russi sono stanchi e sulla difensiva. Putin si trova in una situazione critica: da una parte non può cedere, essendosi spinto troppo avanti al prezzo di decine di migliaia di morti e feriti; dall'altra non riesce a ottenere un cessate il fuoco alle sue condizioni". Tra le mire irrinunciabili del Cremlino c'è proprio il territorio appena bombardato: "I russi controllano la centrale nucleare, ma non l'intero oblast di Zaporizhzhia. Questa dimostrazione di forza, forse fin troppo violenta contro i civili, serve a dimostrare che la Russia è ancora capace di condurre operazioni offensive e a smentire le voci sulla stanchezza del suo popolo".
Il conflitto, sottolinea l'ex comandante NATO, vive ora una fase in cui la linea rossa viene costantemente superata da ambo i lati, ricordando come "anche la Russia abbia subito vittime civili, ad esempio in Crimea e a Mosca". In questo scenario di guerra totale, spicca il cambio di passo della leadership di Kiev: "Zelensky ha assunto un nuovo atteggiamento molto più diretto. Minaccia la Russia di renderle ‘pan per focaccia', colpendo sempre più in profondità con i missili Flamingo in risposta ai raid subiti, e ha intimato alla Bielorussia di interrompere il supporto logistico per il lancio dei droni russi".
Una spavalderia, conclude Battisti, che deriva da un rimescolamento delle carte sul tavolo internazionale: "Questo nuovo atteggiamento di Zelensky è rinfrancato dalle promesse di aiuti europei e dal nuovo approccio di Donald Trump, che ha ripreso a dialogare con lui e a fornire armamenti. Oggi il presidente ucraino si sente in una posizione più sicura e ritiene di poter portare la Russia a un cessate il fuoco alle proprie condizioni: congelando l'attuale linea di contatto e negando a Mosca la conquista totale del Donbass e degli oblast di Zaporizhzhia e Kherson".