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Acqua e gas, la guerra che combatte Israele in Libano ha molto a che fare con le risorse: l’analisi

La zona che Tel-Aviv gestisce nel sud è ricca d’acqua e rappresenta la più grande risorsa naturale del Libano. Il controllo permanente dell’area e lo spostamento verso nord del confine marittimo porterebbero dei vantaggi in termini di approvvigionamento energetico.
A cura di Pasquale Porciello
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La zona cuscinetto che Tel-Aviv gestisce in questo momento nel Libano del sud è ricca d’acqua e rappresenta la più grande risorsa naturale del Libano. Al largo delle coste libanesi, inoltre, anche i giacimenti di gas naturale che nel 2022 erano stati assegnati al Libano attraverso un accordo mediato dagli Stati Uniti, rientrano oggi nella nuova linea tracciata da Israele che delimita la zona tampone. Il controllo permanente dell’area e lo spostamento verso nord del confine marittimo porterebbero degli indubbi vantaggi a Israele in termini di approvvigionamento energetico.

"Questa è una fascia di sicurezza profonda dieci chilometri, che è molto più forte, intensa, più continua e più solida di quella che abbiamo avuto in precedenza. Qui è dove siamo e non ce ne andremo". Il premier israeliano Benjamin Netanyahu parla in questi termini della Linea Gialla, la cui mappa è stata pubblicata dopo il primo cessate il fuoco in Libano iniziato a mezzanotte del 17 aprile. La mappa fa riferimento alle zone lungo il confine sud e sud/est libanese, occupate e controllate dall’esercito israeliano e in cui sono interdetti popolazione civile ed esercito libanese. In queste aree, l’esercito israeliano procede alla sistematica demolizione di interi villaggi, di infrastrutture civili e di quelle energetiche. La Linea Gialla –nome che condivide con quella creata a Gaza– ingloba anche l’area in cui il fiume Litani compie una curva a gomito e, da direzione nord-sud, comincia a scorrere in direzione est-ovest per poi sfociare nel mediterraneo fra le città di Sidone e Tiro.

La zona è ricca d’acqua, basti pensare soltanto al lago Qaraun, creato artificialmente nel 1959 e che costituisce la più importante centrale idroelettrica libanese. Già negli anni dell’occupazione (1978-2000), Israele aveva sfruttato intensivamente le acque libanesi.

Tutt’oggi Israele controlla le Fattorie Sheba’a (sud-est del Libano), parte del Golan occupato, un’area di appena 40 chilometri quadrati, ma ricchissima d’acqua. L’occupazione permette il controllo della falda alimentata dalle nevi del Monte Hermon, le cui acque, seppure parzialmente, confluiscono nel fiume Hasbani, nel Dan e nel Banias (affluenti del Giordano) permettendo l’approvvigionamento idrico delle colonie sul Golan.

Molte le spinte interne al governo israeliano affinché l’occupazione diventi un’annessione. Ministri come Betzael Smotrich (Finanze) e Eli Cohen (Energia) hanno in più occasioni affermato la necessità di spostare il confine di Israele al fiume Litani. "Lo dico qui, in maniera definitiva…ma anche in ogni dibattito e in ogni sede: il nuovo confine di Israele deve essere il fiume Litani", aveva dichiarato lo scorso marzo in un’intervista alla radio Smotrich.

La questione Litani non è certo una storia nuova. L’operazione militare lanciata da Israele nei primi anni della guerra civile libanese (1975-1990) aveva come nome proprio Operazione Litani. Il giornalista e analista israeliano Moche Gilad l’ha definita una vera e propria "ossessione" israeliana, quella con il fiume libanese Litani in un articolo pubblicato sul quotidiano israeliano Hareetz che ripercorre storicamente la questione e che titola: ‘The Nakba Is Being Recreated': The Israeli Obsession With Lebanon's Litani River (‘La Nakba viene ricreata’: l’ossessione israeliana con il fiume Litani in Libano). Nel 1978, l’esercito israeliano spinge con l’Operazione Litani l’Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina), che in quegli anni aveva la base operativa a Beirut, oltre il Litani e mantiene il controllo della "zona di sicurezza" nel Libano del sud, fino al 2000, quando Hezbollah lo costringe al ritiro. Con la guerra del Tammuz del 2006, l’esercito israeliano non riesce a riprendersi l’area, ma oggi, con la nuova occupazione di terra cominciata nel marzo scorso, il Litani ritorna ad essere centrale. Le acque del Litani tornano ad essere centrali.

