Carmine e Francesca al lavoro in una fattoria australiana
in foto: Carmine e Francesca al lavoro in una fattoria australiana

“In Australia c'è un finto perbenismo. Nessuno ti tratta in malo modo, ma nel loro modo di essere gentili ti fanno sentire comunque un numero o uno schiavo. Devi essere veloce a fare qualsiasi tipo di lavoro ti venga assegnato, e non solo: bisogna essere abbastanza forti fisicamente da lavorare sotto la pioggia o con temperature che toccano i 43 gradi”. Carmine e Francesca sono due ragazzi di 27 e 29 anni di Napoli. Dopo un’esperienza a Londra, decidono di partire per l’Australia.

Il loro viaggio inizia il 18 gennaio 2018. “Già nel momento in cui abbiamo richiesto il visto abbiamo capito che l’Australia è un Paese rigido”, raccontano. I due giovani riescono ad ottenere il Working Holiday Visa, il visto valido 12 mesi che può essere richiesto fino al compimento del 31° anno di età. Questo permesso di residenza, inoltre, può essere rinnovato per un altro anno con la condizione di aver lavorato almeno tre mesi in una ‘farm’, le aziende agricole e fattorie disseminate in tutta l’Australia.

Dopo un primo lavoro a Sidney, dove venivano pagati per metà del loro stipendio a nero, Carmine e Francesca partono alla scoperta del Paese. A bordo di un furgoncino, che gli serve anche da casa, raggiungono Bundaberg, capoluogo dell’omonima regione nella costa est dell’Australia. Qui cominciano i primi problemi per la coppia. “Siamo arrivati in un ostello malridotto che dava l’impressione di essere ancor peggio all'interno”. E le sorprese non tardano ad arrivare. “E’ obbligatorio dormire nell'ostello altrimenti per voi non c’è lavoro, un vero e proprio ricatto”. Le stanze sono da 2, 4, 6 e 8 persone e i prezzi oscillano dai 180 ai 240 dollari canadesi (153 €) a testa per una settimana.

La doccia in uno degli ostelli australiani visitati dai due ragazzi napoletani
in foto: La doccia in uno degli ostelli australiani visitati dai due ragazzi napoletani

I due ragazzi napoletani, di fronte alle scarse condizioni igieniche del posto, propongono di poter pagare un affitto minimo pur non vivendo in ostello ma nel furgoncino. “La risposta ci ha lasciati allibiti: ‘Potete vivere nel van, ma per lavorare dovete pagare l’affitto per intero”. Carmine e Francesca non accettano e si rimettono in viaggio alla ricerca di un'altra azienda che dia loro lavoro. “Contro ogni immaginazione – spiegano – tutti gli ostelli hanno risposto allo stesso modo, ‘se volete lavoro, dovete dormire qui pagando l’affitto’. E anche i gestori delle farm ci dicono ‘ci dispiace, ma lavoriamo solo con le persone che risiedono negli ostelli”. Per la coppia si tratta di una vero e proprio pizzo a cui i giovani che lavorano nelle campagne australiane devono sottostare. “Cattivi odori, sporcizia dappertutto, letti barcollanti, insetti e ratti di cui i titolari degli ostelli erano completamente consapevoli. Per non parlare di docce e bagni dove girano liberamente persino serpenti”.

Un serpente come "vicino".
in foto: Un serpente come "vicino".

Il lavoro nei campi è duro a qualsiasi latitudine ma l’esperienza vissuta da questi due giovani è al limite dello sfruttamento. “Mentre eravamo in un ostello della zona – continua Carmine – è arrivato un pulmino pieno di ragazzi completamente sporchi, facce distrutte, qualcuno dalla stanchezza non riusciva neanche a camminare bene”.  Sul punto di mollare, la coppia riesce finalmente a trovare un contatto che gli offre un’occasione. L’appuntamento è per le cinque di mattina. “Siamo andati a letto senza sapere cosa ci aspettasse il giorno dopo. All'ora prevista c’erano altri ragazzi sul posto e, dopo un piccolo training, abbiamo iniziato il lavoro o meglio dire la schiavitù. Sì, veri e propri schiavi trattati come numeri, senza poter parlare e senza far vedere cenni di cedimento altrimenti eri fuori”.

Le giornate di lavoro nei campi durano fino a 10 ore
in foto: Le giornate di lavoro nei campi durano fino a 10 ore

Carmine e Francesca lasciano anche questa fattoria e arrivano a Townville dove riescono a trovare lavoro in un’altra azienda agricola. Anche qui, però, le cose non migliorano. “Alloggiavamo dentro casette di alluminio, sporche di feci di animali vari”. Dopo due settimane la coppia decide di ripartire ma la scena è più o meno sempre la stessa. Stanno fino a 10 ore al giorno nei campi a raccogliere zucche e angurie. E non solo: si occupano dell’irrigazione per le piantagioni o guidano il trattore per pulire il terreno e dare spazio al nuovo raccolto. La paga non è male, circa 24 dollari canadesi all'ora (circa 15 euro) ma, come hanno raccontato i due, “in alcune farm si è pagati anche 16 (poco più di 10 euro, ndr) oppure a cottimo”. E in più il costo della vita in Australia è abbastanza alto.

“Come mai, nonostante la famosa rigidità del governo australiano, si permette di trattare in questo modo altri esseri umani? Perché nel 2018 ci sono ancora posti così malsani dove lavorano ragazzi di tutto il mondo?”. Carmine conclude con un consiglio per altri giovani che decidano di vivere la sua stessa esperienza. “Ad un coetaneo che volesse venire in Australia gli direi che ne vale la pena. Devi stringere i denti e adattarti a lavorare come non hai mai fatto prima in vita tua. Il lavoro è ben pagato e l'economia gira. Insomma, ben diverso dalla situazione attuale in Europa. Purtroppo il tasto dolente è quello delle farm dove vige l’omertà più assoluta”.