Nei primi sei mesi del 2020, l'anno della pandemia di coronavirus, i redditi privati non finanziari hanno segnato la più forte contrazione mai registrata negli ultimi 20 anni. E le misure di sostegno all'economia, promosse dal governo per contrastare la crisi, solo in parte sono riuscite a frenare questa tendenza. A lanciare l'allarme è la Banca d'Italia, nel suo report "I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19". A preoccupare non sono solo i risparmi degli italiani, ma anche il debito pubblico del Paese, che a cavallo tra 2020 e i primi sei mesi del 2021 toccherà i livelli più alti mai registrati negli ultimi due decenni.

Nel suo documento Bankitalia, per prima cosa, fa il punto sulla ricchezza privata degli italiani. Precisando che nel primo semestre dell'anno scorso i redditi primari pro capite a valori concorrenti delle famiglie si sono ridotti dell'8,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, segnando "una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%)".

La crisi innescata dalla pandemia di coronavirus conferma così ancora una volta la sua gravità, presentando numeri ancor più preoccupanti di quelli registrati tra 2008 e 2011. E proprio a proposito del debito, secondo gli economisti di Bankitalia "tra la fine del 2019 e la fine di giugno 2020, la variazione semestrale del debito pubblico in percentuale del Pil ha raggiunto i valori più alti negli ultimi venti anni considerati". Nel primo semestre dell'anno scorso il debito pubblico è aumentato complessivamente di 121 miliardi di euro, di cui 97,4 miliardi solamente nel secondo trimestre dell'anno. Un quadro economico, quindi, generalmente preoccupante. Che, alla luce dei recenti avvenimenti, con l'apertura della crisi di governo da parte di Matteo Renzi e uno scenario futuro di incognite per il governo, genera preoccupazioni anche a livello europeo.