L’arma del delitto di Chiara Poggi resta un mistero, Ris: “Forse più di una, nascoste in asciugamano o zaino”

Anche dopo le recenti indagini sul delitto di Garlasco l'arma del delitto si conferma uno dei grandi misteri del caso. Non solo in 19 anni non è mai stata trovata, ma anche sul tipo di arma utilizzata si possono fare solo ipotesi. E quella più probabile resta un oggetto metallico simile a un martello che è anche l'unico oggetto che la famiglia Poggi ha detto mancare da casa dopo l'omicidio di Chiara. Resta il fatto che, a riguardo, nel fascicolo depositato lo scorso 7 maggio dalla Procura di Pavia, che da febbraio 2025 è tornata a indagare sull'omicidio e su Andrea Sempio, manca la certezza: nella consulenza dei carabinieri del Ris di Cagliari, che hanno mappato la villetta di Garlasco per posizionare al millimetro tracce e schizzi di sangue, si legge che Chiara Poggi durante la prima fase dell'aggressione ha cercato "di fuggire verso l'uscita ma viene colpita verosimilmente anche attraverso un oggetto tagliente". Con quante armi è stata colpita dunque la vittima? Un martello ha anche una parte tagliente?
I carabinieri del Ris però sono riusciti, tramite le macchie di sangue della vittima, a ricostruire il "percorso" dell'arma del delitto dopo che è stata utilizzata per uccidere la ragazza. I militari, guidati per questa consulenza dal tenente colonnello Andrea Berti, hanno spiegato che "sul percorso contrario di uscita dell'aggressore risulta di rilievo l'assenza pressoché totale di macchie ematiche che almeno, per quanto riguarda l'arma o le armi utilizzate, sicuramente abbondantemente imbrattate di materiale ematico, se trasportate all'esterno avrebbero necessariamente lasciato una serie di macchie ematiche".
Le uniche tracce di sangue che possono essere cadute dall'arma del delitto, o da una parte del corpo dell'assassino, sono principalmente due: quella trovata sul mobiletto della cucina sotto il microonde (la numero 61) oppure sulla parete destra delle scale interne della villetta di Garlasco dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi (la numero 45) e vicina all'impronta 33 che la Procura di Pavia ha attribuito all'attuale indagato Andrea Sempio. Non solo, nella consulenza si legge che "l'autore lascia delle macchie ematiche risalendo le scale. La presenza (come già citato) di dripping è verosimilmente generato dal trasporto dell'arma insanguinata verso il piano terra della casa".
La dinamica dell'omicidio recentemente ricostruita prevede infatti che l'assassino abbia dato gli ultimi colpi a Chiara Poggi quando il corpo era già sulle scale della villetta di Garlasco. Ecco quindi che per il Ris alcuni schizzi di sangue trovati in quella zona sono caduti dall'arma del delitto quando l'assassino ha risalito le scale e in cima si è girato per osservare il corpo di Chiara Poggi. Poi che fine ha fatto l'oggetto insanguinato? Come è uscito di casa?
Nelle pagine scritte dal Ris c'è scritto che non ci sono tracce "a partire da prima della soglia del portone". Questo vuol dire che per i carabinieri "l'arma o le armi utilizzate siano state riposte all'interno di un contenitore (come ad esempio uno zaino) o avvolte in asciugamani o simili". Oppure "entrambe le dinamiche". Dove sia stata gettata poi l'arma resta un mistero.