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Se infatti si capisce il problema interno a Israele che riguarda l’approvvigionamento idrico, la questione della acque libanesi diventa ancora più rilevante. Al momento la maggior parte dell’acqua israeliana per uso domestico e industriale arriva dai cinque impianti di desalinizzazione per osmosi inversa di Ashkelon, Palmachim, Hadera, Soreq e Ashdod che riescono a coprire il fabbisogno nazionale, ma a costi elevati. Le acque provenienti dal Libano rappresentano quindi una validissima alternativa per Israele.

Ma il Libano non è solo acqua. È anche gas, quello dei giacimenti a largo delle coste mediterranee. Il 27 ottobre 2022, dopo 12 anni di disputa, Libano e Israele raggiungono un accordo sul confine marittimo. L’accordo è mediato dagli Stati uniti attraverso Amos Hochstein. Qana al Libano, Karish a Israele. La TotalEnergies, attore principale nel settore energetico libanese, può iniziare le esplorazioni e i trivellamenti, ma pagando una parte dei diritti a Israele. Nonostante il patto definito da molti esperti sconveniente per il Libano e vantaggioso per Israele, si levano all’interno del governo israeliano voci contrarie. Il ministro dell’energia Eli Cohen sostiene infatti che il patto sul gas "nasce alla vigilia delle elezioni (del Knesset ndr). È terribile, illegittimo; quindi io sostengo che dovrebbe essere cancellato. (…) Israele non ne ha ricevuto niente di buono. Il Libano ha guadagnato tutto sulla vaga condizione che non si è materializzata della sicurezza di Israele".

Questa fase della guerra e la nuova mappa dell’area che viene fuori dopo aver tracciato la Linea Gialla interviene nei fatti anche sulla questione del confine marittimo, ridefinendolo, e quindi sull’eventuale sfruttamento delle risorse in mare. Il confine marittimo stabilito dalla Linea Gialla mette sotto la giurisdizione israeliana, per ragioni di sicurezza secondo Tel-Aviv, le aree potenzialmente ricche di gas naturale difronte alla costa libanese.

Gli stravolgimenti politici della regione, in particolar modo la caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria nel dicembre 2024 -alleato strategico di Hezbollah-, le operazioni militari israeliane nel sud/ovest della Siria e l’occupazione delle aree siriane nei pressi delle alture del Golan corrispondenti specularmente a quelle libanesi occupate oggi dalle truppe israeliane, dimostrano che la battaglia che Israele combatte in questo momento ha molto a che fare con le risorse.

"Il fiume Litani, o come lo chiamano gli Arabi il fiume Qasmieh, è la linea che divide due parti di una terra. Il confine nord della terra di Israele dovrebbe allora essere il fiume Qasmieh", scriveva Ben-Gurion nel 1919, nell’anno in cui assumeva la dirigenza del movimento Sionista, che guidò fino al 1948, quando divenne il primo premier del nuovo Stato di Israele. Un’ossessione antica quella del Litani, che risale a molti anni prima della stessa fondazione di Israele, e che mai come oggi rischia di diventare realtà.

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Pasquale Porciello è un giornalista freelance specializzato in politica interna libanese e del medioriente e in comunicazione politica. È inoltre docente di lingua all’Università Antonina di Baabda (Libano). Vive attualmente in Libano a Beirut da oltre dieci anni e ha vissuto e studiato a Damasco in Siria prima della guerra civile siriana.
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