Garlasco, Stefania Cappa denuncia l’avvocato di Stasi e altri: “Istigazione a delinquere e diffamazione”

Diciannove anni dopo il delitto di Garlasco, l'infinito strascico giudiziario attorno alla morte di Chiara Poggi si arricchisce di un nuovo capitolo stavolta inerente una presunta "macchina del fango" mediatica. Stefania Cappa ha infatti depositato una denuncia alla Procura di Milano che ipotizza i reati di istigazione a delinquere nelle forme della diffamazione e della calunnia e diffamazione aggravata. La mossa legale punta a fare chiarezza su quella che viene definita una martellante campagna denigratoria orchestrata ai danni della sua famiglia; la querela, in particolare, è stata presentata nei confronti dell'avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, dell'inviato del programma "Le Iene" Alessandro Di Giuseppe e dell'ex maresciallo dei carabinieri di Pavia Francesco Marchetto.
Paola e Stefania Cappa sono le cugine di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007. Le due donne non sono mai state iscritte nel registro degli indagati e risultano estranee al delitto. Ciononostante, i loro nomi sono stati ripetutamente citati da organi di informazione, blogger, youtuber e consulenti della difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l'omicidio, ipotizzando una loro presenza o un coinvolgimento sulla scena del crimine.
L'avvocato Antonio Marino, che assiste la famiglia Cappa insieme ai legali Gabriele Casartelli e Valeria Mettica, ha precisato che la denuncia "è stata presentata solamente dalla avvocatessa Stefania Cappa, nei confronti delle tre persone, avvalendosi delle risultanze di un'attività di investigazione svolta da una società investigativa appositamente ingaggiata già nell'autunno scorso. Riguarda reati procedibili a querela ed anche ipotesi di reato procedibili d'ufficio". Secondo Marino, "sarà la magistratura di Milano a certificare o meno la violazione di doveri professionali e/o deontologici da parte di chi ha preso parte, a vario titolo, a questa martellante campagna denigratoria".
L'esposto contesta anche condotte di frode e depistaggio. Tra i fatti citati vi è l'episodio del maggio 2025, quando gli investigatori eseguirono scavi nel fosso di Tromello, vicino a un'abitazione della famiglia Cappa, per cercare l'arma del delitto sulla base di una testimonianza poi rivelatasi inconsistente. Alla querela sono state allegate le trascrizioni di una conversazione registrata tra Di Giuseppe e una giornalista.
L'avvocato Marino ha spiegato che il dato incredibile "è che nonostante una manifesta estraneità dei membri della famiglia Cappa, rispetto ad ogni possibile profilo di coinvolgimento (parlo sia delle sorelle nonché della madre, nonché ancora di più del padre a più riprese qualificato come potente manovratore in grado di influenzare l'andamento e la direzione dell'indagini), sia stato alimentato con sistematica ricorrenza un quadro di sospetto assolutamente infondato, addirittura in contrasto con le già raccolte evidenze documentali e dichiarative".
A partire dal febbraio 2025, con la ripresa delle indagini a Pavia, i legali affermano che "quando sono ricominciate le indagini sul delitto di Garlasco, abbiamo assistito ad una incredibile quantità di dichiarazioni, insinuazioni, suggestioni relative alla presenza sulla scena del crimine diretta o indiretta delle sorelle Cappa". Di conseguenza, Marino ha aggiunto che è "evidente che vi sia un interesse della famiglia Cappa a verificare la correttezza dell'operato degli appartenenti agli organi di informazione".
I difensori hanno quindi formalizzato la richiesta alle autorità giudiziarie: "Abbiamo chiesto l'acquisizione integrale del fascicolo relativo alle nuove indagini sul delitto di Garlasco per valutare tutte le dichiarazioni rese dalle persone che a vario titolo sono state riascoltate dai carabinieri delegati dalla procura di Pavia nonché l'esito degli accertamenti". Il pm Pansa coordina attualmente circa cento procedimenti scaturiti dalle querele per diffamazione e stalking presentate dalle famiglie Cappa e Poggi.